Tami Hoag.
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Indizio Numero 1. 
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Parte 1.
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Titolo originale: Cold Cold Heart. 2015.
Traduzione di: Elena Papaleo e Lucilla Rodin.
2015. Newton Compton Editori, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Dana Nolan aveva davanti a s una promettente carriera come reporter televisiva prima che un noto serial killer la rapisse per farne la sua ragazza numero 9. Dana  riuscita miracolosamente a fuggire, ma a distanza di un anno il suo corpo e la sua mente portano ancora il segno delle torture subite. Ossessionata da terribili flashback e tormentata dagli incubi, Dana torna nella sua citt natale per cercare di rimettere insieme i frammenti della sua vita distrutta. Ma i luoghi e le persone dellinfanzia non le procurano il conforto sperato. La straziante storia della reporter rapita e il suo ritorno a casa riaccendono infatti linteresse della polizia e dei media su un vecchio caso irrisolto: la scomparsa di Casey Grant, migliore amica di Dana, svanita nel nulla lestate dopo il diploma. Terrorizzata da verit rimaste sepolte troppo a lungo, Dana comincia cos a indagare sul proprio passato, ma adesso i fatti le appaiono sotto una luce nuova, e sui volti familiari di un tempo  calata lombra del sospetto, tanto da farle mettere in dubbio tutto ci che nella sua vita precedente aveva dato per certo 
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Questo romanzo  unopera di fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono frutto dellimmaginazione dellautore o sono usati in modo fittizio. Qualunque somiglianza con fatti, luoghi o persone reali, esistenti o esistite,  del tutto casuale.
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Prologo.
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Doveva essere morta. Dopo tutto quello che aveva subito, avrebbe dovuto essere morta da ore. Durante quellesperienza traumatica, numerose volte aveva implorato la morte, desiderando solo che lui mettesse fine a quella sofferenza inaudita che le infliggeva.
Aveva subito cose che non avrebbe mai potuto immaginare, e avrebbe preferito non sapere che un essere umano fosse capace di tanto nei confronti di un altro essere umano. Era stato un abuso fisico, sessuale, psicologico. Laveva rapita, picchiata, torturata, stuprata. Ora dopo ora dopo ora.
Non sapeva neppure quanto tempo fosse trascorso. Ore? Giorni? Una settimana? La nozione di tempo aveva perso ogni valore.
Aveva tentato di resistere fisicamente, ma aveva imparato che lunico compenso per la resistenza era il dolore. Quel dolore aveva superato i suoi incubi peggiori. Oltre ogni aggettivo, aveva raggiunto un regno di luce bianca accecante e suoni acuti. Alla fine, aveva smesso di lottare e aveva scoperto che proprio quella rinuncia apparente alla vita le avrebbe permesso di conservarla.
Finch c vita, c speranza.
Non ricordava dove lavesse sentito. Da qualche parte, parecchio tempo prima. Da bambina.
A un certo punto, durante laggressione, aveva chiamato sua madre, suo padre, sommersa da quella sorta di terrore e impotenza allo stato puro che raschia via maturit, logica e autocontrollo, e che laveva ridotta a un ammasso strillante di crude emozioni. Ormai non ricordava pi cosa significasse essere un bambino, avere dei genitori. Ricordava solo il dolore acuto di un coltello che le incideva le carni, le esplosioni di dolore per i colpi del martello.
Aveva provato a resistere al desiderio travolgente di un tracollo mentale, di abbandonarsi e annegare nel profondo della disperazione. Sarebbe stato molto pi facile lasciarsi andare. Ma lui non laveva uccisa. Almeno fino a quel momento. E lei non gli avrebbe dato quella soddisfazione. Continuava a scegliere la vita.
Finch c vita, c speranza.
Quelle parole le fluttuavano nella mente in frantumi come sbuffi di fumo, mentre giaceva sul pavimento del furgone.
Mentre guidava, con lei stesa proprio dietro al sedile, il suo aguzzino cantava felice insieme alla radio, come se non avesse un solo pensiero al mondo, come se non ci fosse una donna mezza morta, esausta e insanguinata nel retro del veicolo.
Ma era pi viva di quanto lui pensasse. Rinunciando a combattere aveva conservato le forze. Rinunciando a combattere, lo aveva fermato un attimo prima che la rendesse del tutto inerme. Poteva ancora muoversi, bench avvertisse qualcosa di sbagliato nella coordinazione dei movimenti e ogni sforzo le provocasse nauseanti esplosioni di dolore. Le martellava la testa, quasi che il cervello le stesse per esplodere fuori dal cranio O forse lo aveva gi fatto.
Continuava a perdere coscienza ma riusciva ancora a formulare pensieri; molti erano incompleti o incoerenti, ma talvolta riusciva a raccogliere quanta pi volont e concentrazione possibile e qualcosa, per qualche secondo, assumeva un senso.
Il freddo pavimento sotto di lei intorpidiva parte del dolore che le attanagliava il corpo. La coperta che le aveva steso sopra costituiva una sorta di involucro, che la rendeva invisibile. I polsi legati sul davanti con un lungo, ampio nastro rosso. Laveva posizionata con i gomiti piegati, le mani vicine al mento, come in preghiera.
Preghiera. S, aveva pregato, pregato e pregato ma non era arrivato nessuno a salvarla.
Lui aveva il potere e il controllo su tutto. Aveva gi ucciso, molte volte, e laveva sempre passata liscia. Si considerava invincibile. Si considerava un genio. Un artista.
E diceva che lei sarebbe stata il suo capolavoro.
Lei non sapeva cosa intendesse e non voleva neppure scoprirlo.
Il furgone prese una buca, scuotendosi e dondolando. Lei avrebbe voluto tenersi forte per ridurre il movimento del corpo ferito ma il nastro ai polsi glielo impediva. Cerc di allentarlo per qualche secondo, poi smise: lo sforzo le faceva venire da vomitare. Mentre cavalcava londa di nausea, parole e immagini assurde le capitombolavano per la testa flagellata, come pezzi di vetro colorati in un caleidoscopio. Quando la lucidit si affievoliva, frammenti vitrei del pensiero le si ammucchiavano nella mente. La voce seducente della morte le sussurrava. Doveva solo lasciarsi andare. Poteva farlo prima di scoprire cosa avesse in serbo per lei. Sarebbe stato molto pi semplice.
La tensione cominci a scemare dal suo corpo; le mani a rilassarsi E sent il nastro di raso allentarsi ai polsi Si concentr sullobiettivo di liberare una mano.
Finch c vita, c speranza. Finch c vita, c speranza.
Sarai una star, Dana, le grid lui.  quello che hai sempre voluto, no? Al tg. Il tuo bel faccino in televisione su tutti i canali dAmerica? E ora lo otterrai, solo grazie a me. Magari non sar come te lo eri immaginato, ma diventerai famosa.
Luomo imprec quando il furgone prese unaltra grossa buca. Il corpo di Dana rimbalz sul pianale e il dolore la travolse come unonda violenta. Si gir sul fianco sinistro, rannicchiandosi in posizione fetale, e cerc di non gridare, di non emettere alcun suono, di non richiamare la sua attenzione.
Accanto a lei, la collezione di attrezzi che si era portato dietro rimbalzava e tintinnava nella cassetta aperta. Non temendo alcuna minaccia dalla sua vittima, stremata e semisvenuta, non si era minimamente preoccupato di mettere la cassetta a distanza di sicurezza. Il suo ego gli diceva di ignorarla e basta. Per lui ormai era pi insignificante di un oggetto inanimato. La risolutezza della ragazza era una conferma della sua convinzione: era pi astuto dei tanti ufficiali di polizia sulle sue tracce.
Lo avevano offeso, attribuendogli un omicidio sciatto; un reato imprudente, la sua presunta vittima numero nove. E allora avrebbe mostrato loro la sua vera nona vittima. Glielavrebbe presentata come unopera darte, legata con un nastro rosso acceso.
Lui era un serial killer. La polizia e i media lo chiamavano Doc Holiday. Fatti che Dana conosceva gi prima di essere rapita. Eppure ora non afferrava appieno quei dettagli. Il tutto si riduceva a quanto segue: lui era il predatore, lei la preda. E se non fosse riuscita a riprendersi e compiere uno sforzo coraggioso, presto sarebbe morta.
Doveva fare qualcosa.
Doveva raccogliere tutta la volont e la vita rimasta. Doveva formulare un pensiero coerente ed essere in grado di tenerlo stretto per un istante. Doveva combattere il dolore per trovare la forza fisica di realizzare quel pensiero.
Tutto sembrava cos difficile. Ma voleva vivere. Dentro di s il fuoco della vita si era ridotto a cenere ardente, ma non gli avrebbe consentito di spengersi senza prima combattere.
Nel tentativo di formulare e conservare quel pensiero prov una fitta di dolore alla testa.
Il suo corpo protestava e opponeva resistenza a ogni segnale di movimento.
Sotto la coperta, la mano destra tremava irrefrenabile mentre si allungava verso la cassetta degli attrezzi.
Sul sedile di fronte, luomo stava ancora blaterando a voce alta. Lui era un genio, un artista, e lei sarebbe stata il suo capolavoro. I media volevano attribuirgli una vittima che assomigliava a uno zombie? Bene, allora gliene avrebbe fornito uno.
Dana avvicin le gambe al petto e si dondol, ritrovandosi sulle ginocchia.
Finch c vita, c speranza.
Le girava la testa; un turbinio di pensieri. Una lotta accanita per non crollare di nuovo.
Aveva una sola possibilit.
Luomo rideva della sua stessa battuta. Lanci unocchiata allo specchietto retrovisore come per vedere se lo avesse sentito.
Ma il sorriso gli mor sulle labbra, quando gli occhi incontrarono lo sguardo del suo zombie.
Con tutta la forza che le era rimasta in corpo, Dana fece oscillare il braccio per poi conficcargli il cacciavite nella tempia fino allimpugnatura.
Poi tutto divenne buio, e si sent cadere sempre pi nel profondo di unoscurit che la inghiott tutta.

1. Gennaio.
Hennepin County Medical Center
Minneapolis, Minnesota.

Si svegli gridando. Gridava, gridava e gridava. Terribili grida forti e prolungate che le laceravano la gola dal profondo dellanima.
Non sapeva il perch. Nessuna emozione, n dolore, n paura a provocare quel grido. Sembrava del tutto distaccata dal rumore che scaturiva da lei.
Inconsapevole del proprio corpo, quasi che la sua essenza si fosse insediata in un guscio vuoto, non sentiva, non si poteva muovere, n vedere; non sapeva se i suoi occhi fossero aperti, chiusi o perduti.
Non sentiva neppure landirivieni delle persone attorno a lei. Non sapeva chi fossero. N dove si trovasse e perch fosse l. La gente urlava, ma non la capiva affatto. Le penetr in testa solo una voce angosciata che urlava: Dana! Dana! Dana!.
Ma quella parola per lei non aveva alcun significato. Era soltanto suono.
Proprio come le grida provenienti dalla sua gola, quelle parole erano solo suoni. E lei continuava a gridare, gridare e gridare.
Poi una sinuosa sensazione di calore si sprigion dentro di lei; smise di gridare e cess ogni barlume di coscienza.
So che  stato sconvolgente per lei, signora.
Lynda Mercer era ancora scossa e scioccata dal suono delle grida della figlia, urla che erano fuoriuscite da quel corpo inconsapevole ancora perfettamente immobile nel letto.
Il dottor Rutten la fece accomodare su una delle due sedie di fronte alla scrivania. Lui si sedette sullaltra, scegliendo di non frapporre tra loro una distanza professionale.
Rutten era olandese, fra i cinquanta e i sessantanni, in forma, calvo, con grandi occhi castani dallo sguardo limpido e gentile. Era sua abitudine sedersi vicino ai genitori ansiosi e ai coniugi dei pazienti per poterli toccare con la sua manona rassicurante. Bench quella strategia potesse sembrare un gesto di forzata intimit, la sua gentilezza era autentica e molto apprezzata. Per i pazienti e le loro famiglie lui era una roccia. Le prese la mano e la strinse.
Dopo tutti questi anni trascorsi a studiare il cervello umano, con la tecnologia sviluppata per aiutarci nellindagine, lunica cosa che posso affermare per certo  che con le lesioni cerebrali non c mai certezza, asser. Possiamo definire il tipo specifico di lesione subita da Dana. In base alla nostra esperienza, possiamo addirittura tentare di prevedere alcuni effetti che tale lesione potrebbe produrre, alcuni cambiamenti che potremmo individuare nella sua personalit, nella sua memoria, nel possibile indebolimento fisico. Ma non esistono regole fisse su come reagir al trauma il suo cervello.
Lei gridava e gridava, mormor Lynda, la voce tremante poco pi che un sussurro. Provava dolore? Aveva un incubo? Tutte le macchine stavano impazzendo.
Le sembrava di sentire ancora le grida della figlia, nonch i segnali acustici laceranti dellallarme sui monitor. Il battito cardiaco di Dana era passato da un ritmo normale a unandatura martellante. Da poco le avevano tolto la ventilazione e lei ingoiava aria come un pesce fuor dacqua.
Sentire quelle grida  davvero sconvolgente, ma urlare  comune nelle persone con lesioni cerebrali in quello stadio di guarigione, quando iniziano a risalire la via che li porta fuori dallo stato di incoscienza, la rassicur Rutten. A volte gemono o piangono in modo isterico. Altre gridano. Perch accade? Riteniamo dipenda dalla mancata accensione dei segnali allinterno del mesencefalo, che prova a sbrogliarsela e cambiare rotta. I neuroni si attivano, ma gli impulsi arrivano in posti strani. Perci, dinnanzi ad agenti stressanti interni o esterni si possono verificare reazioni combatti o fuggi accentuate, che provocano panico o combattivit.
Le persone gridano quando provano dolore, mormor Lynda.
Malgrado la spiegazione del neurologo, non riusciva a sottrarsi allidea che sua figlia fosse imprigionata in un profondo incubo infinito, a rivivere continuamente ci che aveva subito per mano di un mostro: non solo una frattura cranica, che aveva reso necessario un intervento chirurgico al cervello per rimuovere i frammenti ossei, ma anche fratture al volto, dita spezzate, costole rotte, una rotula fratturata. Contusioni ed escoriazioni le coloravano corpo e viso. Il killer che i giornali chiamavano Doc Holiday le aveva letteralmente inciso le carni con un coltello.
Quelle immagini da incubo balenavano nella mente di Lynda come scene tratte da un film dellorrore. I segni delle corde impressi su polsi e caviglie indicavano che Dana era stata legata. Era stata torturata. Violentata.
Abbiamo subito aumentato la dose di analgesici assunti da Dana, disse Rutten, nellipotesi che quella reazione fosse dovuta al dolore, ma potrebbe non essere affatto il suo caso.
Non avrei dovuto lasciarla, sussurr Lynda, travolta da unonda di rimorso materno.
Era uscita dalla stanza di Dana solo per qualche minuto, per sgranchirsi le gambe. Giusto una camminata fino alla sala daspetto in fondo al corridoio per prendere un caff. Mentre tornava indietro, il primo grido aveva squarciato laria trafiggendole il cuore.
Aveva fatto cadere la tazza e si era precipitata nella stanza, gettandosi in mezzo alla mischia di personale ospedaliero che si affrettava intorno alla paziente. Aveva gridato pi volte il nome della figlia  Dana! Dana! Dana!  finch qualcuno non laveva presa sotto braccio per allontanarla.
Il dottor Rutten le strinse di nuovo la mano, trascinandola fuori da quel ricordo e facendola concentrare ancora su di lui, mentre le rivolgeva un gentile sorriso di comprensione e commiserazione.
Sono padre anchio. Ho due figlie. So che a un genitore si spezza il cuore al solo pensiero che il proprio figlio soffra.
Ha gi sofferto cos tanto, disse la madre. Tutto ci che quella bestia le ha fatto.
Il dottor Rutten si accigli, poi aggiunse: Se questo pu consolarla, probabilmente Dana non ricorder quel che le  accaduto.
Lo spero proprio, disse Lynda. Se davvero esisteva un Dio, Dana non si sarebbe ricordata niente della sua esperienza traumatica. Ma daltra parte, se davvero fosse esistito un Dio, niente di tutto quello sarebbe mai accaduto.
Succeder di nuovo?, chiese. Quel gridare?
Potrebbe darsi. Oppure no. Potrebbe rimanere in quel limbo per molto tempo, o magari riprendere piena coscienza domani stesso. Ha pronunciato qualche parola negli ultimi giorni. Ha reagito ai comandi vocali. Sono segnali positivi, ma ogni cervello  diverso.
In base ai danni subiti, Dana potrebbe avere difficolt nellorganizzare i pensieri o a svolgere operazioni di routine. Potrebbe diventare impulsiva, avere disturbi nel controllo delle emozioni o nellidentificarsi con altre persone. Potrebbe avere difficolt a parlare, oppure parlare alla perfezione senza per essere capace di selezionare le giuste parole.
Danni al lobo temporale del cervello possono ripercuotersi sulla memoria ma in che modo non so dirglielo. Potrebbe non ricordarsi di quanto le  accaduto. Potrebbe non ricordarsi degli ultimi dieci anni. Oppure non riconoscere gli amici, o addirittura se stessa. Lei potrebbe non riconoscerla, disse incapace di nascondere la tristezza dinanzi a una verit che aveva visto molte volte.
Quella  mia figlia, replic Lynda, offesa. La mia bambina. Certo che la riconoscer!.
Dal punto di vista fisico, s. Ma non sar pi la ragazza che conosceva, le spieg con delicatezza. In questi casi  sempre vera una cosa: la persona che si ama non sar pi la stessa, ed  questo lelemento pi duro da accettare.
In un certo senso, la figlia che aveva  venuta a mancare. Bench sempre la stessa, si comporter in modo diverso, guarder il mondo in maniera differente. Ma sar ancora sua figlia e, come tale, lei lamer ancora. Vi aspetta un cammino lungo e tortuoso, le preannunci il dottore, ma lo percorrerete insieme.
Lei migliorer, disse Lynda, modulando la frase pi come unaffermazione che una domanda.
Il dottor Rutten sospir. Non possiamo saperlo. Ogni caso  un viaggio a s. E questo viaggio sar come guidare di notte. Si pu vedere la strada solo fin dove illuminano i fari; oltre quelli non  dato sapere come sar.
La incoraggi strizzandole di nuovo la mano: Deve essere forte, signora. Si concentri sul lato positivo.
Per poco Lynda non rise dellassurdit di quella frase. Positivo, ripet, gli occhi fissi a terra.
Con la nocca del dito il dottore le sollev il mento affinch lo guardasse negli occhi. Poteva non esserci pi e invece  sopravvissuta a un assassino che ha ucciso Dio solo sa quante ragazze.  sopravvissuta a un incidente stradale che poteva ucciderla.  sopravvissuta alle ferite e a un intervento chirurgico al cervello. E ora sta lottando per riprendere coscienza. Avrebbe potuto essere morta ma non lo . Si sveglier. Vivr. Questo  molto pi di quanto ho potuto dire a molti altri genitori, mi creda.
Mentre camminava lungo i corridoi dellospedale, Lynda sent il peso di quelle parole. Doveva trovare un modo per essere positiva, Dana ne avrebbe avuto bisogno quando si sarebbe ricongiunta con il mondo e avrebbero iniziato assieme il viaggio verso la guarigione. Ma si trattava di un territorio inesplorato e il pensiero di quellenormit era scoraggiante.
Si sentiva cos stanca e sola a dover affrontare tutto ci in una citt sconosciuta e fredda, piena di estranei. Suo marito arrivava dallIndiana il venerd e ripartiva la domenica sera, ma anche se Roger veniva a Minneapolis il weekend, una parte di Lynda aveva come la sensazione che non fosse coinvolto quanto lei. Dopotutto, Dana era sua figlia, non di Roger. E bench fossero sempre andati daccordo, i due non erano mai stati in sintonia quanto la ragazza era stata con il suo vero padre, prima che lui morisse quando Dana aveva quattordici anni.
I colleghi dellemittente televisiva passavano a trovare Dana, ma a loro erano consentite solo brevi visite. Il dottore voleva che la ragazza si riposasse il pi possibile per mantenere le stimolazioni al minimo e concedere al suo cervello il tempo per guarire. La sua produttrice e mentore, Roxanne Volkman, aveva addirittura portato una scatola di oggetti dallappartamento di Dana affinch potesse avere i suoi effetti personali: il profumo che adorava, liPod, il plaid celestino con cui si copriva sul divano e qualche foto.
Dana aveva lavorato allemittente per soli nove mesi, ma anche in quel breve lasso di tempo aveva fatto a tutti una bella impressione, aveva detto la produttrice a Lynda. Tutti apprezzavano il sorriso solare e lintraprendenza di Dana, eppure nessuno la conosceva cos bene da essere pi che un conoscente.
Gli investigatori ai quali era stato assegnato il caso di Dana passavano a controllarne i progressi. Avrebbero voluto parlare con lei per scoprire se finalmente poteva far luce sul caso. Bench lesecutore del reato fosse morto, erano rimaste in sospeso molte questioni. Dana aveva visto o sentito qualcosa per imputare al killer altri omicidi? Secondo il dottor Rutten, probabilmente non avrebbero scoperto un bel niente.
La detective Liska, madre anche lei, portava a Lynda tazze di caff di Starbucks, biscotti e liste dei gruppi di supporto per le vittime di reato e le loro famiglie. Parlavano delle gioie e dolori nel tirare su i figli. La detective chiedeva comera stata Dana da bambina, e da adolescente, ma Lynda aveva il sospetto che quel tipo di domande servissero solo a distrarla dalle difficolt del presente con storie di tempi felici.
Il detective Kovac, invece, era di poche parole. Pi grande e pi burbero, probabilmente aveva visto pi atrocit di quante Lynda potesse immaginare. In lui percepiva una stanchezza delle cose del mondo, una certa tristezza negli occhi quando guardava Dana, nonch una goffa gentilezza che Lynda trovava toccante.
Allindomani del crimine, si erano sollevate critiche pubbliche alla polizia per non aver trovato prima Dana o il killer. Ma Lynda non si lasci coinvolgere.
I media locali e nazionali si erano concentrati sul caso non appena si era sparsa la voce della scomparsa di Dana. Era uno scoop sensazionale: giovane e affascinante conduttrice del tg rapita da un serial killer. Ed era diventata una notizia ancora pi grandiosa quando lei era stata ritrovata viva  bench per un pelo  e il suo rapitore morto. A quanto pare, Dana era la sua unica vittima rimasta viva, perci tutti erano convinti che, una volta che si fosse ripresa, avrebbe avuto da raccontare una storia incredibile. Nessuno per aveva considerato lipotesi che non ricordasse alcunch. Lynda sperava proprio in quelleventualit.
Alla fine, tornando alla stanza di Dana, non aveva idea di quale momento del giorno fosse e quante ore fossero trascorse da quelle grida. Mentre entrava nella camera, fu sorpresa nel vedere che il mondo fuori dalla finestra gi imbruniva, con la notte che calava sul gelido paesaggio del Minnesota. L loscurit veniva prima in quel periodo dellanno. Con il tardo pomeriggio il pallido sole si spengeva in lontananza.
I monitor dei macchinari che monitoravano i parametri vitali di Dana emanavano colori vividi nella stanza vagamente illuminata, cinguettando e scambiandosi bip bip. E lei sembrava dormire pacifica.
In piedi vicino al letto, Lynda osservava il lento sollevarsi e abbassarsi del petto della figlia. Il volto irriconoscibile, gonfio e deforme con punti di sutura che ricordavano un millepiedi. Sotto la fasciatura e il casco di protezione in caso di caduta, la testa era rasata. Locchio destro coperto da uno spesso cerotto garzato: losso dellorbita e lo zigomo erano stati fratturati. Locchio sinistro era gonfio e semiaperto e il nero e il blu si diffondevano sulla gota come una macchia in espansione.
Dana era sempre stata bella. Da bambina sembrava un folletto con treccine bionde e occhioni blu da principessa pieni di stupore. Poi era diventata una ragazza attraente con il volto a forma di cuore e i tratti delicati tanto amati dalle telecamere. Il carattere ne rispecchiava laspetto fisico: dolce e ottimista, aperta e cordiale. Era sempre stata avida di sapere, voleva sempre scavare a fondo in ogni storia, ricercare i dettagli di qualunque cosa nuova e sconosciuta.
La curiosit laveva aiutata a definire i suoi obiettivi e infine laveva lanciata nella carriera. Armata di una laurea in scienze della comunicazione, si era fatta strada nel mondo delle notizie radiotelevisive. Solo di recente si era assicurata il suo primo lavoro grosso di fronte alla telecamera come mezzobusto in unedizione del primo mattino su una piccola emittente indipendente di Minneapolis. Era stata cos entusiasta di quel lavoro da non darsi la minima pena per il fatto di dover uscire di casa alle tre del mattino per andare in onda alle quattro.
Lynda, invece, si era preoccupata nel sapere la figlia in giro sola a quellora. Minneapolis era una grande citt e nelle grandi citt capitano sempre cose spiacevoli. Dana aveva preso sottogamba lidea di poter correre qualche pericolo nel raggiungere da sola lauto, distante qualche decina di metri dal suo condominio. Sosteneva di vivere in una zona molto tranquilla e che il parcheggio fosse ben illuminato.
Era stata rapita proprio in quel parcheggio il 4 gennaio, strappata a quella falsa sicurezza della luce. Nessuno aveva visto o sentito niente.
Lynda era arrivata a Minneapolis non appena aveva sentito del possibile rapimento di Dana, ma le era stato consentito di vedere la figlia solo quando lavevano portata in Terapia Intensiva dopo lintervento, con un tubo che le usciva dalla testa rasata, attaccato a un macchinario per monitorarne la pressione cerebrale. Sembrava che i tubi le uscissero da ogni dove, collegati a una flebo e a una sacca di sangue. Un catetere poi le drenava lurina dalla vescica a unaltra sacca al lato del letto. Il respiratore era in funzione per alleggerire il suo cervello tumefatto di un compito vitale.
Ormai il respiratore non cera pi; Dana respirava da sola. Il misuratore di pressione le era stato tolto dal cranio. Era sempre priva di sensi, ma pi vicina alla superficie di quanto non lo fosse prima.
Era stato inquietante guardarla in quegli ultimi giorni quando la sua mente fluttuava in una sorta di limbo scuro. Aveva iniziato a muovere braccia e gambe, talvolta con violenza, tanto che lavevano dovuta legare. Eppure non era sveglia. Rispondeva agli stimoli esterni stringendo la mano del dottore, dellinfermiera o di sua madre. Ma non era sveglia. Pronunciava parole che suggerivano che fosse conscia del mondo fisico: Caldo, freddo, duro, morbido. Quando le domandavano chi era, rispondeva: Dana. Ma non sembrava riconoscere le voci delle persone conosciute, alcune da anni, altre addirittura da una vita.
Il fisioterapista veniva ogni mattina per puntellare Dana sulla sedia vicina al letto, perch il movimento le faceva bene. Stava seduta muovendo braccia e gambe in modo irregolare, come una marionetta dai fili invisibili manipolata da una mano celata.
Ma doveva ancora aprire gli occhi.
In quel momento si agit, mosse un braccio, sbatt le palpebre verso Lynda. Pieg e allung il ginocchio destro, pi e pi volte, con movimento sincopato. Sul monitor per la registrazione della frequenza cardiaca il ritmo stava aumentando.
Dana, tesoro, sono la mamma. Va tutto bene, disse Lynda toccandole una spalla. Dana piagnucol qualcosa e prov a svincolarsi.  tutto ok, amore. Ora sei in salvo. Andr tutto bene, vedrai.
Agitata, Dana mormor, dimen la mano destra e cerc di graffiarsi il collare cervicale, strappandolo e lanciandolo via. Lo odiava. Si affannava e lottava ogni volta che qualcuno provava a metterglielo. Se lo strappava appena ne aveva la possibilit.
Calmati, Dana. Devi calmarti.
No, no, no, no, no, no! No! No!.
Lynda sent il proprio battito cardiaco e la pressione aumentare. Prov di nuovo a toccare il braccio di Dana che si dimenava.
No! No! No! No!.
Una delle infermiere del turno di notte, una donnina corpulenta dai capelli corti rosso cupo, entr nella stanza. Oggi la signorina fa la chiacchierona, disse allegra, controllando i monitor. Ho sentito che questo pomeriggio ha fatto un po di rumore, eh.
Lynda arretr di un passo per farle spazio, mentre girava attorno al letto con efficienza.  cos snervante.
Lo so, signora. Ma pi parla e si muove e pi si avvicina il momento del risveglio. E questa  una bella cosa. Poi si rivolse alla ragazza: Dana, devi controllarti. Qui stiamo diventando troppo selvagge e monelle. Non possiamo mica vederti cos agitata.
Prov a tirar gi con dolcezza il braccio di Dana per bloccarle il polso. La ragazza si agit ancor pi convulsamente, colpendo linfermiera al petto con il pugno libero, afferrandola per la maglia della divisa. Si rotol sul fianco sinistro e prov a scavalcare la ringhiera del letto con la gamba destra.
Lynda si avvicin. Non la leghi, la prego. Non far altro che renderla pi inquieta.
Non possiamo permettere che si butti gi dal letto.
Dana, disse Lynda, chinandosi sulla figlia e posandole con dolcezza una mano sulla spalla. Dana, va tutto bene. Va tutto bene. Calmati, tesoro.
No, no, no, no, rispose Dana, con voce pi tenue. Lenergia si stava esaurendo, quel breve accesso di adrenalina scemava.
Lynda si chin ancora pi vicina e cominci a cantarle la canzone dei Beatles con cui la cullava da bambina per farla addormentare. Blackbird singing in the dead of night. Take these broken wings and learn to fly.
Ora, per, quelle parole assumevano un significato differente, molto pi profondo e toccante che in passato. Ora luccello ferito era Dana. Era lei a dover imparare a volare da capo. Avrebbe dovuto risollevarsi dalla tragedia e Lynda aspettava quel momento.
Aveva gli occhi velati di lacrime. Le tremava la voce mentre cantava. Accarezz la guancia gonfia della figlia in un punto non livido, le sfior le labbra col pollice.
A Dana sfugg un sospiro, poi si acquiet. Piano piano schiuse locchio sinistro, solo una fessura, quel tanto che bast a Lynda per scorgerne lazzurro. Aveva paura di muoversi, temeva che un singolo respiro rompesse quellincantesimo. Le batteva forte il cuore.
Ben tornata, tesoro, le sussurr.
Immerso in un mare rosso sangue, al posto del consueto biancore, quellocchio azzurro sbatt la palpebra. Poi Dana respir a fondo e pronunci tre parole che spezzarono il cuore di sua madre come un vaso di vetro soffiato scagliato a terra.
Tu chi sei?.

2.

Pezzi di bigiotteria. Ciocche di capelli legate con elastici sottili. Denti umani, frammenti di unghie colorati come coriandoli.
Nikki Liska passava in rassegna le foto degli oggetti sospetti rinvenuti in casa e nel veicolo di Frank Fritzgerald, alias Frank Fitzpatrick, Gerald Fitzgerald, Gerald Fitzpatrick, Frank Gerald, Gerald Franks, e un paio daltri nomi in base alle patenti e alle carte di credito ritrovate. I poliziotti lo chiamavano Doc Holiday.
Le forze dellordine gli avevano attribuito nove vittime in vari stati del Midwest, quattro solo nellarea metropolitana. I presunti trofei per indicavano che la conta delle vittime era destinata ad aumentare. Aveva viaggiato anni per le autostrade a bordo del suo furgone, collezionando pezzi dantiquariato e cianfrusaglie da rivendere e rapendo ragazze. Le portava in una citt, le torturava per giorni, infine scaricava i loro corpi in un altro Stato, dunque unaltra giurisdizione, complicando cos le indagini.
Laveva sempre passata liscia, tanto che la polizia era portata a pensare che lomicidio non fosse qualcosa di nuovo per lui. Uomini sui quarantanni non si svegliavano una mattina e diventavano sadici sessuali, iniziando ad ammazzare donne. Il germe di quel comportamento era presente fin dallinizio, coltivato e covato per anni. Quel comportamento aberrante cominciava da piccoli  pornografia, sbirciando dalla finestra, annusando mutandine  per poi degenerare nel corso degli anni. Il primo assassinio di solito avveniva quando il soggetto aveva tra i venti e i trentanni. Doc Holiday ne aveva trentotto quando Dana Nolan gli aveva piantato un cacciavite nella tempia e nel cervello.
Quegli oggetti erano quasi di sicuro trofei, ricordi degli omicidi. Alcuni poteva averli tenuti in mano per guardarli e rivivere il momento del delitto. Maledetto bastardo.
Nikki fiss limmagine dei pezzi dunghie  alcune lunghe, altre corte, alcune di resina acrilica, altre ancora con quello che sembrava sangue secco residuo sulla parte inferiore.
Cos disgustosamente strambo, comment.
Eh?, chiese Kovac, distogliendo lattenzione dal televisore a parete dove il canale dedicato ai viaggi invitava i telespettatori a godere dellinverno in Svezia. Nessun altro nella sala dattesa dellospedale prestava attenzione allapparecchio.
Viviamo in Minnesota, disse Nikki, alzando lo sguardo verso lo schermo. Perch diamine dovremmo andare in Svezia dinverno?
Hanno un hotel fatto interamente di ghiaccio, disse Kovac. Persino i letti sono di ghiaccio.
Non mi pare affatto una qualit invitante.
Cosa stai guardando?
I pezzi dunghie.  cos angosciante.
Niente a che vedere con le decorazioni di pelle umana tatuata.
Avevano visto anche quello una volta. Il killer aveva asportato i tatuaggi dai corpi delle vittime, aveva steso i brandelli di pelle su piccoli cerchi ad essiccare, per poi appenderli alla finestra di casa sua.
Vero, ammise Nikki. Per.
I denti mi fanno venire la pelle doca, disse Kovac. Brutto stronzo. Spero che il laboratorio possa estrarne il dna.
Kovac sembrava sempre reduce da un paio di notti insonni: aspetto arruffato, occhi annebbiati. Harrison Ford dopo tre giorni di sbronza. I folti capelli brizzolati ispidi come la pelliccia di un orso. Aveva alle spalle dieci anni e mezzo di omicidi pi di lei.
Credi che scopriremo mai quante ragazze abbia ucciso davvero?, chiese Nikki.
Lui scosse il capo. No. Ma forse riusciremo a identificarne altre.
Come se fosse una cosa positiva, pens Nikki, poter chiamare altri genitori per comunicare loro che le figlie non erano pi considerate scomparse bens erano state rapite, torturate, stuprate e uccise da un serial killer. Quante volte aveva provato a immaginarsi nei panni dei genitori che ricevevano quella terribile telefonata? In ogni caso affrontato. In ogni singolo caso.
Pens ai suoi di figli: Kyle, quindici anni, e R.J., tredici. Li amava cos tanto che talvolta lenormit di quel sentimento rischiava quasi di farla esplodere, perch impossibile da contenere. Era solo un metro e sessanta di donna, ma il suo amore per i figli era grande quanto il Montana e resistente come il titanio. Avrebbe smosso un esercito per loro.
E se un giorno, rispondendo al telefono, una voce allaltro capo della linea le avesse detto che qualcuno aveva picchiato e strangolato a morte R.J.? Pens a Jeanne Reiser, la madre della prima vittima di Doc Holiday. Il suo cordoglio e lorrore parevano aver attraversato spazio e tempo fino a raggiungerli dal Kansas come un fulmine lungo la linea telefonica.
E se qualcuno avesse chiamato per dirle che il suo Kyle era in ospedale, in bilico tra la vita e la morte, unica vittima sopravvissuta nota di un sadico sessuale? Nikki era stata la prima a parlare con la madre di Dana Nolan, Lynda Mercer. Il silenzio sconvolto allaltro capo della linea era durato una frazione di secondo, e a Nikki era sembrato come se quella notizia avesse colpito Lynda Mercer forte quanto il martello che aveva fracassato il cranio della figlia.
Se una cosa del genere accadesse a uno dei miei figli, disse scuotendo il capo mentre le scorrevano nella mente quelle violente immagini.
Non vorrei essere nei panni del tizio che lo ha fatto, intervenne Kovac impassibile.
Gli lanci uno sguardo serio. Cazzo se lo ammazzerei, Sam. Sai che ne sarei capace. Lo ammazzerei a mani nude.
Kovac scroll le spalle, senza cambiare espressione. Io lo terr fermo e tu lo prenderai a calci.
E non lo farei in fretta, lo sai, prosegu. Picchierei ogni centimetro del suo corpo con una spranga di ferro, lentamente, fino a fargli corrodere i muscoli nel suo stesso acido lattico e gli organiinterni nel fluido pancreatico.
Tagliandolo nellattesa con un coltello per carne, le sugger il collega. E buttandogli sale sulle ferite aperte.
Sale marino puro, precis Nikki, gettando uno sguardo a una triste famiglia che discuteva sottovoce a un tavolo allaltro lato della stanza. I chicchi pi grandi impiegano di pi a sciogliersi e incidono i tessuti sanguinanti come vetro smerigliato.
Kovac si mostr sorpreso. Noto che stai perfezionando questa fantasia.
Quant vero Iddio, conferm Nikki. Chiunque molesti i miei bambini, si beccher le mie cinquanta sfumature di follia. E nessuno trover traccia del colpevole. Neppure un pelo pubico.
Un bidone da duecento litri e centocinque litri di acido solforico, sugger Kovac, usando il telecomando per scorrere la guida tv sullo schermo. Mescola lacido con perossido di idrogeno concentrato, cos da creare la soluzione piranha di cui ci ha parlato il medico legale. Quella merda scioglie ogni cosa.
Poi aggiunse, in tono pratico: E fallo a casa sua. Chiudi ermeticamente il bidone e lascialo nellangolo pi lontano del seminterrato. Potrebbe restare l per trentanni. Nessuno si prenderebbe la briga di spostarlo.
Nel corso degli anni di lavoro in coppia avevano affrontato quellargomento allincirca qualche centinaia di volte.
Nikki sospir, si alz e and pensierosa alla macchinetta del caff. Era stanca. Stanca di riflettere su quei pensieri terribili ma, dato quello a cui stavano lavorando da Capodanno, i pensieri terribili ormai erano allordine del giorno. Il sequestro di Dana Nolan. La caccia a Doc Holiday. Il macabro omicidio di uno dei compagni di scuola di Kyle. E poi il ritrovamento di Dana Nolan e dellaguzzino che lei stessa aveva ucciso.
Nikki non avrebbe mai dimenticato la vista della giovane conduttrice, un tempo briosa, mentre il personale paramedico la caricava sullambulanza. Era irriconoscibile: la faccia malconcia, piena di tagli, sanguinante e tumefatta al limite del grottesco. Il suo potenziale killer le aveva tracciato attorno alla bocca un enorme sorriso rosso, sino a farla sembrare un clown malvagio uscito da un macabro incubo. Un nastro rosso le penzolava dalla mano sinistra lacerata. Uscendo per brevi attimi dallo stato di incoscienza aveva farfugliato pi volte: Sono il suo capolavoro.
Nikki guard lorologio mentre la macchinetta del caff spruzzava e schizzava altro carburante nella tazza. Era quasi unora che aspettavano. Unora e tre settimane da quando Dana era stata portata di corsa in ospedale. Sembrava fosse trascorso un anno e che lei avesse lavorato ogni singola ora di quellanno. Era esausta. Voleva solo tornarsene a casa ad abbracciare i figli, infilarsi i pantaloni della tuta e un vecchio maglione, rannicchiarsi con loro sul divano a guardare uno di quei film spara e ammazza da ragazzi.
Usciamo, mormor Kovac, lanciando la tazza nel cestino dei rifiuti e indicando con la testa la famiglia dallaltra parte della stanza. Un medico dallespressione troppo seria li aveva raggiunti al tavolo e parlava in modo troppo sommesso per trattarsi di una buona notizia. Difatti la madre inizi a piangere e il marito labbracci, sussurrandole qualcosa allorecchio.
Nikki annu. Si mise la borsa in spalla, prese il caff e segu il collega nel corridoio.
Una grande finestra dava sul mondo offuscato del crepuscolo invernale: il cielo grigio cenere che si oscurava, alberi spogli, neve sporca, una strada bagnata fiancheggiata da fanghiglia. Il ristorante al di l della strada molto pi a valle invitava i rifugiati dellospedale esausti, affamati ed emotivamente impreparati, con uninsegna rossa al neon: coccole a tavola.
Nikki pos la tazza del caff sul davanzale e incroci le braccia per proteggersi dal freddo che proveniva dal vetro, pensando: Devo cambiare vita. Non sopporto pi tutto questo male. Lei e Kovac avevano ogni giorno a che fare con morte e depravazione. Persino in quel momento, bench fossero l a sorvegliare una vittima sopravvissuta, quellesperienza non era certo da considerarsi felice. Dana Nolan non sarebbe pi stata quella che era prima del sequestro. Non sarebbe pi stata la stessa. Le lesioni subite erano devastanti e deturpanti. Nessuno avrebbe potuto dire con certezza quanto debilitante  e permanente  sarebbe stato il danno cerebrale subito. E dal punto di vista psicologico, Dana Nolan era stata rovinata in un modo che nessun dottore poteva stabilire.
Nikki volt le spalle alla finestra e sollev lo sguardo su Sam, che fissava loscurit.
Sai che non ricorder niente, gli disse. E anche se potesse perch mai vorrebbe farlo?
Dobbiamo provarci, disse Kovac. Il dottor Rutten sostiene che non c modo di sapere con esattezza quel che ricorder o no. Forse qualcosa in una di quelle foto far breccia. Forse lunica cosa di cui si ricorder sar Fitzgerald che le dice i nomi delle sue altre vittime.
Se tua figlia fosse scomparsa, vorresti che gli sbirri rivolgessero qualche domanda a Dana. Supplicheresti Lynda Mercer di farti parlare con lei. L fuori ci sono famiglie che hanno bisogno di sapere cosa  successo alle loro figlie.
Lo so. Hai ragione. Se fossi la madre di una ragazza scomparsa, farei di tutto per scoprire cosa le  successo, disse Nikki. Ma se fossi la madre di una figlia che  stata torturata, brutalizzata e quasi ammazzata, la proteggerei a qualunque costo.
In fondo, Dana  stata fortunata, replic Sam. Per quanto ridotta male possa essere.
Non poteva essere ridotta peggio di cos.
Kovac la osserv per un istante. La conosceva quanto conosceva se stesso. Forse anche di pi.
Senti, ti manderei volentieri a casa e la interrogherei da solo, se potessi. Ma ci sono buone probabilit che la ragazza non voglia avere pi niente a che fare con un uomo.
Tutto ok, tranquillo, disse Nikki, evitando il suo sguardo. Sto bene.
Kovac fece un bel respiro e sospir.
Sapeva cosa stava pensando e ne capiva il motivo. Dopo tutti quegli anni, stava per lasciare la Omicidi. Ne avevano gi discusso pi volte. Nikki aveva bisogno di un orario pi regolare e di tempo da dedicare ai figli. Amava il suo lavoro ed era in gamba, ma il suo primo lavoro era crescere i figli. Sapeva troppo bene che quel tempo sarebbe potuto svanire in un batter docchio.
Dobbiamo farlo presto, continu Kovac. Prima che la spediscano nellIndiana per la riabilitazione.
Bench Dana avesse ripreso coscienza da due settimane e, stando a quanto riportato, reagisse bene nonostante quel che aveva subito, Lynda Mercer li aveva respinti pi volte. Dana non stava ancora abbastanza bene per vedere qualcuno. Dana non era in grado di restare cosciente e concentrarsi abbastanza a lungo da poter rispondere alle domande. Comunicare con lei lavrebbe spossata. Tutto ci probabilmente era vero, eppure non giustificava quel rifiuto.
Era toccato a Nikki rompere il ghiaccio con Lynda, farle capire la necessit di parlare con Dana. Sentendosi una traditrice della lealt materna, aveva minimizzato quello che avrebbero chiesto alla ragazza. Tutto ci che volevano era solo che guardasse qualche istantanea di oggetti, per vedere se ne riconosceva alcuni. Ma quello a cui aspiravano in realt era che quel riconoscimento rinfrescasse il ricordo di un evento traumatico.
Andiamo a chiedere nella sala delle infermiere, propose Kovac. Se ancora non ci danno lok, torneremo di mattina.
Vuoi rimediare un appuntamento, di la verit, lo canzon Nikki dandogli un colpetto con il gomito mentre camminavano lungo il corridoio e rivolgendogli un sorriso beffardo per risollevare il morale il proprio tanto quanto il suo.
Ho chiuso con le infermiere, brontol Kovac. Conoscono troppi modi per infliggerti dolore.
Quando entrarono nella stanza, Dana Nolan era seduta su una sedia vicino al letto dellospedale e indossava un camice e quello che sembrava un casco da hockey. Era la prima volta che Nikki la vedeva cosciente dalla notte in cui lavevano trovata vicino al giardino delle sculture di Loring Park, nel furgone del rapitore che si era schiantato contro un palo della luce. Nikki era rimasta in contatto con la madre di Dana, passando in ospedale ogni due o tre giorni per informarsi sui progressi della ragazza e offrire a Lynda Mercer un po di conforto da madre a madre.
Nikki aveva gi avuto a che fare con vittime con danni cerebrali. Il passaggio dal coma allo stato di coscienza era arduo e imprevedibile. I pazienti tornavano a galla da quella profondit come sub in mare aperto: lentamente, fermandosi di tanto in tanto per abituarsi al cambio di pressione. Potevano rimanere immersi proprio sotto la superficie, abbastanza vicini da vedere ma non tanto da comunicare, oppure sprofondavano e riemergendo, per giorni o settimane, reagendo agli stimoli, addirittura parlando, ma senza svegliarsi del tutto.
Nei film, la protagonista si risvegliava sempre dal coma come da un lungo e meraviglioso sonnellino, con uno sguardo luminoso, guance rosee e la testa piena di lunghe trecce ben spazzolate. E il trauma peggiore che doveva affrontare era decidere se Channing Tatum fosse davvero suo marito o meno. Dana, invece, aveva di fronte un cammino molto pi lungo.
Alcune tumefazioni erano finalmente scomparse dal suo viso, ma non assomigliava pi allaffascinante annunciatrice che aveva dato il buongiorno agli abitanti mattinieri delle Twin Cities. Le bende le avvolgevano ancora il cranio e un cerotto le copriva locchio destro. Le ecchimosi sulla faccia erano passate dal nero al blu al rosso violaceo circondato da un pallido alone giallo. Lo zigomo destro sembrava sprofondare. Langolo destro della bocca era afflosciato in una costante espressione accigliata. I punti di sutura le deturpavano la faccia come binari su una cartina.
Scusate, vi abbiamo fatto attendere un po, disse Lynda Mercer, rivolgendo loro un fragile sorriso.
Armeggiava con la sottile coperta bianca adagiata sulle gambe e il grembo della figlia, rimboccandola con movimenti rapidi e nervosi. Minuta e aggraziata, vicina alla cinquantina, sembrava invecchiata di anni da quando era arrivata a Minneapolis il giorno del sequestro di sua figlia. Aveva perso peso. Capelli opachi, volto teso, colorito giallastro. Gli occhi azzurri avevano uno sguardo tormentato che Nikki attribu non solo alle preoccupazioni per il recupero della figlia, ma anche allinevitabile pensiero di quello che aveva subito la sua bambina. E ora lei e Kovac avrebbero chiesto a Dana di aprire le porte della memoria su quella tortura.
Dana era alquanto stanca dopo la logopedia di oggi pomeriggio, si giustific Lynda. Non  vero, tesoro?.
Mamma no. Dana prov a respingere le mani della madre con movimenti lenti e goffi come quelli di un ubriaco. Fiss Nikki con il suo unico occhio sano.
Dana, questa  la detective Liska, disse Lynda. Ti avevo detto che sarebbe venuta, ricordi? Per parlare dellincidente.
Nikki si scambi una rapida occhiata con Sam. Incidente?. Si avvicin di un passo, mentre Sam si trattenne indietro.
No, rispose Dana.
Salve, Dana.  un piacere vederti sveglia. Come ti senti?.
La ragazza la guard con sospetto: Io non ti penso. Penso?. Strizz gli occhi in cerca della parola giusta. Io non.
Conosco, intervenne Lynda.
Dana la guard perplessa: Io non ti conosco.
Parlava a fatica e in modo un po mal articolato, come ostacolata dallangolo calato della bocca.
Dana si sente frustrata dai difetti di pronuncia, ma il dottor Rutten sostiene che questo tipo di afasia sia normale in soggetti con lesioni cerebrali, spieg Lynda trafelata. Non riusciva a mostrarsi calma. Continuava a muoversi come un passero che svolazza da un ramo allaltro.
Sostiene che il cervello sia come uno schedario. Quello di Dana  stato rovesciato e tutte le schede sono cadute per terra. Per lei  difficile trovare il giusto fascicolo o capire dove dovrebbe metterlo, spieg. Talvolta non riesce a trovare la parola adatta, per individua una parola simile. Anomia, il logopedista la chiama cos.
Deve essere dura, comment Nikki. Soprattutto per chi usa le parole per vivere.
Sapeva esprimersi cos bene, disse Lynda. A scuola ha vinto anche dei concorsi. Era.
Non parlare su di me, disse Dana con fermezza. Come non fossi l.
Qui, la corresse Lynda.
Mi dispiace, Dana, intervenne Nikki accomodandosi di fronte a lei. Sono qua per parlare con te, non di te. Io e il mio collega, Sam.
La ragazza guard di traverso Sam alle spalle di Nikki.
Salve, Dana, disse il detective. Per te va bene se entro e mi siedo?.
La ragazza non rispose subito.
Va tutto bene, tesoro, la incoraggi Lynda avvicinando unaltra sedia. I poliziotti sono buoni.
Dana sospir con impazienza. Non sono un Assassina? Assa-ssina?. Quella parola non le piaceva affatto, bench si notasse che non ne capiva il motivo. Respirava con affanno. Stringeva e allentava la presa sul bracciolo della sedia. No assassino. No. No.
Bambina, laiut Lynda.
Bimba, disse Dana, imbronciata. Non sono una bimba. Basta trattar-mi cos.
A Lynda si riempirono gli occhi di lacrime. La punta del naso le divenne rossa. Scusami, tesoro. Cerco solo di aiutarti.
Dana sbatt la mano sul bracciolo della sedia. Basta! Smettila!.
Calmati, ti prego, la supplic la madre.
Non sono stu-po-ra. Stu pida. Non sono stupida!.
Lynda le si inginocchi ai piedi per chiederle perdono. No, certo che no, Dana. Non penso che tu sia stupida. Ti prego calmati. Non devi agitarti.
Dana serr e apr il pugno destro. Respirava a fatica e sotto le ecchimosi era diventata rossa.
Ti ho vista in televisione, sai, Dana?, disse Sam per distrarla, sedendosi.
Io non so p-perch, disse Dana in tono distaccato.
Ha qualche problema con la memoria, spieg Lynda come se non fosse ovvio. Indugiava e si affannava attorno alla figlia come una madre novella il cui piccolo ha appena imparato a camminare. Voleva impedirle ogni caduta, risparmiare alla sua bambina ogni male.
Tutto ok, tranquilla, disse Sam a Dana. Non  il momento di pensarci.
No. Non, disse Dana scuotendo piano la testa, impedita dal collare ortopedico. Ancora agitata, spinse a terra la coperta. No ok. Non  ok.
Piano piano tutto ti torner in mente, tesoro, la rassicur Lynda, raccogliendo la coperta.  solo questione di tempo.
Quel finto ottimismo era difficile da ascoltare quanto lo stridore delle unghie sulla lavagna. Anche il livello di tensione di Nikki saliva, quando con un gesto della mano Dana respingeva i tentativi della madre per ricoprirla.
No!, si oppose Dana in tono brusco.
I tuoi amici dellemittente porteranno qualche dvd del tuo notiziario, disse Lynda, continuando a parlarle come a una bambina di cinque anni. Ricordi? Ricordi che Roxanne te lha promesso? Sar divertente da vedere, no?
N-no. Smettila!. Dana si volt altrove e con la mano sana si strapp via il collare, lanciandolo a terra.
Dana.
Lyn-da.
Nikki si chin a recuperare il collare.
Odia quellaffare, disse Lynda prendendolo. Non vuole niente attorno alla gola.
Nikki osserv le escoriazioni intorno alla gola di Dana Nolan.
Laveva strangolata e pi volte, a quanto pare. Senza dubbio un vero divertimento per Doc Holiday: soffocarla fino a farla svenire, farle riprendere i sensi, guardarla morire pi e pi volte, sentendo quellesaltazione quasi divina mentre lei tornava alla vita. Non intendeva ucciderla in quel modo. Se Doc Holiday avesse voluto la sua morte, sarebbe morta, eccome. Tutto quel che aveva subito era stato solo un sollazzo per soddisfare le perverse fantasie di quel sadico.
Neppure a me piacciono le cose attorno al collo, disse Nikki, nemmeno i maglioni a collo alto.
 stanca, disse Lynda brusca, bench fosse chiaro che anche lei, come la figlia, era al limite della pazienza. Forse dovremmo chiuderla qui.
Prima facciamo vedere un attimo le foto a Dana, sugger Kovac. Poi la smettiamo di tirarvi per i capelli.
Io non ne ho, disse Dana in tono piatto. Capelli.
Ti ricresceranno, tesoro, disse Lynda. E sarai bella come prima.
Per poco a Nikki non scapp una smorfia di dolore. Si chiese se a Dana fosse stato consentito di guardarsi allo specchio. Immagin di no.
Vogliamo solo che tu dia unocchiata a ciascuna di queste foto, Dana, disse tirandole fuori dalla borsa. Per dirci se hai gi visto questi oggetti.
Mise in fondo alla pila le immagini dei denti umani e dei pezzi dunghia, privilegiando le istantanee della bigiotteria, a partire da un braccialetto dargento con ciondoli.
Dana prese limmagine con la mano sana e la guard perplessa.
Qualcosa di noto?, chiese Nikki.
Dana fiss la foto. N-no.
La poliziotta gliene pass unaltra, di una collana con una piccola croce.
Dana la fiss di nuovo, aggrottando le sopracciglia, sospettosa. Acceler leggermente il respiro. N-n-no. Per perch?
Ci chiedevamo solo se per caso li avessi gi visti, disse Kovac, ignorando la domanda.
Sollevando lo sguardo su di lui, Dana chiese: Cosa centra con il mio incidente?.
Kovac scocc unocchiata a Lynda Mercer.
Credo sia il momento di lasciarci, disse la madre in tono severo. Dana deve riposare.
No, obiett Dana.
Dana.
Lyn-da No, replic la figlia. Allung una mano per ricevere unaltra foto da Nikki.
La poliziotta esit. Dana non lo sapeva. Sua madre non le aveva detto che un serial killer laveva rapita, torturata e stuprata. Pensava di essere stata semplicemente coinvolta in un incidente stradale. Ecco tutto. Da madre, Nikki sapeva che sarebbe stata tentata di fare lo stesso. Da poliziotta, per, doveva passarle la foto successiva: una collana. Una delicata farfalla in filigrana dargento appesa a una catenina.
Dana fiss la foto.
Sam si avvicin un po per studiare la sua espressione. Lhai gi vista prima?.
Dana continu a guardare limmagine. Ditemi perch.
Non importa, tesoro, disse Lynda. Non  necessario. Non dobbiamo farlo adesso.
Dana guard per qualche istante la madre, poi torn su Nikki. Perch?.
La detective prese un bel respiro. Sentiva il gelo nello sguardo di Lynda Mercer e la calma, il calore costante in quello di Kovac. Riguarda laltra persona coinvolta nellincidente, rispose infine.
Non so, disse la ragazza.
Non lo conoscevi, tesoro, intervenne Lynda impaziente. Si allung per recuperare le foto, ma Dana se le strinse al petto.
Sei stanca, insist la madre. Possiamo farlo unaltra volta. Non importa. Mettiti a letto.
Fece per avvicinarsi alla figlia, che per la blocc con tre parole: Tu stai ment-endo.
Dana.
Smettila di ment-irmi!, le url la figlia e pi si agitava, pi lottava con le parole. Cosa sono ques-te cose?, chiese a Nikki, brandendo le foto.
Lynda gliele strapp di mano. Ora basta. Facciamola finita.
Scagli le immagini verso Sam e indic la porta. Fuori!.
Lynda, prov a dire Nikki, alzandosi in piedi.
Come si permette?, sibil Lynda Mercer, voltandosi verso la detective, rossa in volto e con gli occhi pieni di lacrime. Come si permette?
Signora Mercer, inizi Sam, alzandosi anche lui.
Di-te-me-lo!, grid Dana. Cominci a far ondeggiare il busto, avanti e indietro. Di-te-mi chi e-ra!.
Nikki fece per avvicinarsi e dirle di calmarsi e che non cera alcun motivo di agitarsi. Quelle foto rappresentavano gioielli senza valore, che forse non aveva mai visto, e in fondo non importava nemmeno il contrario. Nessuna ragazza sarebbe resuscitata solo perch Dana Nolan aveva visto le foto dei gioielli che un killer conservava come ricordo.
Ma allimprovviso Dana butt indietro la testa, occhi al cielo, e irrigid il corpo. Poi sembr gettarsi a terra dalla sedia, tremando con violenza.
Oh mio Dio!, grid Lynda.
Sta avendo una crisi, url Nikki, inginocchiandosi e afferrando Dana Nolan per le spalle.
Kovac corse alla porta in cerca di aiuto.
Il corpo di Dana si opponeva alla presa di Nikki.
Anche Lynda Mercer si butt a terra, sbracciandosi e singhiozzando: Andate via! Lasciatela in pace!.
Gli infermieri si precipitarono nella stanza, concentrandosi su Dana. Trascinarono Lynda da una parte, Nikki dallaltra. Un attimo dopo, Nikki sent Kovac alle spalle, che la tratteneva per le braccia. Mentre la tirava indietro, gli occhi della detective carpirono un turbinio caotico di divise chirurgiche azzurre, i sobbalzi violenti del corpo di Dana, il volto in lacrime di Lynda Mercer nel gridare il nome della figlia, lodio negli occhi della donna mentre li guardava, gridando:  colpa vostra! Siete stati voi!.
Sam la trascin in corridoio. Nikki si divincol.  colpa nostra, disse indicando la stanza. Siamo stati noi!.
Kovac lafferr di nuovo, scuro in volto. Basta! Non siamo stati affatto noi!, sostenne. Noi le abbiamo solo mostrato immagini di gioielli e chiesto se li avesse visti prima. Non siamo stati noi a provocarle una crisi.
E lavrebbe avuta lo stesso se non fossimo venuti?
Quella ragazza ha un pesante trauma cranico, Trilly. I soggetti con lesioni simili hanno crisi. Inoltre non era arrabbiata con noi, ma con sua madre.
Non puoi incolpare sua madre perch prova a proteggerla.
Io non sto incolpando nessuno. Espongo solo i fatti. Lynda Mercer ci ha dato il consenso.
Perch io lho costretta, precis Nikki.
Non sei tu il cattivo della situazione, Trilly. Qui non ci sono cattivi. O meglio, si corresse Kovac. Moll la presa e arretr di un passo, passandosi la mano tra i capelli. Doc Holiday  il cattivo, precis, pi calmo. Non ce lo dimentichiamo. Siamo qua per mettere un punto alla sofferenza che lui ha creato. Mi spiace che la signora Mercer si sia arrabbiata. Mi spiace che non abbiamo affrontato largomento in modo un po diverso. E soprattutto mi spiace per quel che  successo a quella povera ragazza. Sono abbastanza dispiaciuto?, chiese, ma senza sarcasmo.
Nikki sospir. La verit era che non ne sarebbe venuto niente di buono, a prescindere da come si ponevano.
Non fare la vittima, Trilly, disse Kovac con dolcezza. La vita  gi abbastanza dura.
Sfiancata ed esaurita, Nikki annu. Lanci unocchiata alla porta aperta della stanza di Dana Nolan. Landirivieni si era calmato. La crisi era passata oppure era stata sedata.
Non importa quanto sua madre provi a proteggerla: prima o poi lo scoprir, sentenzi Kovac. I suoi amici sanno tutto. Lei glielo chieder. Che diamine, ormai tutto questo cazzo di Paese lo sa! Il programma Dateline gi ci vuole fare una puntata; quelli di 48 Hours gi bussano alle porte. Ogni sciacallo di scoop in America ha gi chiamato il nostro ufficio.
Tragedia, comment Nikki. Una gallina dalle uova doro.
E la gente si mangia quella merda con tanto di cucchiaio, disse Kovac. E la terra continua a girare.
La legge del pi forte.
Levoluzione fa schifo. E siamo tutti nelle sue grinfie.
Nikki sapeva che era vero. Si sentiva come lavessero malmenata. Poteva solo immaginare lo stato di Lynda Mercer.
Dobbiamo perdonarci da soli, Trilly. Non lo far nessun altro, credimi.
Nikki annu e gli diede un misero pretesto per sorridere. Scommetto che significa che devo chiederti un abbraccio.
Oh s, Cristo santo, borbott Kovac avvicinandosi e aprendo le braccia.
A Nikki, travolta da unondata di tristezza, salirono le lacrime agli occhi. Si abbandon a quellabbraccio, a testa bassa. Avrebbe finto di non piangere. E lui avrebbe finto di non sapere che invece lo stava facendo, eccome.
Torna a casa, Trilly, disse il detective. Vai ad abbracciare i tuoi bambini.

3.

Dana entrava e usciva dalle pi basse profondit del sonno. I suoni dellospedale erano sempre pi sommessi e smorzati. Lunica luce era un tenue bagliore azzurrognolo proveniente da chiss dove dietro il letto, che si diffondeva nella stanza come nebbia e lasciava intravedere le forme oscurate dei mobili.
Era il momento della giornata che pi adorava. Nessuno a curiosare e incitarla. Poteva finalmente rilassarsi senza la pressione degli sguardi pieni di aspettative di sua madre.
Eppure anche in quel momento sentiva un livello di ansia ronzarle alla bocca dello stomaco come un motore in folle. Non capiva perch. Nessuno voleva dirle perch. Tutti diventavano inquieti quando lo chiedeva. Guardavano altrove nel risponderle. Non cera bisogno che lo capisse adesso, le dicevano. Ora doveva solo guarire. Tornare in forze.
Giunse alla conclusione che nellincidente era morto qualcuno e nessuno voleva dirglielo.
E se fossi io quel qualcuno?.
E se a morire fosse stata lei? Se quello fosse il modo in cui si passava da una vita allaltra? Forse era in purgatorio. Forse si trovava in quel limbo penoso, perch aveva provocato la morte di qualcun altro. Se solo fosse riuscita a ricordare.
Era come se al posto del cranio avesse un secchio bucato, con i ricordi che scivolavano fuori come acqua, inarrestabili. Come se ci che era rimasto nella sua memoria non fosse altro che una raccolta di oggetti strani e casuali, di cui non poteva fidarsi.
Sapeva che Lynda era sua madre. Le avevano detto cos. Ma i ricordi della famiglia erano un qualcosa di vago, celato nellombra. La sua infanzia era solo un miscuglio di scene avviluppate come un groviglio di fili.
Aveva avuto una carriera. Le persone con cui lavorava venivano a trovarla in ospedale. Le conosceva, ma non le riconosceva. Era come incontrare un conoscente in un luogo inaspettato. La sua cornice di riferimenti era svanita. La faccia le sembrava familiare, ma non ne capiva il motivo. Non riusciva a ripescare i nomi nella mente, cos come non riusciva sempre a trovare le parole che le servivano per comunicare un pensiero.
La frustrazione che ne derivava era enorme ed estenuante. Non sopportava quel suo cervello maldestro. Non sopportava un bel niente. Ogni giorno durante la fisioterapia la sua goffaggine e lentezza le facevano perdere la pazienza.
Tutti la scusavano, tutti le dicevano che era normale sbagliare e che tutto sarebbe tornato: memoria, coordinazione, personalit, senso dellio. Lo sperava, perch non riconoscere chi veniva a trovarla non era niente paragonato al fatto di non conoscere nemmeno se stessa.
Aveva solo tasselli di un puzzle incompleto, di cui non riusciva ancora a vedere limmagine finale. E ogni giorno, ogni volta che provava a unire quei tasselli, spossava e sfiniva ogni goccia del suo essere.
Eppure nemmeno in quel momento riusciva a dormire. Era accaduto qualcosa prima. Ricordava i due detective della polizia. Quel pensiero la tormentava, non rammentando perch fossero stati l. Ricordava il turbamento di Lynda. Riusciva ancora a sentire leco delle vibrazioni della sua stessa rabbia nei confronti della madre, bench le sfuggisse la causa di quella collera. Poi niente.
Era trascorso del tempo, non sapeva quanto. In quel momento giaceva sveglia sul letto dellospedale, dotato, su entrambi i lati, di reti alte fino al soffitto per impedirle di cadere di notte.
Sua madre si era addormentata sulla poltrona reclinabile accanto al letto. Dana la fissava, domandandosi se si sarebbe mai ricordata del tutto la vita che avevano condiviso.
La mancanza di memoria la faceva sentire sola e disorientata nel mare oscuro del nulla. Le dolci onde di quel vuoto la cullarono sino a farla addormentare. E nel dormire, sogn delicati ninnoli di gioielleria che fluttuavano nellaria. E dietro a quegli oggetti luccicanti vide i volti di ragazze morte che non aveva mai conosciuto.

4. Ottobre.
Weidman Recovery Center
Indianapolis, Indiana.

Dana si svegli come sempre: ansimante, madida di sudore, con il cuore che le batteva forte. Confusa e spaventata da qualcosa che non riusciva a ricordare: un sogno, un incubo, un ricordo del trauma subito mesi prima? Non lo sapeva. Tutto quel che le restava era un residuo emotivo: paura, ansia, inquietudine. Immobile, guard a destra e sinistra in quella stanza semibuia per assicurarsi di essere sola. Non vide nessuno.
Fuori dalla finestra il mondo era scuro, ma dentro i quaranta watt della luce demergenza diffondevano un bagliore ambrato da sopra il tavolino allangolo, vicino alla sedia. Accanto alla lampada, il libro che stava provando a leggere da tre settimane. Tentava di leggerlo la sera prima di addormentarsi, quando si sentiva esausta e il suo cervello era pieno di nebbia, e cos doveva leggere e rileggere le parole per farle penetrare e capirne il senso.
Aveva letto il libro la sera prima? Se lo chiese mentre si tirava su a sedere, puntellandosi alla testata del letto. Aveva dormito qualche ora o qualche settimana? Quello che lassaliva mentre dormiva era un brutto sogno o un ricordo per sempre celato nellombra oscura?
Quelle domande e tutte le possibili risposte la sommergevano di emozioni. Timore, panico, afflizione e rabbia sopraggiungevano tutte insieme nella sua testa, come unonda violenta.
I dottori la chiamavano proprio cos: alluvione emotiva. Uno tsunami di emozioni che si abbatteva sul suo cervello ferito, sul cortocircuito logico e le strategie accurate che le persone con danni cerebrali elaboravano ogni giorno nel tentativo di riportare la propria vita su una sorta di strada sicura.
Dana sapeva di dover contrastare quella marea. Prese dal comodino i suoi cartoncini per appunti e frug fino a individuare quello giusto. Una volta trovato, le torn in mente la voce carezzevole della dottoressa Dewar:
1. Respira lentamente, inspira col naso, espira con la bocca.
2. Concentrati su come riempi i polmoni. Trattieni il fiato contando fino a quattro, poi espira lentamente. Inspira per otto secondi, espira per otto secondi.
3. Lavora su come trovare la connessione fra mente e corpo. Senti lenergia nelle dita dei piedi, che piano piano risale lungo le gambe. Muovi le dita delle mani. Senti lenergia che piano piano risale lungo le braccia
Se riusciva a concentrarsi sullesercizio, poteva tenere a bada quellalluvione e tutti i conseguenti detriti. A volte ce la faceva, altre no. Talvolta quellinondazione la travolgeva e lei, raggelata dal panico, non riusciva a respirare, pensare, muoversi. Poi quel profluvio di emozioni si ritirava lentamente, lasciandola indebolita dallo sforzo per combatterlo.
Pi e pi volte da quando era l le avevano detto che la chiave per risolvere i suoi problemi era solo la routine. Se riusciva a ripetere con costanza le abitudini quotidiane, i pensieri e le azioni sarebbero diventati automatici e non si sarebbe pi sentita cos affaticata per aver dovuto ricordare ogni singolo dettaglio di ogni compito.
Guard lorologio digitale sul comodino: le 3:17. Rimescolando i cartoncini, trov quello che voleva e lesse lo stesso elenco di domande che poneva a se stessa ogni mattina per consolidare la sua routine.
Dove sono?
Nella mia stanza.
Dov la mia stanza?
Al Weidman Recovery Center.
Dove si trova il Weidman Center?
A Indianapolis.
Perch sono qua?
Perch ho una lesione cerebrale di natura traumatica.
Chi sono?
Dana Nolan.
Chi  Dana Nolan?
Lultima domanda non era sul cartoncino, per se la poneva lo stesso. Avrebbe tanto desiderato poter rispondere con qualcosa di diverso dagli aggettivi che gli altri le attribuivano: dolce, spumeggiante, affabile, gentile, alla mano, solare, sempre sorridente, briosa, carina.
Quelle parole si addicevano a quella che era un tempo  la Dana di Prima  ma nessuna era adeguata a quella del presente  la Dana di Adesso. I suoi ricordi della Dana Nolan descritta dagli altri sembravano spezzoni di un film che le scorrevano nella mente. In quelle scene, Dana Nolan era un personaggio interpretato da unattrice, e la vera Dana era solo uno spettatore che si domandava se quellattrice fosse in qualche modo simile a quanto scritto sui tabloid.
Fra la persona nei suoi ricordi e quella che era adesso cera una strana discrepanza impossibile da spiegare a chiunque non lo avesse provato sulla sua stessa pelle. Non riusciva a descriverlo agli amici e alla famiglia della s di un tempo, alle persone venute a trovarla nei mesi al Weidman Center alcune delle quali a lei del tutto estranee. Ora le tornavano in mente solo perch ne conservava le foto sulliPhone assieme a una descrizione di chi fossero e di come li avesse conosciuti, dellultima volta che li aveva visti e degli argomenti chiave di cui avevano parlato.
Sembravano risentiti dalla sua incapacit di riconoscerli, come se avesse possibilit di scelta, come se da vera stronza li snobbasse di sua spontanea volont.
Molte delle persone che aveva conosciuto e con cui aveva lavorato a Minneapolis erano venute a trovarla una volta e basta. Erano arrivate con atteggiamento allegro, quasi festoso, portandole i dvd dei giorni alla redazione con sequenze di Dana al lavoro, dello staff alle feste, tutte cose che volevano farle ricordare. Ma rivedere la s di un tempo in televisione serviva solo a turbarla. Non ricordava di essere stata quella ragazza. Non ricordava di essere stata felice e dolce. E, di sicuro, non trovava alcun legame con quel volto carino dal sorriso solare.
La pressione dei colleghi pieni di aspettative, unita al loro disappunto per la sua reazione, era stata troppo per lei. Londata emotiva laveva investita tanto da farsi prendere dal panico e diventare violenta, lanciando oggetti e gridando loro di andarsene.
Non erano pi tornati. Sua madre, la solita diplomatica pronta a edulcorare ogni situazione, le aveva detto che era stata la distanza a scoraggiarli. Minneapolis era lontana da Indianapolis. Quando per Dana controbatteva dicendo che gli aerei coprivano regolarmente quella tratta, la madre cambiava strategia spiegandole che le persone che lavoravano nel mondo dellinformazione erano molto impegnate e che non potevano partire a loro piacimento.
Quando ti trasferisti a Minneapolis, ci vedevamo a malapena, aveva sottolineato la madre. Eri cos occupata! Ricordi?.
No. Non ricordava. Era proprio quello il punto, no? Se lei non ricordava quelle persone, perch loro avrebbero dovuto ricordarsi di lei? Meglio starsene a Minneapolis con il ricordo della Dana di Prima, la Dana Nolan che avevano conosciuto, piuttosto che affrontare la Dana di Adesso.
Dana avrebbe desiderato, eccome, quella possibilit di scelta. E se non proprio quella, almeno la capacit di far capire loro cosa significasse vivere nella sua testa. Ma neppure i medici che lavoravano ogni giorno con pazienti cerebrolesi riuscivano davvero a comprenderlo.
Stanca di pensare a certe cose, Dana scalz le coperte e scese dal letto. Rigidit e dolori ringhiavano e latravano nel suo corpo come un branco di cani rabbiosi. Fratture, lacerazioni e contusioni erano tutte guarite, ma i postumi ancora si sentivano. Il ginocchio destro e le dita un tempo maciullate della mano sinistra, in particolare, ricordavano eccome cosa avevano subito; il cervello di Dana invece no.
And in bagno, apr il rubinetto della doccia e sinfil sotto lacqua calda, rammentandosi troppo tardi che prima avrebbe dovuto togliersi i vestiti. Si tolse la maglietta fradicia e i calzoncini di flanella che andarono a ostruire il foro di scarico. Ben presto, attorno ai piedi le si form una pozza dacqua mentre si insaponava i capelli e li sciacquava, se li insaponava di nuovo per poi risciacquarli ancora. E ripeteva quel gesto non tanto perch lo indicasse il flacone dello shampoo, quanto perch non ricordava di averlo gi fatto prima.
La sua mente era altrove. Quel giorno sarebbe tornata a casa.
Non bad ai vestiti bagnati quando usc dalla cabina della doccia e and al lavello. Gli appunti sullo specchio le suggerivano di asciugarsi con il telo, le rammentavano di lavarsi i denti e di pettinarsi. Ma Dana non li guard nemmeno. La sua attenzione era concentrata sulla sconosciuta bagnata fradicia che ricambiava il suo sguardo.
La prima volta che le era stato consentito di guardarsi allo specchio dopo essersi risvegliata dal coma, non aveva capito che si trattava della propria immagine riflessa. Non ricordava di conoscere nessuno di simile. La faccia che ricambiava il suo sguardo proveniva da un incubo o da un film sugli zombie.
La parte destra del cranio pelato pareva un tetto a spiovente; gran parte dellosso era stata temporaneamente rimossa per attenuare la pressione sul rigonfiamento del cervello. Il volto livido, pieno di tagli, ricucito come una bambola di pezza maltrattata; i lineamenti deformi e asimmetrici. Locchio destro coperto da un cerotto.
Confusa, Dana aveva fissato quella creatura per vari minuti senza aprir bocca. Aveva spostato lo sguardo da quel volto irriconoscibile al riflesso preoccupato della madre che faceva capolino alle sue spalle. Ma sua madre era dietro di lei e le teneva le mani sulle spalle. Era assurdo. Come poteva essere al contempo dietro due persone?
Piano piano Dana aveva allungato la mano per toccare quella della madre, sentendo il lieve tocco delle dita sulle dita, della pelle sulla pelle. Aveva fissato quellimmagine riflessa che mimava con esattezza i suoi movimenti. Allo stesso modo, aveva tolto la mano dalla spalla per toccare il vetro. Anche il mostro allo specchio si era allungato verso di lei. Con la punta delle dita aveva toccato il vetro freddo e insieme la punta delle dita di quellimmagine.
Il panico le aveva attanagliato la gola mentre si rendeva conto della realt. Stava guardando se stessa. Quellimmagine da film dellorrore nello specchio era il suo riflesso. E aveva cominciato a gridare, gridare e gridare.
In quel momento per guardandosi allo specchio non grid. Rimase solo immobile, a osservare lacqua che le gocciolava dai corti capelli biondi. Ecco come appariva adesso. Proprio come i suoi amici non erano stati capaci di riconoscere la personalit ormai ospite del suo cervello, lei era ancora incapace di riconoscere la faccia che in quel momento sembrava la parte anteriore del suo cervello.
Dottori, infermieri, amici, familiari... tutti le dicevano di non preoccuparsi, perch la strada per la guarigione era ancora lunga e la chirurgia plastica sarebbe intervenuta. Alla fine sarebbe tornata come nuova, le dicevano. E lo facevano cos di frequente e con tale enfasi, che Dana sapeva che doveva essere una bugia. La verit non era mai tanto difficile da vendere.
Allung la mano per rimuovere la condensa dallo specchio, svelando cos un altro brandello di cruda realt.
Lorbita destra era stata frantumata e con essa lo zigomo. Un impianto protesico aveva ricostruito la guancia per ricreare una base alla zona dellocchio danneggiata ma, nonostante tutto, sotto larcata sopraciliare locchio calava ancora un po, quasi che quella parte del volto avesse iniziato a sciogliersi dallinterno. Il coltello di un folle le aveva inciso una linea curva sulla guancia sinistra, scavandole a fondo sotto lo zigomo, lacerando carne e muscoli. Un filo invisibile di marionetta tirava verso il basso langolo destro della bocca.
Nel deformare il volto femminile Picasso non avrebbe realizzato opera migliore.
Capolavoro. Una voce le sussurrava nella mente quella parola ogni volta che osservava il proprio riflesso. Capolavoro. E ogni volta che la sentiva, era come se qualcuno le strizzasse il cuore.
Pass di nuovo una mano sullo specchio, pulendo un po troppo in basso. Nella parte del vetro illuminata, incorniciata dalla condensa, vide allora quello che aveva finito per chiamare il Segno del Diavolo. Non importava quante volte lo guardasse, la reazione immediata del suo cuore era sempre un grosso tonfo.
Il numero 9 le era stato inciso al centro del petto, dalla base della clavicola al punto centrale fra i seni. Quel numero aveva un che di sinistro come la voce oscura che le risuonava nella mente. Avvolto in cima come un serpente, il numero sembrava agitarsi e contorcersi a ogni movimento.
Doveva essere stata scioccante, quando lavevano portata al pronto soccorso, quella vistosa ferita aperta e sanguinante. Da lontano forse era sembrata come dipinta in fretta e furia da un graffitaro poco preciso sulla pelle pallida e delicata. Guarita, la cicatrice era diventata pi gonfia, di un rosso vivo, stranamente liscia al tatto. In quel momento la tocc, seguendone il contorno con le dita.
Capolavoro.
Doveva essere morta. Avrebbe dovuto essere la nona vittima di un serial killer. E invece era sopravvissuta.
Perch? A quale scopo?.
Per ricominciare la sua vita da capo come qualcuno di sconosciuto.
Lo specchio si era appannato di nuovo e Dana si rese conto che nel bagno si era formata una soffocante nube di umidit. Attorno ai piedi una pozza dacqua. Guard a terra, confusa, poi si volt verso la cabina della doccia. Aveva lasciato lacqua aperta. Allimprovviso si accorse di quel suono simile a pioggia battente. Aveva lasciato gli abiti bagnati a fare da tappo sul foro di scarico. La stanza si stava allagando.
Conosceva bene quella sensazione.
Dunque oggi  il gran giorno. Torni a casa, disse la dottoressa Dewar. Come ti senti al riguardo, Dana?
Benissimo, rispose Dana con voce piatta, pur sapendo che la sua neuropsicologa non sarebbe stata soddisfatta della risposta.
Vogliamo approfondire quello che provi?
No.
Janelle Dewar sospir. Superata la soglia dei cinquantanni, era una donna dal corpo rotondetto sempre avvolto in gonne e casacche dalla linea morbida, agghindata da pesanti gioielli di design. I capelli castani, lunghi fino alle spalle, erano folti e con generose striature di grigio. Era una donna gentile, con senso pratico e la pazienza di un santo.
Aveva lavorato con pazienti cerebrolesi per tutta la sua carriera medica. Niente la sorprendeva, niente la sconvolgeva. Non giudicava mai. Non diceva mai ai pazienti di doversi sentire in un modo o nellaltro. Lei era una roccia, unancora di salvezza per quelle persone con i cervelli che sparavano emozioni in ogni direzione.
Lidea di lasciare la dottoressa Dewar e di non sentire pi la sua costante influenza terrorizzava Dana. Ma a cosa sarebbe servito approfondire quello che provava? Era il momento di lasciare il Weidman Center, punto e basta.
Si sedettero nellaccogliente sala riunioni della neuropsicologa. Dana, la Dewar e Lynda. La dottoressa preferiva definirla la sua tana, per dare unimpressione meno formale, cos come preferiva che i suoi pazienti la chiamassero per nome. In quel modo sembrava pi unamica che un medico. Lo studio era arredato con comode poltrone enormi, un divanetto a esse, un tavolino. Grosse piante ricche di foglie stavano vicino alla porta a vetri scorrevole che dava su un cortiletto privato con giardino.
Dana guardava fuori dalla finestra. Una leggera e costante pioggerella cadeva da un cielo grigio spento. Cosa provava ad andare a casa? Stava per tornare nella casa in cui era cresciuta. Avrebbe dovuto riadattarsi a una vita a cui non apparteneva pi. Temeva che sua madre si aspettasse che si inserisse come il tassello mancante di un puzzle, cos, come se non fosse successo e cambiato nulla. Ma tutto era diverso. Era cambiato tutto.
Temeva che le persone che lavevano conosciuta la considerassero un abominio. Era stata la notizia principale della cronaca nazionale: la conduttrice rapita, nonch la vittima che aveva ucciso il serial killer. La gente che aveva seguito la sua storia conosceva molti pi dettagli su quel che aveva subito di quanti ne ricordasse lei. Cosa provava ad andare a casa dunque? Apprensione e timore pesanti come macigni.
Dana?, la spron la dottoressa Dewar.
Dana finse di non sentirla.
Sua madre tent di colmare quel silenzio imbarazzante con un discorso altrettanto impacciato.
Siamo cos entusiasti del ritorno a casa di Dana. Dopo quello che ha passato, tutto il duro lavoro fatto qui, avremo finalmente un po di tempo per vivere di nuovo come una famiglia, stare insieme, magari trascorrere una vacanza in qualche posto caldo. Un nuovo inizio.
Ma sotto quellentusiasmo sdolcinato, sua madre doveva sentirsi in ansia quanto lei. Dana lo percepiva dalla tensione nella sua voce. Lo sentiva nonostante lo stucchevole velo di profumo indossato dalla madre per celare ogni traspirazione nervosa. Lynda stava per portarsi a casa sua figlia, di fatto una sconosciuta.
 un nuovo inizio, conferm la dottoressa Dewar. E, per quanto entusiasmante,  normale che ci sia anche una certa apprensione in questo passaggio, ricord loro. Per entrambe. Sar necessario un periodo di adattamento. Non fate lerrore di crearvi aspettative irrealistiche. Non mettetevi sotto quel tipo di pressione.
No, disse la madre. Niente pressioni. Affatto. Vivremo giorno per giorno. Voglio solo avere un approccio positivo. Avremmo potuto perderla. Siamo cos fortunati che sia ancora.
Non parlare di me come se non potessi sentirti, intervenne Dana.
Non sto parlando affatto di te come se non potessi sentirmi, replic la madre. Sto solo dicendo alla dottoressa Dewar come mi sento. Puoi farlo anche tu. Se scegliessi di partecipare, non ti sentiresti tagliata fuori.
Dentro di s Dana si accigli, anche se probabilmente nessuno se ne accorse. Sul suo volto infatti era stato inciso un cipiglio permanente.
Dico solo che mi sento fortunata ad averti con noi, disse la madre. Tu come ti senti?
Molto fortunata, rispose Dana in tono talmente distaccato che forse la sua risposta fu interpretata come sarcasmo, anche se lei non era sicura che quella fosse la sua reale intenzione.
Sua madre distolse lo sguardo, turbata.
La dottoressa Dewar smorz la tensione. Dana, cosa farai ogni giorno quando sarai a casa?.
Dana si sent raggelare, presa alla sprovvista, poich in quel momento le sfuggiva la risposta. Nessuno laveva avvertita che ci sarebbe stato un quiz.
Respira, disse la dottoressa con dolcezza.
Dana prese un bel respiro ed espir.
Cosa farai ogni giorno quando sarai a casa?
Le stesse cose che faccio qui, rispose Dana. Coltiver le mie abitudini. Metter in atto le mie strategie.
Ho discusso a lungo con la dottoressa Burnette, prosegu la dottoressa Dewar. Ricordi chi , Dana?.
Dana si concentr sul suo telefonino, impartendo una serie di comandi fino a trovare nella rubrica il nome Dottoressa Roberta Burnette. Lesse ad alta voce la nota associata a quel contatto: Dottoressa Rob-erta Bur-nette, la terapista con cui lavorer quando sar a casa. Ha conseguito la lau-re-a e il do-tto-rato di ricerca alla Purdue Univer-sity.
La infastidiva molto quel continuo incespicare nel leggere ad alta voce le parole plurisillabiche. Le riconosceva e capiva, eppure cera ancora un leggero divario nel tradurle dallidentificazione visiva al parlato. Sollev lo sguardo per valutare la reazione della dottoressa Dewar.
La neuropsicologa inarc un sopracciglio, accennando un sorriso. Qualcuno qui si  dato da fare con il computer.
S, disse Dana, senza per coglierne la vena ironica.
Dana  sempre stata una patita delle indagini, comment la madre.  una reporter nata!.
Sono felice che tu sia tornata a farlo, disse la dottoressa Dewar. La curiosit  un ottimo segno. Mi suggerisce che stai facendo notevoli progressi nel superare la tua adinamia. Stai riscoprendo la passione per qualcosa.
Dana non disse niente. Aveva preso come un compito il fatto di scoprire qualcosa sulla nuova terapista. La ricerca era un lavoro, non una passione. La ricerca era una strategia per non essere colta di sorpresa. Ma lo tenne per s. Ladinamia  la sua apparente mancanza di motivazione ed entusiasmo  era il suo nemico. Era sempre il primo argomento di conversazione nelle sue valutazioni, lo scoglio che le impediva di progredire verso la normalit.
Dana era arrivata persino a credere che le parole adinamico e annoiato fossero intercambiabili. Otto mesi di riabilitazione e lei era ancora annoiata e apatica. Se la parte di lei spaventata e apprensiva voleva solo aggrapparsi alla routine e alla familiarit di quel posto, laltra parte invece bramava stimoli e voleva assaporare la vita oltre le pareti del Weidman Center. Quel conflitto interiore la rendeva impaziente e irascibile.
Il suo studio si trova solo a mezzora da casa nostra, disse la madre. Potrei accompagnarti e andare a fare le mie commissioni.
Posso andarci da sola, rimbecc Dana. Ho la macchina. So guidare la macchina.
Sua madre corrug la fronte. Non credo sia una buona idea, tesoro.
Dana le lanci unocchiataccia. Non mimporta quel che pensi.
Dana.
Lynda.
Se il percorso non fosse troppo complicato, farebbe bene a Dana guidare, intervenne la dottoressa Dewar.
Vedi?, disse Dana.
Sua madre si accigli ancora di pi.
Le prime volte andate insieme, propose Dewar. Poi inizia da sola con brevi tragitti vicino casa.
Allinizio verr con te, disse Lynda risoluta. Punto e basta!.
Non ho pi sedici anni, mugugn Dana.
Esatto, replic la neuropsicologa, non hai pi sedici anni, per hai una lesione cerebrale. Sii pi tollerante con tua madre. Ha solo bisogno di vedere che riesci a fare le cose da sola.  giusto cos.
Io non voglio essere giusta, disse Dana con voce piatta, voglio essere normale.
Sua madre si premette la mano sulla bocca, mentre le salivano le lacrime agli occhi. Distolse lo sguardo, fuori dalla finestra, per non guardare in faccia la realt il fatto che sua figlia non fosse normale e che probabilmente non sarebbe stata mai pi considerata tale.
Adesso avete una nuova normalit, spieg la dottoressa Dewar. Costruirete ogni giorno una nuova normalit. Avete una montagna da scalare, tutte due. E lo farete un passo alla volta. Ci saranno volte in cui sentirete di compiere un passo avanti solo per ricadere tre passi indietro. Ma dovete continuare a provarci. Non potete fare altro. Usate gli strumenti che vi abbiamo fornito qui al centro e fate del vostro meglio ogni giorno.

5.

Dana era silenziosa quando iniziarono il viaggio in macchina verso casa, attraversando la campagna ondulata dellIndiana del Sud. La pioggia era cessata, ma in cielo si addensavano ancora nubi grigie e gonfie. Lautunno si stava avvicinando da nord spinto da un vento di tempesta. Lerba era ancora di un verde brillante, ma sugli alberi iniziavano a diffondersi sfumature di rosso e arancio. Al loro passaggio, le foglie di betulla sventolavano come paillettes dorate.
Per un po, Dana cerc di osservare la campagna fuori dal finestrino, ma avvallamenti e curve scombussolavano il suo equilibrio e la nausea la costrinse a guardare in avanti. Si dimenava nervosa sul sedile, armeggiando con la cintura.
Quanto manca ancora?, chiese, sperando che la risposta fosse poco piuttosto che tanto.
Sua madre sospir. Circa unora e mezza.
Te lho gi chiesto?
 tutto ok, tesoro. Tranquilla.
Non voglio continuare a chiederti la stessa cosa pi volte.
Lo so che non vuoi.
Sono sicura che sia davvero fastidioso. Io sarei infastidita, se dovessi ascoltare qualcuno che mi ripete la stessa domanda pi volte.
Va tutto bene, amore, la rassicur la madre. Non importa se mi ripeti la stessa domanda un milione di volte.
 anche vero che se qualcuno mi ripetesse la stessa domanda, forse non ricorderei che me lha gi fatta, sottoline Dana. Immagino sia il lato positivo.
Vediamola cos, s.
Dovrei scrivermi sul cellulare le domande per assicurarmi di non averle gi fatte.
Tir fuori liPhone dalla tasca della felpa oversize con cappuccio e scorse lo schermo fino a trovare lapp del bloc-notes e inizi a digitare.
domande gi fatte
15:17 D: Quanto manca x casa?
R:
Non ricordava la risposta.
Sospir frustrata. Si sentiva stupida, bench sapesse di non esserlo affatto. Era intelligente, era sempre stata la prima della classe con risultati superiori alla media. Il fatto che la sua memoria a breve termine andasse e venisse non la rendeva meno intelligente. La faceva solo sentire stupida  e questo la portava a credere che anche gli altri la ritenessero tale. Lavrebbero considerata una cerebrolesa. Lavrebbero evitata, perch lidea li metteva a disagio. Tutti avevano amato la Dana di Prima. Nessuno avrebbe scelto la Dana di Adesso.
Perch Roger oggi non  venuto?, chiese.
Guard sua madre, valutando la durata del silenzio, il respiro profondo, il modo in cui serrava e rilassava le mani sul volante.
Ti ho gi chiesto anche questo?.
Un lieve sorriso forzato.  tutto ok.
Dana abbass lo sguardo sulliPhone e digit.
15:26 D: XK Rgr nn  venuto a prendermi?
Roger voleva venire, rispose la madre, ma aveva degli impegni.
risposta: Non voleva.
Allora non ne aveva voglia, no?, comment Dana con voce piatta. Se davvero ne avesse avuto voglia, non avrebbe fatto altri progetti, no?
Questo non  vero, Dana, replic sua madre. Roger  in corsa per le rielezioni e ha anche la sua azienda da gestire. Ha la giornata piena e non dipende sempre da lui. Questo non significa che tu non sia importante.
Solo che altra gente  ben pi importante di me, puntualizz Dana. Non fa niente. Tanto mi sta antipatico comunque.
La madre di Dana rimase sbalordita. Dana! Questo non  vero!.
Lynda! Ne sono abbastanza sicura.
Tu e Roger siete sempre andati daccordo!.
Ma non credo che mi stia simpatico, insistette Dana.
Non capisco perch pensi una cosa del genere.  solo che non ti ricordi, ecco tutto.  stato come un padre per te da quando avevi quattordici anni.  sempre stato al tuo fianco da quando tuo padre  morto: nelle attivit scolastiche, al conseguimento del diploma, alluniversit, durante il trasloco a Minneapolis. Non ricordi niente di questo?.
Dana si strinse nelle spalle. I suoi ricordi su Roger Mercer erano adinamici quanto lei. Non le suscitavano forti emozioni. Quelluomo era semplicemente presente nelle immagini della sua mente e nelle foto sul telefonino. Non riusciva a definire quel che provava, quando guardava quelle istantanee, per sapeva che luomo venuto a trovarla durante la sua permanenza al Weidman Center non le piaceva per niente. Si era fatto vivo esattamente una volta al mese, giusto per poche ore, di domenica. Era venuto solo per senso del dovere, pensava Dana. Non sapeva mai cosa dirle. Non voleva guardarla. Ogni scusa era buona per uscire dalla stanza, una telefonata, una pausa caff, il bagno, per dare unocchiata alla partita di baseball al televisore in sala dattesa. Forse era stato vicino alla Dana di Prima, ma non voleva avere niente a che fare con la Dana di Adesso.
E come biasimarlo? Anche lei avrebbe preferito la Dana di Prima, ma quella scelta non le era concessa.
Sei solo stanca, afferm sua madre.
Dici?
Come ha detto la dottoressa Dewar, lasciare il centro riabilitativo  un grosso passo. Positivo, certo, ma anche stressante. Sei nel bel mezzo di un vortice di emozioni belle e brutte.
Veramente no, ment Dana. Sono adinamica, ricordi? Non provo emozioni.
Anche se sua madre stava per dire qualcosa, ingoi la replica e tenne gli occhi fissi sulla strada. Una delle emozioni che aveva appena negato di avere rimorse la coscienza di sua figlia: il senso di colpa.
Dana era stanchissima, dal punto di vista fisico e mentale, e avvertiva eccome lo stress di quel passo. Il Weidman Center era un posto sicuro. L tutti la conoscevano. Ognuno sapeva cosa pretendere e aspettarsi da lei. Tutti erano abituati a guardarla e nessuno conosceva la Dana di Prima. La gente a casa invece conosceva solo la Dana di Prima e lidea di presentare loro la Dana di Adesso le dava il voltastomaco.
Nel mondo reale cosa ne sapeva la gente di alluvioni emotive o adinamia o di qualunque altra strana tempesta che travolgeva la mente di qualcuno danneggiato quanto lei? Un bel niente. Gli unici a capirlo erano quelli che lo avevano provato e le persone care che avevano condiviso quellesperienza.
Come sua madre.
Scusa, mormor Dana.
Sua madre scosse il capo. Con gli occhi pieni di lacrime e la voce strozzata rispose: Non devi scusarti di niente.
Dana scivol sul suo sedile e fiss la strada davanti a s, a disagio allidea di affrontare tanto le emozioni di sua madre quanto le sue.
Quanto manca ancora?, chiese.
Sua madre sospir. Circa unora.
Riusciva a vedere la luce del sole toccare il pelo dellacqua sopra di lei, diluendosi poi nel momento esatto in cui tentava di penetrare nel profondo. E lei nuotava in quella direzione. Su. Su. Scalciando. Allungandosi. Ma qualcosa poi la tratteneva come un braccio invisibile attorno al petto. La strattonava da dietro, rallentandola, allontanandola sempre di pi dalla luce, dallaria, dalla libert.
Dentro di lei il suo autocontrollo esplose come un pallone aerostatico, come se le scoppiassero i polmoni, inondandola di panico glaciale. Nellistante successivo squarci la superficie della coscienza, riemergendo brusca nel presente. Grid con veemenza mentre lottava contro la presa della cintura di sicurezza e della bretella. Allung le braccia in avanti, artigliando il cruscotto della macchina.
No! No!.
Dana! Dana!. La madre url il suo nome disperata, deviando sul ciglio della strada per poi frenare bruscamente. Dana, va tutto bene! Va tutto bene, tesoro!.
Non ancora del tutto nel presente, Dana scacci via la mano che si allungava verso di lei. Respirava a grandi boccate quasi fino a strozzarsi. Sentiva il cuore in gola e nelle orecchie.
Calmati. Calmati, le ripet sua madre, con voce tremante. Tranquilla. Va tutto bene. Sei al sicuro.
Dana pens che il cuore stesse per schizzarle fuori dal petto al galoppo come un cavallo impazzito. Nel sudore freddo che le inzuppava i vestiti sent lodore della paura. La sua mente rimest nellelenco dei consigli per calmarsi.
Rallenta il respiro.
Concentrati sulle pulsazioni.
Fai il punto della situazione.
E piano piano il mondo torn a fuoco. Era in una macchina; quella che vedeva era la luce del giorno; in sottofondo la radio suonava. Si trovavano sul ciglio della strada delimitata su un lato da un centro abitato, sullaltro da un campo boschivo.
Va tutto bene, tesoro, ripet sua madre, allungandosi per toccarle una spalla e accarezzarle un braccio. Era solo un brutto sogno. Sei al sicuro. Siamo quasi a casa. Va tutto bene.
Sembrava stesse provando a calmare un animale in preda al panico.
Sta facendo proprio questo, pens Dana.
Si scroll di dosso la mano della madre, infastidita, irritata e imbarazzata dalla situazione. Tir su il cappuccio, per isolarsi.
Era solo un brutto sogno.
S.
Ora  passato. Va tutto bene. Siamo quasi a casa, tesoro, disse la madre allungandosi di nuovo per toccarla.
Dana schiv la sua mano, rannicchiandosi contro lo sportello, imbronciata. Andiamo. Andiamo e basta. Non facciamone un caso.
Lynda si riaccomod al volante e sospir, inser la marcia e si rimise in strada.
Comincia a sembrarti un posto noto?, chiese alla figlia.
Immagino di s, mormor Dana, guardando le case quando svoltarono in un quartiere.
Graziose case di mattoni dallo stile complementare si ergevano su ampi lotti inseriti in un contesto verde. Zucche, crisantemi, spaventapasseri sorridenti decoravano i gradini degli ingressi e i cortili. I fantasmi della memoria le passarono nella mente. Dana era stata la bambina con le treccine a bordo della bicicletta rosa lungo quella strada. Poi la ragazzina che portava a spasso il cane, la teenager seduta con le amiche sulla panchina del parco, a parlare di moda e di ragazzi. Tutto ci sembrava parte di un film, sulla vita di qualcun altro, per.
Svoltarono in una strada senza uscita con mezzi parcheggiati, tre dei quali erano furgoni delle troupe televisive, con la decalcomania delle rispettive emittenti e antenne paraboliche appollaiate sul tetto.
Oh no, mugugn tra i denti Lynda.
Dana avvert il nervosismo della madre. Non ne afferr il motivo. Non pens al fatto che lavrebbero considerata uno scoop. Sapeva di essere stata la notizia in prima pagina a Minneapolis nel mese di gennaio, ma poi aveva trascorso gli ultimi nove mesi  lintera vita della Dana di Adesso  in ospedale assieme a staff medico e altri pazienti con lesioni cerebrali, senza contatti con il resto del mondo.
La sua attenzione fu catturata da un bouquet di palloncini rosa appeso sopra una cassetta delle lettere in rame in fondo alla strada. Quella alle spalle della cassetta era casa sua: una grande costruzione in mattoni con imposte blu, un interessante profilo del tetto e un cortile per mettere in mostra il talento della Mercer-Nolan Landscape Design.
Entrarono in un vialetto, passando vicino a un suv Mercedes nero con un adesivo rosso, bianco e blu sul vetro posteriore: rieleggi mercer/senato statale. La porta dingresso della casa si spalanc e Roger usc fuori per accoglierle, seguito da un tizio pi giovane che Dana non riconobbe.
Roger sembrava uscito dallo spot di unagenzia immobiliare o assicurativa: alto, di bellaspetto, capelli neri pettinati indietro e occhiali alla Clark Kent. Aveva un bel sorriso luminoso. Fece il giro della macchina e apr lo sportello di Dana.
Bentornata a casa, tesoro, disse sorridendo e chinandosi verso di lei. Com andato il viaggio?
Non lo so, rispose Dana. Fissava la fibbia della cintura di sicurezza, perplessa su come aprirla. Io non cero.
Si  addormentata, precis sua madre, sganciando impaziente la cintura.
Che ci fa qui questa gente?, chiese poi brusca, rivolgendo tutta lirritazione verso il marito. Non sono affaracci loro.
Non controllo i media, Lynda, lo sai.
E come hanno scoperto che Dana stava tornando a casa?
Non so, rispose lui sarcastico. Forse una dozzina di palloncini rosa appesi alla cassetta delle lettere non  un ottimo modo per mantenere un segreto.
Vi dispiacerebbe litigare pi tardi?, chiese Dana. Vorrei scendere dallauto.
Roger le offr la mano per aiutarla. Una volta uscita, la ragazza si raddrizz piano piano, indolenzita dal lungo viaggio. Ci nonostante lasci subito la mano di Roger.
Scocc uno sguardo allaltro uomo, alle spalle del suo patrigno. Era un uomo sui trentanni, dalla corporatura massiccia e il volto terreo. Riservato e professionale, vestito in giacca e cravatta, con i capelli castani pettinati allindietro. La fissava, ben attento a celare il suo shock. Dana per lo intu dal suo sguardo e fin da subito non le piacque.
Chi  quello?, chiese schietta, tirandosi sul viso il cappuccio della felpa.
Roger si volt appena, poi rispose: Wesley Stevens. Mi aiuta nella campagna elettorale.
Perch  qui?.
Roger si costrinse a sorridere: Ma quante domande!. Poi fece per abbracciarla. Bentornata a casa, tesoro.
Dana arretr di un passo verso la macchina e sincup. Lhai gi detto. Non toccarmi. Non mi piace che mi tocchino.
Il patrigno si accigli giusto unistante, poi si volt e lanci unocchiata a sinistra, in cerca di complicit. Mi spiace, amore. Volevo solo abbracciarti, sono felice del tuo ritorno. Ci sei mancata tanto!.
Allora saresti potuto venire pi spesso a trovarmi, replic Dana con logica impeccabile.
Mi sarebbe piaciuto poterlo fare.
Senatore, come si sente a riavere a casa la sua figliastra? Com ritornare a casa, Dana?.
Dana si volt verso la fonte di quelle domande. La reporter si trovava in fondo al vialetto, circa tre metri e mezzo dietro la macchina di sua madre, una biondina dal sorriso professionale che vacill un po quando Dana la guard negli occhi.
Com ritornare a casa?, ripet.
Dana la fissava. Era alta pi o meno quanto lei. Portava i capelli a caschetto sulle spalle, proprio come Dana prima che glieli tagliassero in ospedale. Il blazer di lana blu sarebbe potuto uscire dal cassetto di Dana.
Oh mio Dio, una volta ero cos, pens.
Accanto alla biondina, cera il suo cameraman. La telecamera riprendeva la scena, risucchiando quel momento di rivelazione per risputarlo nelle case dei telespettatori dellIndiana del Sud e nel Kentucky del Nord.
Dana si sentiva come piantata a terra, incapace di voltarsi. Avrebbe voluto sparire. Avrebbe voluto coprirsi con il cappuccio e svanire nel nulla, eppure sembrava non riuscire a muoversi.
Ed ecco un secondo reporter e un secondo cameraman, poi una terza coppia.
E sembrava parlassero tutti allunisono, le loro domande formavano unonda di linguaggio che stava per travolgerla nel momento esatto in cui lalluvione di emozioni inizi ad allagarle la mente.
Dana, come va?
Come ti senti?
Cosa? Dove? Come? Chi?
Dana Senatore Doc Casey Holiday Grant. Senatore Dana Mercer Dana, Dana, Dana!
Quelle parole si rincorrevano e capitombolavano luna sullaltra, perdendo ogni senso. Come una mano, il panico cominci a serrarle la gola.
E per tutto il tempo, Dana continu a fissare la reporter bionda, la ragazza che tanto le ricordava se stessa, comera un tempo. I tratti di quella giovane donna cos simili ai suoi, la forma del viso, la punta del naso, il colore dei capelli. Quellespressione intensa cos familiare che sembrava creata da Dana stessa, generata dallintensit della sua emozione.
Per uno strano scherzo del suo cervello danneggiato, quella ragazza divenne lei. Non era una sconosciuta che per caso le assomigliava. Lei era Dana. Era la Dana di Prima, e la Dana di Adesso tutto dun tratto si ritrov a guardare in faccia il suo passato.
Tutto il suo corpo inizi a tremare dal profondo.
Smettila, disse, talmente piano da non essere sicura che gli altri lo avessero sentito. Poi il suo tono crebbe. Smettila. Smettila!.
Senza nemmeno rendersene conto, avanz di un passo, poi un altro, allungandosi verso limmagine di se stessa.
Smettila! Smettila!.
Le facce dei reporter apparirono pi lunghe, distorte, le bocche spalancate. Le domande si tramutarono in grida acute, suoni distorti.
Smettila! Smettila!, strill Dana.
Come nel sogno dellacqua, qualcosa lafferr alle spalle, trascinandola indietro. Un grosso braccio attorno al petto che la tirava via. Dana reag distinto, afferrando quel braccio e lottando per liberarsene.
Le si staccarono i piedi da terra, quando la sollevarono e la girarono, e dimprovviso si ritrov tra le braccia di sua madre, voltata di nuovo e spinta verso casa.
Alle sue spalle sent la voce di un uomo che rimbombava con autorit.
Adesso basta, gente! Vi prego! Sono sicuro che capirete che si tratta di una questione familiare. La figlia del senatore Mercer  appena uscita dallospedale.  esausta e sconvolta.
Siamo molto emozionati allidea di riavere Dana a casa con noi, disse ad alta voce Roger. Ma, vi prego, un po di rispetto per la nostra privacy.
Dana si mosse verso la porta ed entr nellingresso, come se il suo corpo avesse inserito una sorta di pilota automatico di autodifesa che lallontanava dalla calca, anche se il suo cervello sguazzava ancora fra rumori ed emozioni.
Dana! Dana! Dana!
Barcoll e corse via, sfuggendo alla presa della madre, urtando il tavolino dellingresso e rovesciando un vaso di fiori freschi. Lacqua venne gi a cascata schizzando le mattonelle. Il rumore del cristallo in frantumi fu forte quanto una bomba.
Dana!, grid la madre. Calmati! Calmati!.
Dana scart di lato e corse nel bagno per gli ospiti, chiudendosi con violenza la porta alle spalle, tagliando fuori il suono, il movimento, la follia. Con mani tremanti, apr il rubinetto, raccolse lacqua e se la butt sul viso. Ripet quel gesto pi volte, versandosi lacqua sulla felpa, sul lavandino incassato e per terra.
Dana?, la chiam la madre, bussando alla porta. Tutto bene, tesoro? Apri la porta, ti prego.
Che domanda assurda, pens Dana in piedi davanti allo specchio dalla cornice dorata sopra il lavandino. Stava bene? Niente andava bene, tantomeno lei. Aveva appena avuto una crisi di nervi di fronte alle telecamere dei giornalisti. Telecronisti che si trovavano nel vialetto di casa sua, luogo in cui avrebbe dovuto sentirsi sana e salva.
Cosa importava ai giornalisti che fosse tornata a casa? Il loro interesse nei suoi confronti avrebbe dovuto morire assieme alluomo che si era accanito su di lei.
Bentornata a casa, pens, mentre si guardava allo specchio.
Sua madre buss ancora, pi forte. Dana? Rispondi!.
Dimenticandosi di chiudere il rubinetto e asciugarsi la faccia, Dana arretr e si sedette sul water, le gambe come gomma mentre calava ladrenalina.
La porta si apr piano e Lynda si precipit dentro spaventata, in affanno e pallida.
Amore, stai bene? Tutto ok?.
Stava per chinarsi, allungare una mano, toccarla trafelata, e Dana non riusc a sopportarne lidea.
Ferma!, esclam, alzando le mani per bloccare lavanzata di sua madre. Smettila! Per Dio! Lasciami sola!.
Lynda si tir indietro, offesa e smarrita. Non sapeva cosa dire, cosa fare. Il rubinetto era ancora aperto e si udiva lo scroscio dellacqua in sottofondo. Incroci le braccia lottando per calmare le sue, di emozioni.
Stai bene?, le chiese sforzandosi ancora di rimanere calma.
Sono stanca, rispose la figlia con un filo di voce. Dentro di lei un guazzabuglio di emozioni, e lei scelse la pi semplice e naturale delle scuse. Non aveva la forza di affrontare il resto. Meglio serrare i battenti. S, era meglio per tutti.
Sua madre chiuse il rubinetto, prese un telo dal portasciugamani e glielo porse. Asciugati il viso, tesoro.
Dana si premette il telo sulla faccia, poi se lo avvolse attorno alle mani mettendoselo in grembo. Si chin in avanti, posando gli avambracci sulle cosce. Avrebbe voluto chinare la testa e addormentarsi proprio l. Forse una volta risvegliatasi, si sarebbe trovata altrove e tutto quello sarebbe stato solo un brutto sogno. Si domand quante volte avesse formulato quel pensiero dallinizio della sua seconda vita.
Che razza di facce toste, disse Lynda, guardando fuori dalla finestra, come per sincerarsi che i reporter non facessero irruzione in casa. Come osano venire qui? Sono solo avvoltoi!.
Io ero come loro, puntualizz Dana.
Non sei mai stata cos, replic la madre. Invadenti e maleducati. No, non sei mai stata cos.
Fanno solo il loro lavoro, disse Dana difendendo in automatico i suoi ex colleghi, bench nemmeno lei li volesse l. Ricevono incarichi.
Vorrei proprio sapere chi glieli ha dati. Se Wesley centra qualcosa, gliela far pagare cara. Mr Campagna Elettorale, mugugn. Non sono affari loro uno se ne torna a casa dallospedale e Dopo tutto quello che hai passato. Cosa pensavano? Che avresti tenuto una conferenza stampa l sul vialetto?
Immagino di essere un bello scoop.
Dana pens alla biondina sul vialetto, che tendeva il microfono facendole domande. Un tempo era stata lei quella ragazza, che riceveva le risposte e sbatteva la notizia in prima pagina. Ora invece era lei la notizia da prima pagina. La vita  una ruota che gira: quel che fai ti ritorna.
Tu non sei un titolo da prima pagina, disse la madre. Sei mia figlia. Non voglio che ti diano fastidio. E non avercela con me perch voglio proteggerti. Sono una mamma,  il mio compito.
Allung la mano per spostarle un ciuffo umido dagli occhi.
Lotterei anche contro un grizzly per te, lo sai, disse accennando un sorriso.
Anche Dana prov a sorriderle. Era quello che le aveva sempre promesso suo padre che per lei avrebbe lottato anche contro un grizzly. Dopo la sua morte, sua madre aveva raccolto leredit di uccisore di orsi.
Non hanno alcun diritto di venire qua, ribad sua madre.  il momento di riprenderci le nostre vite. E loro non hanno il diritto di ficcarci il naso.
Ma non avrebbero avuto indietro le loro vite, pens Dana. Ci che era passato per sempre non sarebbe tornato. Potevano solo andare avanti e sperare che tutto andasse per il meglio. E in quel momento landare avanti sembrava tanto una lungo camminata su per una collina ripida. Lidea esaur le ultime energie rimaste in Dana.
Ho bisogno di stendermi, disse. Posso stendermi ora?
Certo, tesoro, rispose la madre aiutandola ad alzarsi. La tua stanza  pronta. Proprio come lhai lasciata.
Ottimo, disse Dana. Allora devo solo trovarla.

6.

Quando Dana si svegli con un sussulto, il mondo fuori delle finestre si era offuscato. Pozze di calda luce ambrata si raccoglievano sotto le piccole lampade di alabastro sui comodini. Una morbida coperta rosa la teneva stretta e al caldo. Il grande letto era come una nuvola avorio sotto di lei. Si sentiva in un bozzolo meraviglioso.
Come sempre al risveglio, non aveva idea di dove fosse. Per prevenire il panico, cerc sul comodino i cartoncini con le domande e le istruzioni familiari. Niente cartoncini. Cerc di ricordarsi le domande.
Dove sono?
Non al Weidman Center.
Senza muoversi, gir gli occhi per esaminare nei particolari quanto la circondava e provare a identificarlo. Dallaltra parte della stanza, vicino alle finestre, una scrivania dalle linee femminili e gambe arcuate. Sul piano cerano un computer, un dizionario, una tazza di ceramica rosa piena di penne ed evidenziatori. Dietro la scrivania, scaffalature color avorio incassate nella parete piene di libri, foto incorniciate e ricordi da bambina.
Dove sono?
Nella mia stanza.
Dov la mia stanza?
A casa.
Sent qualcosa muoversi tra le soffici pieghe della coperta e guard gi. Un gatto bianco e nero le si era accoccolato sulla pancia.
Smoking!.
Il gatto si svegli, sbadigliando e sbattendo le palpebre. Rotol, si stiracchi con tanto di fusa e sbadigli, poi la guard con un compiaciuto sorriso felino e si mise a ronfare piano come un piccolo motore, facendo la pasta sulla coperta con le zampe dai guanti bianchi. Dana lo accarezz con una mano, assorbendo la sensazione di pace che le dava quel semplice gesto.
Aveva adottato quel gatto in un rifugio di Minneapolis dopo averne intervistato il direttore per il notiziario del mattino che conduceva. Smoking era uno dei tre gatti che si era portata via per promuovere una campagna di adozioni. Aveva passato il resto della giornata sonnecchiando nel cassetto aperto di una scrivania, acciambellato su un cardigan di cashmere.
Dana ricordava quella storia solo vagamente Ed era probabile che la sua mente avesse messo insieme i ricordi a partire dai dettagli raccontati da altri. Fino a quando la madre non le aveva portato una foto di Smoking da tenere in camera al Weidman Center, Dana non ricordava nemmeno di avere un gatto. Ma accarezzarne il pelo lucido le restituiva una sensazione intensa e familiare di pace e appagamento.
Sulla parete opposta, la porta si apr con uno scricchiolio e la madre fece capolino.
Volevo solo controllare, disse, entrando. Dormito bene?.
Dana annu, si tir su e si appoggi a una montagna di cuscini ornati di gale. Smoking riprese immediatamente posto in braccio a lei, trillando come un uccellino nellappallottolarsi.
La madre si sedette sul bordo del letto e si chin a grattargli le orecchie.
Gli sei mancata.
E lui a me.
Penso che Roger sia allergico, confess la madre con un timido sorriso.
Peggio per Roger, ribatt Dana, senza alcuna solidariet.
 quello che gli ho detto io. Ragazza e gatto sono un pacchetto unico, disse. Sta per arrivare la cena. Ho ordinato tutti i tuoi piatti preferiti da Anthonys.
Quali sono?
Pizza con polpette, ricotta e funghi. Ziti al forno. Linsalatona con ceci e cipolle rosse e pomodoro, condita con vinaigrette al vino rosso. E pane allaglio con formaggio.
E se adesso non fossero pi i miei preferiti?
Allora scopriremo quali sono i nuovi.
Erano cambiate cos tante cose. Cerano cibi che non le piacevano pi e adesso aveva voglia di sapori che prima non le erano mai interessati. La ferita si era portata via anche i pi semplici dei piccoli piaceri familiari. Doveva ricostruire tutto da capo, persino cosa le piaceva e cosa no.
Andr tutto bene, tesoro, disse la madre. Lunica cosa che conta  che sei a casa. Chi se ne frega se non ti piacciono pi i ceci? Se non sopporti il mio profumo, devi solo dirmelo. Non ha importanza.
Non sopporto pi il tuo profumo, disse Dana. Davvero.
La madre sorrise e scoppi in una risata. Stasera lo butto via Anche se me lo hai regalato tu per Natale. Che altro?
Ti far sapere, rispose Dana, riuscendo a offrirle un tenue sorriso. Non vado matta nemmeno per quel golf.
Risero insieme, qualcosa che sarebbe parso improbabile qualche ora prima. La madre le diede un buffetto sulla guancia.
Ti voglio bene.
Anchio. Mi dispiace se non sempre lo dimostro.
Non c nulla di cui scusarsi, amore mio, le disse con dolcezza. Devi concentrarti su una cosa sola: guarire. Non voglio che ti preoccupi di nientaltro, ok?.
Dana annu.
La madre si alz, e per tenere occupate le mani inizi a ripiegare la coperta rosa. Adesso, dovresti darti una rinfrescata. La cena sar qui a momenti. E vengono anche Frankie e Mags. Vuoi che ti aiuti a disfare i bagagli?
Ce la faccio da sola, rispose in automatico Dana, per poi pentirsene non appena la madre fu uscita dalla stanza con Smoking, in cerca di cibo, alle calcagna.
Dana apr le due valigie, le svuot sul letto e subito si sent travolta dalle domande su dove mettere la roba, cosa bisognasse appendere e cosa riporre nei cassetti. Decidendo che la decisione migliore fosse non prenderne nessuna, abbandon limpresa e and in bagno a darsi unocchiata allo specchio.
Prima di sdraiarsi aveva cambiato la felpa rosa fradicia con una grigia e adesso sembrava appena strisciata fuori dal cestone della biancheria sporca. La felpa era tutta spiegazzata, ma Dana non sopportava lidea di dover scegliere qualcosaltro per cambiarsi. I capelli corti erano sparati in tutte le direzioni. La soluzione che trov fu tirare su il cappuccio e decidere che era a posto cos. Non ci sarebbero state telecamere a cena, nessun estraneo a giudicarla.
Eppure, era inquieta. Cerc di convincersi che nessuno si sarebbe aspettato nulla di speciale da lei. In fondo non era la prima volta che cenava con la madre e Roger e aveva gi visto altre volte la zia Frankie da quando tutto era successo. Frankie e la sua compagna, Maggie, le avevano fatto visita regolarmente al Weidman Center. Ma in qualche modo era diverso perch stavolta era tornata a casa per sempre.
Era il primo giorno del resto della sua vita. E se non fosse riuscita a comportarsi da persona normale a cena? E se non avesse trovato il bagno? E se e se
E se non avesse trovato la cucina?
Alla maggior parte delle persone sarebbe parsa unidea ridicola. Era cresciuta in quella casa. Come faceva a non sapere dove stesse la cucina? Ma era da molto tempo che non si muoveva in quegli ambienti e anche se fosse andata di stanza in stanza dieci volte quel giorno non era detto che si sarebbe ricordata la strada senza esserselo scritto.
Prese liPhone dal comodino, apr lapp del bloc-notes e digit:
indicazioni: dalla mia camera alla cucina
La sua stanza si trovava al piano pi basso della casa insieme a un grande soggiorno, il che dava limpressione che fosse un appartamento a parte. Entrambe le stanze affacciavano su un patio lastricato in cui erano sparse sdraio e poltrone provviste di cuscini che invitavano gli ospiti a rilassarsi attorno ai tavoli o al focolare centrale. Oltre il patio, unarea verde declinava verso i boschi.
Dopo aver passato linfanzia in una camera appena in fondo al corridoio rispetto a quella dei suoi genitori, Dana era stata cos eccitata quando, a sedici anni, le era stato permesso di trasferirsi al piano di sotto, concedendole la privacy e lindipendenza che ogni adolescente voleva (e dando alla madre e a Roger, sposati da poco, la privacy che anche loro volevano).
Dana usc dalla stanza e gir a destra, verso il soggiorno pieno di luce. Era stata senza dubbio sua madre ad accendere le lampade panciute in stile Ming posizionate sui tavolini da caff accanto al grosso divano di pelle troppo imbottito. Un caminetto di pietra dominava la parete di fondo, con un enorme televisore appeso sopra la spessa cornice.
Una scala dalla curvatura aggraziata conduceva al primo piano, dove Dana si ferm per ricalcolare il percorso. Girare a destra? O a sinistra? Dal punto in cui si trovava vedeva la porta dingresso, quella per il bagno degli ospiti, la scala che si avvolgeva verso lalto e le camere del secondo piano. Rimase in silenzio, esaminando i dettagli, ascoltando con attenzione, nel tentativo di chiamare a raccolta i ricordi.
Sinistra. Girare a sinistra. Prese appunti sul cellulare e prosegu lungo il corridoio che si apriva in un salotto di rappresentanza da un lato e la sala da pranzo dallaltro. Ora sentiva delle voci. Voci di donne. Voci familiari. Si ferm ad ascoltare.
Lho visto in tv in palestra. Non ci potevo credere! Come hanno fatto a sapere che Dana sarebbe tornata a casa oggi?
Non lo so. Roger ha detto che non avrei dovuto appendere i palloncini alla cassetta delle lettere.
Oh, per lamor del cielo! Che coglione! D la colpa a te? Come se non fossi gi abbastanza stressata.
Ma forse non ha tutti i torti.
Non difenderlo, Lynda! Come osa farti questo? E, cazzo, lo sai benissimo che devessere stato Wesley Stevens a fare la soffiata a quelli dei telegiornali. Qualunque cosa pur di avere un secondo in televisione. Ti prego dimmi che non viene a cena. Sta appiccicato a Roger come fosse velcro.
Wesley non viene a cena. Solo la famiglia, rispose Lynda. E quel che  successo nel vialetto non  dipeso da Roger, Frankie.
Be, lha fatto andare in tv, no? E senza spendere un centesimo. Ed  una notizia di cronaca, quindi niente par condicio per lavversario. Dicono che questa corsa al senato si giochi sul filo di lana.
Non creder mai che Roger abbia la bench minima responsabilit nellaccaduto. Soffre moltissimo per lo sconvolgimento di Dana.
Anchio soffro moltissimo, intervenne una terza voce. La compagna di Frankie, Maggie. Dovremmo concentrarci su Dana, Frankie. Lo sguardo che aveva mi ha spezzato il cuore.
Quel che ha detto quella conduttrice mi ha fatto venire voglia di spaccarle la faccia, ribatt Frankie. E tirare in ballo Casey Grant. Che cazzo! Sono passati anni! Perch parlarne adesso? Nessuno sa cosa le sia successo. Lascia perdere, Cristo santo. Anche se ci fosse un collegamento, che differenza pu fare adesso?
Possiamo non parlarne?, esclam Lynda, inquieta. Dana arriver da un momento allaltro. Non voglio che senta niente di tutto ci. Non le serve ricordarsi di questo pomeriggio e di sicuro nemmeno di Casey.  la sua prima notte a casa.  gi stressata a sufficienza. Mostriamoci allegri e felici di riaverla con noi, punto.
Qualcuno sospir.
Hai ragione, disse Frankie. Scusa.  che mi sono proprio incazzata.
Lascia perdere, Frankie.
Ok. Fatto. Sparito. Vedi? Faccia contenta! Ora, dov mia nipote? Voglio darle il bentornato a casa.
Ha fatto un sonnellino, disse la madre, ma  sveglia O almeno lo era. Non  escluso che si sia dimenticata della cena e rimessa a dormire.
Come sta?, domand Maggie.
Sembra meglio adesso che si  riposata. Quella confusione assurda nel vialetto  stata troppo per lei, ecco tutto.
 comprensibile. Per me  stato troppo solo vederla.
Quando le succede mi spaventa, ammise la madre. Non so dove vada la sua mente.  come se nemmeno mi riconoscesse.
Non prenderla sul personale, Lynda, mormor Frankie. Il primo istinto del cervello  proteggersi. In noi non c nulla di pi forte della reazione combatti o fuggi. Considerando tutto quello che ha passato, sono sicura che in Dana sia ancora pi accentuata.
Non voglio nemmeno immaginare cosa resterebbe della mia mente, rincar Maggie. Non credo che sarei sopravvissuta a quel che le ha fatto quel pazzo. No davvero, guarda.  cos coraggiosa.
Vado a chiamarla?, domand Frankie. Vado a chiamarla.
Una sedia gratt contro il pavimento.
Dana arretr di un passo, due passi, non volendo farsi sorprendere a origliare.
Ehi ciao, tesoro!.
La voce alle sue spalle, grossa e profonda, la fece sussultare nel momento stesso in cui andava a sbattere allindietro contro il suo proprietario: Roger.
Le balz il cuore in gola e gir lesta su se stessa, inciampando nei propri piedi.
Roger lafferr per gli avambracci, impedendole di cadere.
Direzione sbagliata!, disse, sorridendo.
Nella luce fioca del corridoio appariva inquietante, l a torreggiare su di lei. Dana cerc di voltarsi per sottrarsi alla sua presa.
Eccola qui!, disse Frankie, uscendo dalla cucina. Stavo proprio venendo a cercarti! Bentornata a casa, baby Dee!.
Ed eccola fuori dalla morsa di Roger e nellabbraccio di Frankie, che la trascin in cucina.
Siamo cos emozionati di riaverti a casa!.
Maggie attravers la stanza, sorridendo, le mani tese. Era tutta linee morbide e curve delicate, il corpo di unappassionata di yoga e ballerina, mentre Frankie era la versione femminile del padre di Dana: compatta, atletica, spigolosa. Frankie aveva una stretta di mano che faceva trasalire gli uomini, il caratteristico sorriso rettangolare dei Nolan e meravigliosi occhi azzurri. In contrasto con i lunghi capelli scuri della compagna, Frankie aveva una zazzera cortissima da punk color platino e un tocco di colore che cambiava di continuo, al momento era viola.
Vieni a sederti, disse Frankie, conducendola fino al lungo tavolo da pranzo, sistemato vicino alle finestre. Stasera ti serviamo noi.
Cosa vuoi bere, Dana?, chiese Maggie. Abbiamo portato del sidro frizzante per festeggiare. Ti va?
S, grazie.
Dana scivol sul lato pi lontano del tavolo, con le spalle alle finestre. Si dedic a far rallentare il cuore e la mente impazziti assorbendo piano piano la stanza familiare, concentrandosi una a una sulle cose che riconosceva: gli antiquati pensili bianchi, la grande isola con il piano di granito scuro, le pentole di rame appese alla rastrelliera di ferro. Sul bancone cera un gigantesco gatto di ceramica vestito da maggiordomo, in piedi con un menu tra le zampe che diceva: la cucina di lynda.
Maggie le mise davanti un calice da spumante. Dana, obbediente, prese un sorso di sidro frizzantino.
Allora, esord. Qualcuno mi ha visto al tg? Ero la notizia di apertura o il caso umano?.
Tutti si immobilizzarono per un secondo quasi comico. Frankie lanci uno sguardo alla madre di Dana, come chiedendole in silenzio il permesso di commentare.
Lynda si accigli. Non possiamo lasciar perdere per stasera?
Come se non fosse mai successo?, domand Dana.
S, proprio cos. Per me va benissimo. La negazione pu essere una cosa meravigliosa.
Quindi dovrei nascondere la testa sotto la sabbia?, ribatt Dana. Tutti a camminare sulle uova e fingere che non abbia avuto un gigantesco crollo nervoso davanti a un mucchio di telecamere? Preferirei di no. Sarebbe meglio riconoscere la follia, mia e loro. La gente pensa ancora che io sia la notizia del giorno, quindi lo sono. Evidentemente non  successo molto nel mondo oggi.
Qui non succede mai granch, disse Frankie. Siamo nellIndiana rurale. I rapporti sul raccolto fanno notizia. Sei sopravvissuta a una prova orribile, Dee. Saresti in prima pagina dovunque. Qui vieni subito dopo il secondo avvento di Cristo.
Me lo sono perso mentre non cero?, domand Dana.
Frankie rise. No. Il meglio che ti sei persa  lo scandalo della miss della fiera del grano dolce beccata in macchina mezza nuda con lallenatore di baseball del liceo. Li hai battuti alla grande, Dee.
La gente  affascinata dalle storie di sopravvivenza, disse Maggie. Per quanto ci sembri inopportuna, non puoi biasimarla.
S che posso, protest Lynda. Mia figlia non  una bestia rara.
Certo che lo sono, intervenne Dana. Sono un fenomeno da baraccone. Guardami.
La madre le lanci unocchiataccia. Dana.
Lynda.
Le persone sono morbose, rallentano passando accanto a un incidente, disse Frankie. Voyeurismo libidinoso.
Non credo sia solo questo, replic Maggie, quieta, sedendosi accanto a Dana. Penso che la gente senta la storia di Dana e voglia sapere cosa dentro di s le ha permesso di superare tutto. Si chiede se trovandosi in quella situazione avrebbe lo stesso genere di forza e determinazione.
Io penso che siano lumaconi senza una vita a cui piace guardare le tragedie altrui per poter giustificare la loro mera scelta di esistere, sentenzi Frankie.
Penso che abbiate ragione entrambe.
Le donne si girarono e guardarono Roger che apriva una birra e la versava in un bicchiere della Pilsner Urquell.
Frankie fece una smorfia. Parli da vero politico.
Niente  o bianco o nero, disse Roger. E viviamo in unepoca in cui con i media elettronici si diventa una star in un attimo. La storia di Dana ha fatto il giro del mondo. La gente si  affezionata. Ha investito delle emozioni. Vuole saperne di pi.
Dovrebbero farsi gli affari loro, borbott Lynda, rimestando in un cassetto per prendere largenteria e buttarla sullisola accanto a una pila di piatti.
Non succeder, Lynda, disse Roger. Meglio ammetterlo. Ci hanno chiamato da 48 Hours, 20/20, Dateline.
Dateline. Cera un che di ironico, pens Dana. Una delle sue aspirazioni era stata fare la conduttrice per loro e adesso Dateline la chiamava perch fosse protagonista di una storia.
Se li ignoriamo, alla fine smetteranno. E la prossima settimana capiter qualcosa di terribile a qualcun altro e sar quella la notizia del giorno, disse la madre, mentre suonava il campanello.
Probabile che sia Dateline, disse Frankie. Roger, va tu. Magari riesci a distrarre Lester Holt con una storia sulla politica dellIndiana. Prenditi altro spazio televisivo gratis.
Roger si accigli.
Spero sia la pizza, disse Maggie. Muoio di fame. E tu, Dana? Hai avuto una giornata lunga. Sarai affamata.
Dana si strinse nelle spalle. Non so. Forse.
A volte fatica a distinguere la fame dalla stanchezza, disse la madre.
Non parlare di me, sbott Dana. Dio, che fastidio. Sono qui.
E ne siamo felici, disse Frankie, sedendosi accanto a lei. Le circond le spalle con un braccio e la strinse. Siamo tutti contentissimi di averti a casa, baby Dee. Non prendertela troppo se continuiamo a ronzarti attorno e proteggerti come un branco di mamme orse.  perch ti vogliamo bene da impazzire.
Laroma pungente dellaglio precedette il cibo in cucina. Frankie cominci a scandire: Piz-za! Piz-za!, balzando su dalla sedia per dare una mano. Anche Maggie si alz e si avvicin allisola per aiutare a fare i piatti.
Avevano ordinato cibo per un esercito. Roger torn in cucina con una bracciata di buste di Anthonys, seguito dal fattorino con le pizze.
Dana rimase seduta, concentrandosi su questultimo. Le sembrava familiare, ma non riusciva a collocarlo, perch non conosceva nessun fattorino. Il suo cervello continuava a ripetere quel dato di fatto, mentre cercava invano di trovargli un altro contesto. Cera qualcosa di familiare nel modo in cui chinava la testa, nella posizione delle spalle, nel profilo della mascella.
Lui tenne la testa bassa, mugugnando quanto gli dovevano e porgendo uno scontrino accartocciato a Roger. Aveva i capelli scuri rasati a spazzola e indossava una giacca militare con il colletto alzato.
Dana non conosceva nessuno nellesercito. Non conosceva nessuno nellesercito e non conosceva nessuno che consegnasse la pizza  due strike nel suo cervello in cerca di corrispondenze precise  eppure, le pareva un volto noto.
Non risparmiare sulla mancia, Roger, lo incit Frankie. Hanno dovuto mandare lesercito per superare la tua masnada di giornalisti l fuori.
Roger sorrise a denti stretti. I reporter se ne sono andati, ma sostengo sempre le nostre truppe, Frankie.
Le tue votazioni dicono il contrario, mugugn lei. Lanci unocchiata di traverso al fattorino. E comunque la contribuzione diretta  la via giusta, vero, soldato? Saltiamo le lungaggini politiche e tiriamo fuori i soldi.
S, signora, borbott il fattorino, sempre a testa bassa. Prese i cinque extra che gli allung Roger con un Grazie, signore bisbigliato.
Mentre faceva per voltarsi, Frankie gli mise una mano sul braccio.
Aspetta, disse. Si gir per frugare in una borsa poggiata sul bancone, mugugnando: Cristo santo, Roger, cinque dollari?.
Ne trov dieci e li porse al ragazzo.
Grazie, signora.
Mentre il ragazzo si girava ad accettare la banconota, locchio di Dana intercett il nome sulla targhetta attaccata al petto della giacca: Villante.
Sent scivolarle dentro uno strano miscuglio di consapevolezza e apprensione. Frammenti di ricordi le balenarono nella testa come stelle cadenti, un attimo l e poi spariti. Le superiori. Il nome di unamica  la sua migliore amica: Casey. Frankie aveva accennato a Casey. Un reporter nella ressa fuori da casa sua aveva gridato il nome Casey. Casey Grant. Dana guardava Villante, il fattorino, e il nome che le veniva in mente era Casey.
Qualcosa di freddo e potente si gonfi dentro di lei, facendola alzare in piedi.
Io ti conosco, disse.
Il ragazzo le lanci uno sguardo in tralice, le sopracciglia aggrottate sugli occhi scuri.
Io ti conosco, ripet Dana, stavolta con pi fermezza. Tir fuori il cellulare dalla tasca della felpa e gli scatt una foto.
Devo andare, borbott lui, voltandole le spalle.
John, disse Dana. John Villante.
Gir attorno al tavolo e lo segu fuori della cucina.
Mi ricordo di te, disse, mentre lui apriva la porta dingresso e scattava verso la macchina parcheggiata rasente al marciapiede.
Mi ricordo di te. Hai ucciso la mia migliore amica.

7.

I ricordi arrivarono a frotte rotolando gli uni sugli altri, avviluppati da una valanga di emozioni. Lui fugg. Scatt in avanti e fugg da codardo, fuori da quella bella casa, attraverso il cortile ben curato, via da quello spettro che ricompariva dal passato.
Corse alla macchina ridicola che guidava per Anthonys, un maggiolino modificato per assomigliare a un pomodoro, persino con il picciolo di plastica verde e le foglie che spuntavano dal tettuccio. Si infil dietro il volante e mise in moto, guardando verso la casa, quasi aspettandosi che gli abitanti ne uscissero in massa per inseguirlo.
Il fantasma era ancora sulla soglia della porta aperta, e lo fissava. Io ti conosco. Hai ucciso la mia migliore amica.
Le parole gli erano entrate nella testa e le pareti del cranio ne rimandavano leco. Io ti conosco. Hai ucciso la mia migliore amica. Io ti conosco io-io-io-ti-ti-ti-conosco-conosco-conosco ucciso-ucciso-ucciso.
Ingran la marcia e premette lacceleratore. Non appena fuggito dalla strada chiusa inizi a chiedersi cosa fosse successo. Quasi sperava che almeno una parte fosse scaturita dalla sua mente, un po ricordo, un po allucinazione. Il cuore gli batteva forte ed era madido di sudore freddo, proprio come quando si svegliava dagli altri incubi.
Quando svolt sulla via principale, gli pneumatici della macchina stridettero. Gir a destra invece che a sinistra, per uscire dalla citt invece che per rientrarvi. Il piccolo motore del maggiolino, spinto con acredine oltre i novanta, protest con un ruggito stridulo da cartone animato per il piede troppo pesante.
John desider avere pi cavalli motore. Sentiva il bisogno di andarsene pi in fretta di quanto gli permettesse il Pomodoro. Aveva bisogno di stare solo. Fanculo ai Mercer e a Dana Nolan. Fanculo al suo lavoro e al suo capo e a quella troia di sua moglie. Lidea di tornare al ristorante con tutto il suo rumore e la confusione non fece che acuire il suo senso di nausea. Doveva andarsene da l.
Ovviamente, una reale via di fuga non cera. Non poteva fuggire da qualcosa che era nella sua testa. Non poteva sfuggire al suo passato, tanto meno al presente. I ricordi gli davano la caccia dal di dentro. E ora anche il ricordo del volto di Dana Nolan lo inseguiva, gi per Forest Hill Road fino a Kanner e allo sporco controviale che correva attraverso i boschi fino al gruppetto di capannoni e garage ammucchiati ai bordi del parco nazionale.
Una sola luce smorta tagliava loscurit, illuminando i contorni degli edifici che ospitavano attrezzature da manutenzione: trattori e mietitrici, attrezzi e roba varia. Erano chiusi a doppia mandata dietro una recinzione alta con filo spinato in cima per tenere alla larga vandali e ladri. Il cancello era chiuso e legato con catene e lucchetti. Un grande cartello avvertiva che larea era sottoposta a videosorveglianza e prometteva di perseguire chiunque avesse valicato quel limite.
John entr nel parcheggio di ghiaia fuori della recinzione e fece manovra per puntare la macchina verso la strada, la parte posteriore attaccata alla rete cos che nessuno potesse arrivargli alle spalle. Aveva solo bisogno di starsene fermo da solo per un po, prendere il groviglio di ricordi ed emozioni e dipanarlo in una linea dritta per dargli un senso.
Aveva riconosciuto il nome Mercer sul talloncino della consegna e aveva riconosciuto la casa accostando l davanti. Ma non si era aspettato che qualcuno riconoscesse lui. La maggior parte della gente si concentrava sul cibo e sul ricevere il resto esatto. Se ne fregavano di chi stava dallaltra parte delle buste e scatole. E poi, erano passati quanto? Sette, otto anni? Era un ragazzino lultima volta che lavevano visto. Non gli era venuto in mente che avrebbe potuto esserci Dana.
Hai ucciso la mia migliore amica.
Dana Nolan. Non lavrebbe mai riconosciuta se non lavesse sentita chiamare per nome, se non avesse sentito la sua voce, se lei non avesse pronunciato il suo nome. Si ricordava che era carina: lunghi capelli biondi e una faccia a cuore, grandi occhi azzurri e un bellissimo sorriso. Una cheerleader. La principessa di questo e il capitano di quello. Prima della classe. Redattrice del giornalino scolastico. Piccola Miss Perfezione. Troppo in alto per quelli come lui, il che significava che anche la sua migliore amica, Casey, era troppo in alto per lui, anche se Casey laveva pensata diversamente.
Non vedeva Dana Nolan dallestate del diploma. Lestate in cui Casey Grant era scomparsa, per non riapparire mai pi. Se nera andato nellesercito, in guerra. Non era pi tornato, o meglio non sarebbe mai tornato se le cose fossero andate in modo diverso. Felice di essere andato via, non si era tenuto aggiornato sulle notizie locali. Anche da quando era rientrato a casa, aveva svolto il suo lavoro e badato agli affari propri. Concentrato solo sul guadagnare abbastanza soldi per provare ad andarsene altrove.
Hai ucciso la mia migliore amica.
Non assomigliava pi a quella ragazza. La persona che nella cucina dei Mercer laveva guardato da dentro il tunnel di un cappuccio le assomigliava ben poco. Era la versione Walking Dead della Dana Nolan che conosceva, esile e segnata da cicatrici, con occhi spiritati. Non aveva idea di cosa le fosse successo. Forse aveva avuto un incidente dauto, aveva sbattuto la faccia contro il parabrezza o qualcosa del genere.
E comunque, non si era aspettato certo di vederla l. Era cresciuta e partita, come tutti quelli con ambizioni e possibilit di farlo. Miss Nata per il Successo se nera andata al college, per poi diventare migliore di chiunque altro rimasto in citt O cos pensava lui. Eppure, eccola l, ad accusarlo.
Hai ucciso la mia migliore amica.
John sobbalz quando il cellulare inizi a ronzare e vibrare nel portabicchieri tra i due sedili anatomici. Sul display una parola sola: lavoro. Doveva essere Paula Tarantino, che chiamava per rompergli le palle perch era lento, o peggio, per dire che Dana Nolan aveva telefonato per lamentarsi. Sentiva gi la voce stridula e nasale di Paula strillare: Ha detto che hai ucciso la sua migliore amica! Dovrei licenziarti, stronzo!.
Dio, quanto odiava Paula. Odiava tutto di lei, dallabbronzatura coriacea ai capelli biondo ossigenato cotonati e inamidati con la lacca, fino allespressione inacidita che le torceva le labbra sottili in un nodo cresposo. Non riusciva a immaginare come Tony fosse riuscito fino a quel momento a non strangolarla. Lui stesso era stato tentato di metterle le mani alla gola e strozzarla fino a farle schizzare fuori dalla faccia gonfia quegli occhi da insetto.
Il pensiero ora lo disturbava, sulla scia dellaccusa di Dana Nolan. Sarebbe stato davvero capace di strangolare una donna? Aveva una natura violenta. Se lera sentito dire da sempre. Era figlio di un uomo violento. La mela non cade mai tanto lontana dallalbero Almeno non nella mente degli abitanti di una piccola citt. Lesercito era lunico posto dove potesse andare. La scelta era tra quello o la prigione. Lesercito poteva incanalare la sua rabbia. Avrebbe potuto rendersi utile al suo Paese come arma.
Ma non era pi utile. Una missione in Iraq e una in Afghanistan; una sfilza di anni uniti da battaglie e morti, schieramenti e medaglie gettate in una scatola. Un esplosivo rudimentale piazzato nel posto giusto aveva posto fine al servizio. Lesplosione improvvisa e la corsa nel veicolo da ricognizione che si ribaltava sul terreno nudo gli avevano strapazzato il cervello nella testa, ed eccolo l, di nuovo in Indiana senza niente e senza futuro, a guidare un maggiolino che assomigliava a un pomodoro e consegnare pizze come un sedicenne.
Ora la depressione lo opprimeva, sempre pi gravosa quando era stanco o stressato. Anche nei giorni migliori sembrava che la sua vita non avesse alcun lato luminoso, e quello non era il suo giorno migliore. Aveva visto un fantasma ed era stato accusato di omicidio, e quando il telefono riprese a ronzare e vibrare, gli venne da pensare che forse aveva anche perso il lavoro.
Dei fanali svoltarono dalla Kanner e vennero verso di lui lungo la strada polverosa. Un faro inond il Maggiolino-Pomodoro, e John strizz gli occhi mentre lauto lasciava la strada e parcheggiava di sghimbescio davanti a lui, bloccandogli luscita come un bullo sulla porta dello spogliatoio. Un vicesceriffo gir attorno al cofano della macchina di servizio e venne verso di lui con la torcia Maglite in alto, alla maniera dei poliziotti, che cos potevano girarla rapidamente e usarla come randello.
John abbass il finestrino e sospir.
Che ci fai qui, figliolo?, domand il vicesceriffo. John non riusciva a vederne il viso dietro la luce abbagliante, ma da quellangolazione sembrava alto e irrobustito dal giubbetto antiproiettile che portava sotto la camicia.
Niente, signore, disse John.
Nessuno si fa consegnare la pizza da queste parti.
No, signore.
Allora che ci fai qui?
Mi serviva un momento, disse John. Dovevo fare due gocce, signore.
E vieni fin quaggi?.
John non rispose.
Forse dovevi fare una consegna daltro genere, sugger il vicesceriffo.
No, signore.
Patente e libretto, su!.
La gente andava sempre l a fare scambi di ogni genere, John lo sapeva. L aveva comprato erba e alcol quandera alle superiori. La metanfetamina in cristalli era diventata la droga preferita degli spacciatori della zona. Senza dubbio usavano anche quel posto. E probabilmente i ragazzini andavano ancora a parcheggiare l e a scambiarsi fluidi corporei, come avevano fatto per generazioni.
Estrasse il libretto dal cruscotto del Maggiolino-Pomodoro e lo porse insieme alla patente al vicesceriffo attraverso il finestrino.
John Villante?, disse il vicesceriffo in tono incredulo. Forse  meglio se scendi dalla macchina.
John prese fiato, ma represse il sospiro. Sentiva la pazienza esaurirsi come la miccia sfrigolante di un petardo. Scese, tenendo le mani lungo i fianchi, discoste dal corpo.
Pensavo fossi nellesercito.
S, signore, lo ero.
Il vicesceriffo cambi linclinazione della torcia cos da dirigerne il bagliore sul proprio viso. Tim Carver. Vicesceriffo Carver adesso.
Oh Ges. Questa serata non fa che migliorare.
Tim Carver. Capitano della squadra di football, Mr Penso A Tutto Io. Il fidanzato di Dana Nolan alle superiori. Avevano giocato assieme, lui e Tim Carver: football, basket, baseball. Le loro fidanzate erano migliori amiche. Ma lui e Carver non si erano mai presi davvero. Carver era un leader, un ragazzo di buona famiglia, destinato a cose pi elevate West Point, per la precisione. Quando era stato accettato l si era fatto un gran chiasso per tutta la citt. John non gli chiese comera finito in ununiforme da vicesceriffo.
Gli balen lidea che Dana Nolan avesse messo Carver sulle sue tracce, e quel pensiero si tramut presto in rabbia. Erano passati tanti anni. Se nera andato a servire il suo Paese, era stato rispettato dai suoi compagni, eppure era bastato un secondo a ridurlo di nuovo al ragazzino emarginato del liceo.
Che ci fai qui, John?
Come ho detto, dovevo fare due gocce.
Non mi piace trovarti qui. Sappiamo tutti e due che in questo posto di notte c parecchio movimento e niente di buono.
John si strinse nelle spalle. Vuoi perquisirmi? Accomodati. Non ho niente per te.
Da quando sei tornato?
Qualche settimana.
Carver lo fiss a lungo. Nessuno sar contento di riaverti qui, John.
John non replic. Aveva il diritto di tornare come chiunque altro. E tuttavia, non lavrebbe fatto se avesse avuto un altro posto dove andare.
Ce laveva sempre avuta con Tim Carver, per il suo atteggiamento di superiorit, per la compiaciuta certezza di avere il mondo nelle mani. Tim Carver aveva visitato posti nel vasto mondo fuori da Shelby Mills. Eppure, eccolo, Mr West Point, un vice della contea di Liddell che si aggirava per le strade secondarie in mezzo al nulla, a dire a John che non avrebbe dovuto essere l. Fanculo.
John in quel momento non desiderava altro che afferrare la testa di Carver e tirargli una ginocchiata in fronte. Avrebbe voluto vomitare oscenit, menare pugni e spalancare la valvola della pressione che limpazienza gli stava facendo montare dentro la testa e il petto. Chi cazzo era Tim Carver per fare il gradasso con lui?
Nel portabicchieri del Maggiolino-Pomodoro il telefono stava di nuovo ronzando e saltellando.
Fanculo anche Paula.
Il suo livello di ansia si alz di una tacca.
Hai qualcosa in macchina che non dovresti avere?, domand Carver.
No, signore.
Quindi non ti dispiace se do unocchiata, giusto?
No, disse John, preparandosi gi a disconoscere lo spinello che aveva nascosto. Non era suo. Qualcun altro aveva guidato la macchina. O probabilmente apparteneva al ragazzino messicano dellautolavaggio
Carver non gli avrebbe creduto. Un tempo erano stati tutti e due in quella strada a comprare erba e fumare. Ma di certo nessuno avrebbe creduto alla versione di John.
Carver fece lampeggiare la torcia nella macchina e pass di finestrino in finestrino, annusando come un segugio. Lauto sapeva di pizza, laroma pungente della salsa di pomodoro e dellorigano copriva del tutto quello di un minuscolo spinello di marijuana.
La radio che Carver portava in spalla gracchi qualcosa di incomprensibile. Si addensavano guai maggiori da qualche altra parte nella contea di Liddell.
Il vicesceriffo gli punt la luce negli occhi e torn verso lauto della polizia. Ok. Devo andare. Ti suggerisco di fare altrettanto, John.
Va bene.
Resta lontano dai guai se ci riesci.
John represse con veemenza un sonoro vaffanculo. Guard Carver risalire in macchina e andarsene, poi rimont nel Maggiolino-Pomodoro e lo segu lungo il controviale. Si mantenne entro i limiti di velocit, non aveva alcuna fretta di prendere una multa o di tornare da Anthonys.
Quando super linsegna illuminata dei Bridelwood Estates vi lanci unocchiata, chiedendosi cosa fosse successo in casa dei Mercer, che cosa stesse succedendo in quel momento. Dana Nolan pensava a lui? Parlava di lui? Diceva a chiunque volesse ascoltarla che sapeva che lui doveva aver fatto qualcosa di terribile a Casey Grant tantissimi anni prima?
Avrebbe voluto non dover tornare. Ma non aveva niente e nessun altro luogo dove andare. L almeno aveva un posto in cui vivere e un lavoro per il momento.
Svolt nel vicolo, parcheggi dietro il ristorante ed entr dalla porta sul retro, tra il rumore di pentole che sbattevano e gli ordini urlati, lodore di origano e della salsa di pomodoro. Odiava il frastuono e la confusione. Gli facevano saltare i nervi. Non sopportava di trovarsi in uno spazio cos ristretto con cos tante persone e cos tante voci.
Paula si precipit dallo stretto corridoio buio come un missile a infrarossi, la faccia risucchiata in un pugno stretto e orribile di lineamenti incolleriti.
Dove cazzo eri? Perch non rispondi a quel cazzo di telefono? Che cazzo hai che non va?.
John incass la testa tra le spalle a quel fuoco di sbarramento. Paula aveva linflessione del New Jersey e sembrava Danny DeVito con una grottesca parrucca platino.
Cazzo sei sordo, John?, strill, fermandosi appena prima di andargli a sbattere addosso.
No, signora, borbott.
Le ordinazioni sono rimaste qui ad aspettarti!.
Le porto subito.
No! No!  troppo tardi. Tony ha dovuto portarle da solo perch tu, stronzo, non eri qui a fare il tuo cazzo di lavoro! Se dipendesse da me ti licenzierei, coglione!.
John avrebbe voluto spingerla via. Il corridoio era troppo stretto e troppo caldo, e Paula era troppo vicina e troppo chiassosa e troppo aggressiva. Cerc di spostarsi di un passo, ma lei accorci di nuovo le distanze.
In effetti, ti licenzio sul serio. Sei licenziato! Mi senti? Sei licenziato, cazzo! Rivuoi il tuo lavoro? Puoi strisciare da Tony e supplicarlo! E se sa cosa  meglio per lui, non ti riprender. Abbiamo unattivit da mandare avanti. Abbiamo una reputazione da mantenere. E se non riesci nemmeno a fare delle semplici consegne, e se non riesci nemmeno a rispondere a quello stramaledetto telefono, allora non dovresti essere qui.
Mi dispiace, mormor.
Odiava scusarsi con lei. Non perch non avesse torto, ma perch lei era una puttana fuori di testa. Era cos tutti i giorni, dava sempre addosso alle persone, sminuiva tutti quelli che lavoravano per lei. Lo faceva anche con il marito. Amava soprattutto prendersela con gli uomini, facendoli sentire piccoli e impotenti perch sapeva che non avrebbero reagito.
John avrebbe voluto tirarle un pugno cos forte da farla volare in fondo al corridoio, attraverso il ristorante affollato e fuori della porta principale come in un cartone animato. Ma non poteva. Gli restava abbastanza buon senso da sapere che non poteva, a dispetto di ci che avrebbe voluto.
Mi dispiace se sei andato in guerra e tutto, prosegu lei, ma non  una scusa.
Di colpo, John le volt le spalle. Doveva andarsene. Ora, prima di perdere davvero le staffe. Non era una scusa? Peccato che fosse quasi morto per il suo Paese. Peccato che probabilmente la sua testa non avrebbe mai rifunzionato per bene. Nulla di tutto ci poteva paragonarsi allimportanza di consegnare le pizze.
Non voltarmi le spalle!.
John continu a camminare. Paula continu a inveire, ma ormai John non la sentiva pi. Il sangue gli ruggiva nelle orecchie mentre usciva, superava il Maggiolino-Pomodoro e attraversava il vicolo fino al parcheggio vuoto vicino allofficina di saldatura, dove aveva lasciato il furgone. Non sentiva altro che la rabbia e limbarazzo che lo deridevano, riempiendogli il cranio di rumore bianco.
Il motore prese vita rombando di malavoglia e John usc dal parcheggio, gi per il vicolo e nella traversa. Si tenne alla larga dalle vie principali, sperando di evitare i poliziotti. La luce posteriore sinistra era fulminata da prima che si arruolasse. Il vecchio si era rifiutato di ripararla o pagare una sola multa di quelle con cui aveva riempito una scatola intera in assenza di John. Le conservava, come una collezione che lo divertiva, in qualche modo, e ogni tanto ne usava una per accendere il fuoco o schiacciare un insetto.
Era per tre quarti ubriaco, stravaccato sulla poltrona reclinabile a guardare wrestling professionistico, quando John entr nella fatiscente casetta in stile ranch in cui vivevano ai margini della citt. La puzza di sigaretta, sudore rancido e bourbon impregnava la stanza.
Il vecchio spalanc un po di pi un occhio. Non ti hanno ancora licenziato?, domand con voce met annoiata, met catarrosa.
John non disse nulla. Quel vecchio sporco bastardo faceva la stessa domanda ogni sera, proprio come quando lui aveva sedici anni e falciava prati per qualche spicciolo. Aveva sempre provato una gioia perversa per i suoi fallimenti, felice di strisciare a bearsi sullego caduto del suo stesso figlio. Sapeva Iddio che di solito era troppo ubriaco per arrampicarsi pi su di cos.
John gli gett unocchiata passando, disgustato come sempre alla vista del padre. Mack Villante aveva quarantasette anni e ne dimostrava sessantadue, il corpo inacidito e invecchiato da alcol e amarezza. Aveva un viso duro e solcato dalle rughe, incartapecorito dal sole, labbronzatura in netto contrasto con i baffi bianchi alla Fu Manchu e i capelli a spazzola. La pancia da bevitore di birra era una caratteristica costante, dura come la pietra, senza dubbio in armonia con il fegato. Era un uomo dai grossi pugni carnosi, ancora capace di grande forza e grande violenza, ma non quandera in quelle condizioni Troppo intossicato per alzarsi o parlare senza strascicare le parole.
Rise alla muta disapprovazione di John.
Vaffanculo, pens John. Fanculo, vecchio. Ma non lo disse. Aveva imparato da tempo a non litigare con un ubriaco. Represse quella rabbia assieme al resto, insieme al pentolone ribollente e borbottante che aveva gi dentro. Ogni minuto che passava si sentiva sempre pi simile a un vulcano pronto a esplodere.
Entrando in camera, scroll le spalle per togliersi il cappotto e lo butt su una sedia, si sfil la maglietta e sgusci fuori dei pantaloni. Chiuso per ore di fila nel Maggiolino-Pomodoro con le pizze, tutto quel che indossava a lavoro sapeva di origano e salsiccia.
Si mise i pantaloni della tuta, una maglietta pulita e una felpa con cappuccio. Seduto sul bordo del letto stretto in cui aveva dormito per la maggior parte della sua vita, infil le scarpe da corsa. Ignor il telefono che ronzava nella tasca del cappotto sulla sedia. Probabilmente era Tony Tarantino, che chiamava per confermare la decisione della moglie di licenziarlo. Non sarebbe mai riuscito a riconciliare il Tony che aveva combattuto nella prima guerra del Golfo con la versione sottomessa alla moglie che era il suo capo. Ex capo.
Fanculo a tutti e due.
Il vecchio russava con la bocca aperta quando John riattravers il soggiorno per uscire. Forse sarebbe stata la notte buona in cui moriva nel sonno o si strozzava con il suo stesso vomito. Bene. Che liberazione per il mondo. Che liberazione per John. Meglio orfano che figlio di Mack Villante. Quante volte laveva pensato, crescendo? Ogni giorno della sua vita.
Balz fuori della porta nella notte e si mise a correre. Aveva bisogno di correre per sfogare parte dellenergia e della rabbia accumulate, e della collera nei confronti di quel posto e del mondo, e i ricordi che lo opprimevano e tormentavano il suo sonno. Correva per schiarirsi le idee e per ammazzarsi di fatica. Non gli importava che fosse una notte buia con appena qualche accenno intermittente di luna. Che importava se si stava alzando il vento e portava con s una pioggia fredda e pungente. Freddo e umido erano i benvenuti contro il calore della rabbia. Non fece che correre pi in fretta nel buio, grato alla realt stridente dei passi che risuonavano sul marciapiede e allaria fredda che entrava e usciva dai polmoni bollenti.
Mentre correva la sua mente andava altrove in Iraq, in Afghanistan, alladdestramento di base, alle superiori. Vide uomini che avevano servito con lui, uomini che erano morti, uomini senza pi gli arti, uomini senza testa. Vide Dana Nolan comera stata e Dana Nolan comera adesso. Danni, danni, danni. Niente migliorava. La vita diventava sempre peggio, pi dura, pi brutta.
Voleva che cambiasse. Voleva farla cambiare. Voleva mollare un pugno rabbioso al mondo e mandarlo in milioni di pezzi. Ma nella realt non poteva farci nulla. Era inerme e inutile e un peso per la societ. Non aveva forza. Non aveva potere. Aveva quanto era nelle sue possibilit per vivere giorno per giorno senza incasinare qualcosa, senza volersi ammazzare o ammazzare qualcun altro.
Tutto quel che poteva fare era correre nella notte e sperare che la notte lo inghiottisse.

8.

Hai ucciso la mia migliore amica.
Ucciso non era la parola che cercava. Voleva dire qualcosaltro. Frug nel suo cervello alla ricerca del termine giusto o di qualcosa che gli si avvicinasse. Non ucciso. Ferito. No. Fece una lista: ucciso, ferito, morto, scomparso. Scomparso. Casey Grant era scomparsa. Che significava esattamente? Perch era scomparsa? Dovera andata? Che aveva a che fare John Villante con il fatto che fosse scomparsa?
Dana sent una porta socchiudersi nella sua memoria. Si apr appena di una fessura su cardini arrugginiti. Cerc di sbirciare dentro, ma, come per gran parte della sua memoria, la visione non era chiara. I ricordi erano vividi in alcuni punti, nebulosi in altri. Mancavano alcune parti delle immagini, come tasselli perduti di un puzzle.
Adesso si ricordava di Casey, riusciva a vedere il suo viso con chiarezza, come se lavesse avuto davanti unora prima: grandi occhi marroni e un sorriso ancora pi grande, lunghi capelli scuri che ricadevano come tende di seta sulle spalle esili. Era alta pi o meno quanto lei, due facce della stessa moneta, migliori amiche dalle elementari. Erano state come sorelle, siamesi. Cerano foto incorniciate di loro due sulle librerie in camera sua.
Ora che si ricordava di Casey, Dana rammentava moltissime cose di lei. Che strano non aver pensato allamica per tanti mesi. Nemmeno una volta. Come aveva potuto dimenticare la sua migliore amica? Come faceva a non ricordare lultima volta che laveva vista? Quanto tempo era passato? Anni, pens. Prima del college e degli stage e dellinizio di una carriera. Erano bambine. Lei era adulta.
Si sent colpevole e spaventata al tempo stesso; colpevole di aver dimenticato lamica, spaventata dal fatto che fosse passato tutto quel tempo. Negli ultimi mesi si era concentrata solo e soltanto su se stessa, sullarrivare da un momento al successivo, tanto che nessun altro aveva avuto importanza. Aveva vissuto in relativo isolamento, in un luogo che per lei non aveva passato. Era dura evocare il passato senza ricordi o un catalizzatore che li scatenasse. Ma non spendere nemmeno un pensiero per qualcuno cui era stata tanto legata la disturbava.
Che le  successo? Cosa  successo a Casey?, domand, guardando sua madre, poi la zia, poi Maggie.
La madre era sconvolta e arrabbiata. Frankie sembrava non sapere che dire. Sullo sfondo, Roger guard corrucciato la birra.
Non possiamo cenare e parlarne pi tardi?, chiese Lynda. Il cibo si fredda.
Non ho fame, disse Dana.
Non ti ricordi di aver fame, la corresse la madre. Prese un piatto dalla pila sullisola e cominci a sistemarvi sopra del cibo. Devi mangiare, Dana. Sei digiuna dallora di pranzo. Il tuo cervello non pu funzionare se non lo nutri.
Ok, disse Dana. Durante la cena, fingiamo che io non abbia appena accusato qualcuno di omicidio. Possiamo riprendere la conversazione dopo il cheesecake.
Non c stato alcun omicidio, disse Roger.
Che si sappia, aggiunse Frankie.
Non posso credere che Anthonys abbia mandato quel ragazzo a casa nostra, borbott Lynda.
Non lhanno mai accusato di nulla, le fece notare Roger. Non  nemmeno detto che sia mai stato commesso un crimine.
Non lavevo riconosciuto, disse Maggie. Non sapevo si fosse arruolato.
Probabilmente era una delle uniche due scelte possibili per lui, disse Roger. Lesercito o finire in galera per qualche motivo. Era sempre nei guai, quel ragazzino. Proprio come il suo vecchio.
Ma hai detto che non c stato alcun crimine, inizi Dana.
Nessuno lascoltava. Avevano tutti qualcosa da dire e parlavano tutti insieme. Le chiacchiere capitombolavano luna sullaltra fino a sembrare uno stormo di uccelli striduli, senza che riuscisse a trarne alcun senso.
Frustrata, Dana si arrampic sul tavolo, si alz in piedi e url: Qualcuno vuole rispondermi?
Oh mio Dio, Dana! Scendi da l!, le ordin la madre, precipitandosi attraverso la stanza, bianca in volto. Scendi, rischi di cadere!.
Per favore qualcuno pu rispondere alla mia domanda?, domand di nuovo Dana. Che  successo a Casey?.
Frankie le tese una mano. Andiamo, baby Dee, scendi o farai prendere un infarto a tua madre.
Dana alz le mani in modo che Frankie non potesse raggiungerla. Un vago capogiro inizi a farle traballare il tavolo sotto i piedi quando guard gi.
Ditemelo, disse. Ditemi cosa  successo a Casey. Dov? Le ha fatto qualcosa? John Villante le ha fatto qualcosa? Perch lo penso?
Dana, ti prego vieni gi, disse la madre. Non hai un buon equilibrio, tesoro.
Non mi serve lequilibrio, sbott Dana.  un tavolo. Il tavolo  piatto.
Proprio mentre lo diceva, guard di nuovo gi e la sua visuale sdrucciol oltre lorlo della tavola sul pavimento.
Che  successo a Casey?, domand di nuovo.
Frankie sal su una sedia e di l sul tavolo.
Non si trova, Dee, disse, afferrandola per un polso. Casey  scomparsa lestate dopo che vi siete diplomate. Non te lo ricordi?
No, non me lo ricordo, ribatt Dana sulla difensiva, cercando con scarsa energia di liberarsi dalla presa della zia. Non ricordo neppure cosa sia successo a me. Che significa  scomparsa? Scomparsa tipo che qualcuno lha presa? Qualcuno le ha fatto qualcosa? John Villante le ha fatto qualcosa?
Nessuno sa cosa sia successo, disse Roger.  sparita e basta.
Come me?, domand Dana a bassa voce.
Nessuno voleva incrociare il suo sguardo.
In fretta come lavevano assalita, le emozioni furono spazzate via come acqua nel tubo di scarico, lasciando solo un senso di debolezza. Piano piano, si abbass fino a sedersi sul tavolo, con le gambe ripiegate sotto di s.
Era scomparsa. Non se ne ricordava affatto, ma ogni giorno ne vedeva il risultato allo specchio. Sapeva cosa le era successo perch glielavevano raccontato. Forse le stesse cose erano successe a Casey. Forse di peggio.
Lasci che Frankie e la madre laiutassero a scendere e scivolare in silenzio su una sedia. La cena fu servita e la conversazione attorno a lei continu. Casey non andava daccordo con la madre quellestate. Alcuni pensavano che fosse scappata di casa. Nel corso degli anni cerano stati avvistamenti in Indiana, Ohio, Kentucky, e persino in Florida. Non avevano portato a nulla, ma quello non significava che Casey non fosse l fuori da qualche parte. Cera ancora speranza.
Finch c vita, c speranza, mormor Dana, piluccando il condimento della pizza. Nel dirlo, fu attraversata da un brivido. Non sapeva perch.
Nessuno parve udirla.
Non accennarono nemmeno allaltra ovvia possibilit: che Casey fosse morta, che qualcuno lavesse rapita e uccisa, che fosse andata incontro a una fine orribile per mano di qualcuno che conosceva o non conosceva. Il mondo era pieno di malvagit, succedeva di continuo. Dana era leccezione che confermava la regola. La sua famiglia aggirava la verit come un mucchio di vetri rotti.
Ma probabilmente  morta, disse, alzando la voce in modo che la sentissero per forza.  quel che nessuno dice.  probabile che qualcuno labbia uccisa. Ditelo e basta. Lo stiamo pensando tutti.
Roger si incup. Non ci sono prove.
Quindi fingiamo che non sia una possibilit?, lo sfid. Evitando di dirlo, dai per scontato che a me non verr in mente? Ho lesioni cerebrali ma non sono stupida.
Nessuno pensa che tu sia stupida, ribatt Roger spazientito.
Ingenua, allora. Casey  scomparsa e probabilmente  morta. Nulla di reale suggerisce che sia ancora viva. C la possibilit che non lo sia, disse. Non  che non sappia come succede. So anche che Babbo Natale non esiste. Quindi non c bisogno di prendere con le molle anche quella questione.
Il sarcasmo non  necessario, signorina, disse Roger, severo.
Dana si irrit. Non sgridarmi. Non sono una bambina. Non sono nemmeno tua figlia.
La madre sussult. Dana!.
Cerchiamo solo di rispettare i tuoi sentimenti, Dee, intervenne Frankie.
Potresti prendere in considerazione lipotesi di restituire il favore, mugugn Roger.
 stata una lunga giornata, disse Lynda. Sono certa che Dana sia stanca.
Dana gemette di frustrazione. Io sono qui!.
Perdonaci se non sappiamo bene come affrontare la cosa, Dee, disse Maggie, la calma voce della ragione. Ci troviamo tutti in un territorio inesplorato.
Dana aggrott le sopracciglia. Voglio solo che vi comportiate come al solito.
Nessuno le fece notare che lei non era come al solito. Non era la Dana che ricordavano, la ragazza dolce, solare e felice. Non serviva dirlo; ce lavevano scritto in faccia. Stagnava nellaria come un cattivo odore.
Allimprovviso, Lynda colp forte il tavolo con la mano aperta. Lo schianto fece sobbalzare tutti.
Adesso basta!, url. Aveva la faccia furibonda e contratta, i cerchi scuri sotto gli occhi accentuati dalla luce che veniva dallalto. Con questi discorsi ho chiuso. Abbiamo chiuso. Mi avete capito tutti?.
Nessuno parl.
Voglio che sia una tranquilla, piacevole cena in famiglia per dare il bentornato a Dana. Pretendo troppo? Eh?. Li guard uno a uno. Non parleremo pi di violenza o morte o ragazze scomparse o di quel che  successo a Dana. Punto.  chiaro per tutti? Siamo felici. Siamo felici di riavere Dana a casa.
Le si riempirono gli occhi di lacrime mentre osservava i volti accuratamente inespressivi attorno al tavolo.
Anche lei  fragile, pens Dana. Quella giornata era stata faticosa per la madre quanto per lei. Si sentiva egoista e infantile per non averci pensato prima. Era stata concentrata solo su se stessa per tutto il giorno, ogni giorno, per mesi. Cos come non si era ricordata di Casey, non aveva pensato granch a nessun altro.
Frankie batt un pugno sul tavolo e balz in piedi. E allora divertiamoci, santIddio!  une festa!.
Afferr il calice e propose un brindisi.
A Dee. Per quanto possa suonare sdolcinato, oggi  davvero il primo giorno del resto della tua vita, baby Dee, e siamo contenti di farne parte. Bentornata a casa!.
Brindarono e bevvero e la conversazione si spost sui progetti per il giorno dopo e quelli seguenti. Dana avrebbe iniziato con la nuova terapista. Avrebbe cominciato ad allenarsi con Frankie in palestra, portando avanti il lavoro fatto durante la fisioterapia al Weidman Center. Maggie si disse disposta a mostrarle i benefici dello yoga. Roger si scus. Lynda sembrava non avere pi niente da dire.
Dana sent il peso di quella giornata opprimerla finch spinse via il piatto e appoggi la testa sul tavolo, ponendo fine alla festa. Esausta, si estrani completamente e non disse nulla quando la madre insistette per accompagnarla in camera sua. Non volle lavarsi i denti o fare il bagno o bere una tazza di t. Non volle cambiarsi, tanto meno tirar gi le coperte.
Almeno lascia che ti metta via questi, disse la madre, allungandosi verso una delle pile di vestiti che Dana aveva buttato sul letto prima.
Mamma, no, disse Dana, togliendole gentilmente di mano una maglietta. Va bene cos. Davvero. Voglio solo andare a dormire. Questa roba pu aspettare.
Gli occhi di Lynda si velarono di lacrime. Voglio solo prendermi cura di te. So quanto sono fortunata ad averne la possibilit. Non rovinarmi sempre il divertimento, aggiunse, riuscendo a fare un sorriso scherzoso nello sfiorarle la guancia con il pollice. Hai il sugo della pizza in faccia. Dovresti lavarti.
Sono troppo stanca, replic Dana. E poi, magari mi verr un languorino nel bel mezzo della notte.
Lynda si lecc il pollice e gratt via la macchia offensiva. Prerogative di mamma. Dovrai tenerti la fame. Si sporse a baciare lo stesso punto. Dormi bene, tesoro.
Dana spinse da parte i mucchi di vestiti, senza badare al fatto che la met cadeva per terra, si trascin sul letto, si tir addosso la coperta rosa e chiuse gli occhi. Sentiva il corpo cos pesante da non riuscire a muoversi. Si aspettava che lesaurimento fisico ed emotivo la trascinassero sotto la superficie della coscienza come una corrente sottomarina. Voleva affogarvi.
Desiderava ardentemente il nulla portato dal sonno, ma i volti e voci della giornata continuavano a vorticarle nella testa come un cinegiornale infinito.
Non voleva vederlo. Non voleva sentirlo. Lott per spegnerlo, cercando di mettere in atto le strategie che aveva imparato al Weidman Center: visualizzazione, rilassamento, tecniche di biofeedback. Ma le immagini e il rumore erano pi forti della sua volont di liberarsene.
Infine si arrese, sedette sul letto, accese la televisione e inizi a fare zapping tra i canali. Leffetto non era diverso da quanto accadeva nella sua testa  spezzoni di questo, frammenti di questaltro  tranne il fatto che le voci e le facce appartenevano a degli sconosciuti fin quando non fu pi cos fin quando la faccia al notiziario locale fu quella che le restituiva lo sguardo dallo specchio ogni mattina.
Tutto parve immobilizzarsi in quel momento: il caos nella sua testa, il battito del cuore, il respiro nei polmoni. Si era vista in televisione molte volte: la vecchia Dana, la Dana di Prima. Per la Dana di Adesso non cera posto sullo schermo. La Dana di Adesso era la foto fissa che catturava locchio dello spettatore e lo teneva incollato al pari dellimmagine di un incidente dauto. Probabilmente lemittente televisiva avrebbe ricevuto telefonate dal pubblico che si lamentava per leffetto shock del suo volto coperto di cicatrici.
La giornalista era la ragazza bionda, quella che aveva trasformato in se stessa quando laveva vista l a fissarla dal vialetto quel pomeriggio. Kimberly Kirk. Con le due immagini fianco a fianco  il volto animato della Kirk e la sua foto piatta e immobile  il contrasto era estremo. La bella e la bestia.
Mentre la fissava, ipnotizzata, la Kirk disse ai telespettatori che Dana non aveva commentato quando le era stato chiesto se pensava che il suo rapitore potesse aver preso anche la sua migliore amica, Casey Grant, sette anni prima.
Dana non aveva nemmeno sentito la domanda. Cerano state troppe voci, troppa confusione. Casey Grant era un nome proveniente da unaltra vita. Sentirlo adesso la sconvolse e lo shock port con s un gigantesco ingorgo di emozioni che lei non poteva minimamente penetrare. Doveva cercare di prendere i sentimenti uno strato alla volta per identificarli e cercare di affrontarli uno per uno.
Oltraggio e disgusto per il sensazionalismo lascivo. Offesa allindiscrezione, la volont di fare breccia nelle difese personali e raggiungere i suoi ricordi. Quel che le era successo era unesperienza solo sua. Non riconosceva a nessuno il diritto di saperne nulla.
Proprio lopposto di quel che avrebbe detto come reporter. Come giornalista avrebbe detto che la gente si era sentita coinvolta dalla sua storia e aveva il diritto di sapere la verit. E avrebbe insistito per avere risposta alle sue domande, proprio come aveva fatto Kimberly Kirk.
Agitata e turbata, Dana si alz, facendo spostare il gatto, e cominci ad andare su e gi per la stanza, davanti alle finestre e alla portafinestra che dava sul patio.
Ora che aveva sentito la domanda su Casey, non poteva cancellarla. Le frullava a ripetizione nella testa. Era possibile che il suo rapitore avesse preso la sua migliore amica sette anni prima? Era possibile che luomo che aveva posto fine alla sua vita come la conosceva avesse preso Casey sette anni prima che si sentisse parlare di Doc Holiday?
A prima vista lidea sembrava ridicola: Doc Holiday che veniva a Shelby Mills, Indiana, tanti anni prima e rapiva Casey Grant, per poi replicare anni dopo con la sua migliore amica in una citt a centinaia di chilometri di distanza. Le probabilit di una coincidenza del genere dovevano essere astronomiche. Eppure, la possibilit era come un serpente che si insinuava nella sua immaginazione, freddo e viscido, entrando nei recessi pi reconditi delle sue pi ataviche paure.
Era possibile che le avesse osservate entrambe, pedinate entrambe quando avevano diciotto anni e si stavano preparando alle esperienze della vita? Aveva scelto una piuttosto che laltra per una ragione o per caso? In seguito aveva scelto Dana sapendo, volendo metterle a confronto? E in caso contrario, adesso era allinferno a ridere del fatto che la gente potesse considerarlo cos brillantemente diabolico?
Dana non aveva memoria organica delluomo che laveva rapita e seviziata. Nella sua mente non esistevano immagini di quel volto. Non ne aveva vista una sola fotografia. Non voleva farlo. Meglio ignorare il suo aspetto. Meglio non poter ricordare. Sarebbe andata solo peggio se il mostro avesse avuto un volto con cui infestare i suoi incubi.
Aveva evitato le fotografie che lavrebbero umanizzato, ma aveva cercato gli articoli che riportavano la sua storia. Sapeva che Doc Holiday era un uomo di mezza et con un certo numero di alias che aveva passato anni a percorrere il Midwest in lungo e in largo raccogliendo e vendendo oggetti dantiquariato e scarti. Era noto che aveva ucciso donne in Illinois, Iowa, Minnesota, Kansas, Wisconsin e Missouri. Perch non nellIndiana? Quei casi erano tutti avvenuti negli ultimi anni. E anche se aveva marchiato Dana come nona vittima, le autorit sospettavano che ci fossero pi vittime di quelle ufficiali, forse molte di pi.
Dana non poteva fare a meno di chiedersi se lavesse visto lestate dopo il diploma. Forse era uscito dallinterstatale e aveva mangiato da Grindstone, larea di sosta dei camion, dove Casey aveva fatto la cameriera part-time destate. Dana ci era andata quasi ogni pomeriggio. E se Casey lavesse servito? E se Dana lavesse visto? E in quel caso, forse si era ricordata di lui? Forse laveva riconosciuto anni dopo quando laveva afferrata e gettata nel suo furgone?
La risposta doveva essere no. Cose del genere succedevano solo nei film. Di conseguenza il male che aveva toccato la sua vita non poteva limitarsi a una singola entit Doc Holiday. Ma gi lo sapeva.
Roxanne Volkman, sua amica e mentore allemittente televisiva di Minneapolis in cui aveva lavorato, le aveva spiegato le circostanze che avevano condotto al suo rapimento. Dana stava lavorando sulla storia di una vittima di omicidio senza identit, che in seguito si era scoperto essere unadolescente del posto, Penelope Gray. Per un po, le autorit avevano sospettato che la ragazza fosse la nona vittima di Doc Holiday. Alla fine, lipotesi del rapimento e del serial killer si era rivelata la cosa pi lontana dalla verit. Il vero colpevole della morte di Penny Gray le viveva molto pi vicino di quanto si pensasse.
In quellistante la conversazione con Roxanne le torn in mente come se si fosse appena conclusa, anche se per mesi non ci aveva pensato nemmeno una volta. Dana era stata tra i primi a fare un servizio sul possibile collegamento tra linafferrabile serial killer e la macabra scoperta del cadavere della ragazza la vigilia di Capodanno. Quando lidentit della vittima era stata resa nota, linteresse di Dana era cresciuto ancora di pi. Con molti colleghi in ferie e un virus influenzale dilagante, aveva fatto fortissime pressioni su Roxanne per poter lavorare alla storia, non solo riferendone al pubblico da dietro la scrivania durante il notiziario mattutino. Aveva implorato e ottenuto lincarico extra sul campo come parte della copertura ventiquattrore su ventiquattro del caso.
E la ragione per cui si era interessata e aveva insistito tanto per quel lavoro, le aveva ricordato Roxanne, era che una volta una sua amica era scomparsa e non era mai ritornata a casa.
La sua copertura giornalistica della vicenda Penny Gray forse aveva catturato lattenzione di Doc Holiday.
Oh mio Dio, sussurr, abbandonandosi sulla sedia dietro la scrivania.
Aveva chiesto di occuparsi della storia di Penny Gray per via di Casey ed era finita nelle grinfie di un assassino, un assassino che forse aveva posto fine alla vita della sua amica sette anni prima.
Non cera da stupirsi che i telegiornali ne parlassero tanto. Era una storia ritagliata a puntino per la televisione: un racconto di bene e male finemente intricato come un arazzo, contorto come un nodo gordiano.
Come giornalista, avrebbe dato il braccio destro per una storia del genere in cui scavare. Come vittima, non voleva condividerla con nessuno.
E come migliore amica di una ragazza scomparsa?
Guard lo schermo nero del computer. Avrebbe potuto accenderlo e in pochi secondi vedere il volto delluomo che le aveva rovinato la vita e forse stimolare un ricordo che poteva risolvere un mistero durato sette anni.
Fiss il suo scuro riflesso spettrale sullo schermo, con una paura fredda che le si diffondeva nel petto. Sette anni, pens. Qualunque cosa fosse accaduta a Casey era successa da tantissimo tempo. A che serviva sapere il peggio? Meglio lasciar perdere e permettere alla speranza, per quanto esile, di sopravvivere, giusto? Se era morta, era morta. Nulla poteva cambiare le cose. Se era viva, allora Doc Holiday non aveva nulla a che fare con la sua sparizione.
In quello stato di spossatezza, la mente danneggiata giocava con lei. Il suo riflesso tremava e rabbrividiva, acquisiva spessore, irradiava energia. Dana appoggi la schiena alla spalliera, cercando di allontanarsi.
Salvati, piccola codarda, le disse lo scuro riflesso.
E se anche decidessi di farlo?, chiese di rimando.
Meglio lasciare la memoria vuota, pens. Non voleva sapere altro delluomo che aveva abusato di lei. Saperne di pi non avrebbe cambiato quanto avvenuto. Avrebbe solo reso pi difficile dimenticare. E pi di tutto lei voleva dimenticare o, per essere pi precisi, non ricordare.
Gli occhi del suo riflesso furono percorsi da scintille rosse. Non puoi scappare da te stessa.
Non sei reale, disse Dana.
Sono reale quanto te. Vivo nella tua testa. Non puoi sfuggirmi.
Come gesto di sfida, Dana si alz e volt le spalle al computer, ritrovandosi faccia a faccia con una foto sulla libreria: lei da piccola con Casey Grant. Migliori amiche per sempre, ciascuna con un braccio attorno allaltra, le due ragazze facevano facce buffe per la macchina fotografica, stupide a sedici anni, tutte in tiro per il ballo della scuola. Dana: bionda e con gli occhi azzurri. Casey, cos carina con i capelli scuri e gli occhi lucenti e lampio sorriso. Apparivano felici quanto si poteva essere a quellet, ignare delle crudelt che il futuro aveva in serbo per entrambe. In quel momento non avevano idea che la vita non sarebbe stata sempre esattamente come lavevano immaginata. Nessuna delle due aveva mai pensato che tutto potesse cambiare in un batter docchio.
Rimanete cos, mormor Dana, come se le ragazze potessero sentirla, come se in qualche modo potesse piegare lo spazio e il tempo e avvertirle, e cambiare tutto.
Se fosse possibile, non sarei qui adesso e tutto questo non sarebbe reale, pens. Allora quella realt sarebbe stata solo un brutto sogno da cui potersi svegliare. Dio, quanto avrebbe voluto che fosse vero.
Non potrai mai fuggire da te stessa, le sussurr la sua stessa voce entro le pareti della mente.
Qualcosa la tocc da dietro e Dana gemette voltandosi di scatto e aspettandosi di trovarsi davanti il suo spettro, che forse era scivolato fuori dallo schermo sulla scrivania. Ma non cera niente l a parte il suo gatto, Smoking, seduto con la testa inclinata da una parte e lespressione interrogativa.
Tremando per lo stress e la stanchezza, Dana cinse le braccia intorno al busto e si allontan. Si ferm davanti alla portafinestra e appoggi la fronte al vetro fresco, fissando lo sguardo fuori nel patio. Larea risplendeva delle luci fioche nascoste sotto gli arbusti. Riusciva a vedere fino al limite della zona verde. Al di l, solo il buio e qualsiasi cosa vivesse nel buio: il male da temere di cui avrebbe voluto avvertire la se stessa pi piccola.
Mentre stava l a guardare fuori, immagin quel male personificato, unentit che la guardava a sua volta e voleva allungare le mani per toccarla. Immagin di poterne sentire lo sguardo su di s, si abbeverava famelico della sua immagine appena al di l del suo campo visivo. Era questo che il male faceva, che i predatori facevano: osservavano e aspettavano pazienti, in attesa dellopportunit, pronti a balzare quando la vittima guardava altrove.
La paura le formicol lungo il collo e rabbrivid. Quel male la conosceva, laveva gi avuta. Forse ne voleva ancora.
Le si insinu dentro un freddo gelido, le corse gi per braccia e gambe come acqua, le risal su per il petto come una mano fredda, ossuta, dita che le si avvolgevano attorno alla gola, bloccandole il respiro.
Il tremito inizi in profondit, riaffiorando in superficie come un terremoto.
Non puoi scappare. Sono dentro di te.
Un fievole gemito di paura le sfugg dalle labbra. Con le mani tremanti, armeggi con la chiusura di sicurezza, aspettandosi sul serio che quella cosa malvagia emergesse di scatto dalle tenebre e attraversasse il patio per spalancare la porta prima che fosse riuscita a sprangarla.
Lacrime le salirono agli occhi e le offuscarono la visuale. Dana tir con forza le tende e arretr, il respiro mozzo in gola mentre andava a sbattere contro la scrivania, si girava e sbatteva contro una sedia imbottita.
Annaspando torn a letto  un posto in alto  poggi la schiena alla spalliera e si raggomitol in un nodo tremante, le braccia strette attorno alle gambe, le ginocchia premute contro il petto, la posizione che sempre assumeva per superare la tempesta di panico.
Si strinse in se stessa, tremando e piangendo. E anche mentre soffocava di paura, in un angolo della sua mente indugiava il pensiero di scherno che ormai avrebbe dovuto esserci abituata. Lo stesso terrore minacciava di ingoiarla tutta intera ogni notte. Ma quella consapevolezza non diminuiva il tremito n la sensazione di non riuscire a respirare. E solo perch non ne era morta la notte prima non significava che non fosse vero.
Quella notte poteva essere la volta buona: il male senza nome che perseguitava la sua mente avrebbe potuto prendere forma materiale e terminare il lavoro iniziato mesi prima. Perch, anche se Dana non ne aveva memoria cosciente, sapeva pi di chiunque altro di cosa fosse capace il male.
E nella notte, dove non arrivava la luce, losservatore se ne stava ritto fra la boscaglia, avvolto nelloscurit, e sospir deluso quando la ragazza chiuse le tende

9.

Il suono delle grida le perfor i timpani come la punta del coltello. Il coltello tracciava motivi nella carne della ragazza come una sottile penna rossa. Il rosso era sangue che cadeva in gocciole come lacrime dai suoi occhi. Grandi occhi marroni pieni di terrore e dolore, e qualcosa che colpiva ancora di pi: accusa.
Non sono i miei occhi, pens Dana.
Non  il mio sangue.
Non  il mio dolore.
Eppure si sentiva intrappolata l, congelata nellinferno, incapace di muoversi, come fosse stata lei quella legata al tavolo.
Avresti dovuto aspettartelo, disse la ragazza, calma. Sono morta invano.
Non sei morta.
La ragazza le rivolse un sorriso cupo, crudele. Sono morta quanto te.
Io sono viva.
La ragazza si mise a ridere. Inarc la schiena e tese le corde che le assicuravano i polsi al tavolo, ridendo e ridendo.
Smettila!, url Dana. Smettila di ridere!.
La ragazza non le bad. Il suono della sua risata parve moltiplicarsi ed echeggiare finch Dana non se ne sent circondata. Poi la risata lasci il posto al soffocamento. I lunghi capelli scuri della giovane donna si trasformarono in serpi che si contorcevano. Gir la faccia verso Dana e i suoi occhi da umani mutarono a fessure ellittiche da rettile, lampeggianti di verde e di rosso.
Dana prese fiato per urlare ma non riusc a emettere alcun suono, non riusc a emettere aria dai polmoni. Cerc di voltarsi, di tornare indietro, di scappare, ma non riusciva a muoversi. Qualcosa di invisibile e opprimente la teneva ferma in una morsa dura come il ferro.
Il volto del demone divenne paonazzo quando inizi a soffocare. Il corpo era scosso da convulsioni nello sforzo mentre annaspava cercando di far uscire qualcosa incastrato in gola.
Allimprovviso una minuscola mano emerse dalla bocca, dita che si contraevano e distendevano. Un altro conato costrinse un braccino a spuntare fuori. Poi Dana vide con orrore un neonato nascere dalla bocca del demone, uscirne in un mare di sangue, cadere a terra. La creaturina alz lo sguardo verso Dana e lei cerc di nuovo di urlare quando si ritrov a fissare il suo stesso volto.
Il terrore la strapp da quellincubo, gettandola nella veglia, gettandola seduta sul letto, gettandola gi dal letto. Dana incespic nel tentativo di drizzarsi sulle gambe, scivol e cadde in ginocchio, con lo stomaco che si torceva e si rivoltava. Afferr il cestino accanto alla scrivania e ci vomit dentro a ripetizione.
Limmagine dellincubo le bruciava dietro le palpebre: il suo stesso viso che la guardava, attaccato al corpo di un bambino appena nato coperto di sangue. Si premette forte i polsi contro gli occhi, schiacci fino a vedere solo esplosioni di colore su campo nero. Ma le immagini affondarono solo pi in profondit nella sua psiche.
Non poteva fingere di non avere visto il bambino o la faccia o la ragazza trasformata in demone legata al tavolo Casey Grant. La bella Casey con i lunghi capelli scuri e i grandi occhi marroni trasformata in qualcosa di demoniaco e terrificante.
Tremando in modo incontrollabile, madida di sudore, Dana altern profondi respiri a conati di vomito nel cestino.
Sono morta quanto te Sono morta quanto te. Le parole di Casey nel sogno le riecheggiavano nella testa.
Smettila. Smettila, continu a ripetere Dana. Io sono viva.
Si guard attorno, mentre il battito cardiaco rallentava e il respiro tornava pian piano normale. Il televisore sulla parete sopra il cassettone bisbigliava tra s e s. Aveva lasciato tutte le luci accese. Annoiato dalle sue pantomime, Smoking sedeva su un mucchio di vestiti ai piedi del letto, leccandosi le dita della zampa posteriore sollevata.
Chiamate a raccolta un po di forze, Dana si alz in piedi, port il cestino in bagno, gett il contenuto nel gabinetto e sciacqu il cilindro di plastica, poi si lav le mani, la faccia e i denti. Non aveva energie sufficienti per togliersi gli abiti sudati o fare una doccia.
Lorologio digitale sul comodino indicava le 3:27. Era stata rapita dal parcheggio del suo condominio attorno alle 3:15 del mattino, mentre andava a lavoro. Si svegliava quasi ogni notte attorno a quellora, come per respingere in qualche modo un potenziale pericolo nei sogni. Quella notte era arrivata troppo tardi.
Si sentiva come schiacciata da un camion. Ma per stanca e sfibrata che fosse, non aveva alcun desiderio di tornare a dormire, dove laspettava quel nuovo incubo. Cerc di interpretarlo, sedendosi sulla sedia della scrivania.
Ovvio, era Casey nelle mani di Doc Holiday. Legata come era stata lei, secondo quanto le avevano detto. Cerano voluti mesi perch i segni sparissero da caviglie e polsi. Casey diceva a Dana che avrebbe dovuto prevedere larrivo del mostro. Perch? Perch laveva gi incontrato?
Era solo un sogno, si disse, nato da tutte le cose a cui aveva pensato prima. Non significava niente, eppure la turbava lo stesso. Non riusciva a liberarsi delle sue raggelanti conseguenze.
La dottoressa Dewar le aveva detto che il subconscio non era in grado di distinguere tra unesperienza reale e una immaginata in modo molto vivido. La reazione fisiologica del cervello era la stessa, da qui il battito impazzito, il respiro affrettato, la sudorazione, la sensazione di panico. Uno stupido errore di progettazione di Madre Natura, pens Dana. Uno spreco di adrenalina.
Ma, pur conoscendo la spiegazione logica, non riusciva a liberarsi di quelle sensazioni. Non riusciva a smettere di vedere il neonato. Quale profonda distorsione psicologica rappresentava? Che in qualche modo la tragedia di Casey aveva dato vita a qualcosa dentro di lei?
Aveva seguito il caso di Penny Gray in parte per via di Casey. Forse in un angolo della sua mente aveva pensato che occupandosi di quel caso avrebbe fatto carriera.
O era solo un sogno inquietante evocato da un cervello danneggiato, tormentato, esausto, alimentato dalla pizza polpette e ricotta.
Avrebbe voluto poter accettare la seconda spiegazione, ma il senso di colpa non glielo permetteva. Quello nato dallaver accantonato la storia di Casey nellangolo pi sperduto della memoria. Se Casey era stata la sua ispirazione per intraprendere la carriera giornalistica, la sua storia avrebbe dovuto rimanere importante per lei.
Dana guard di nuovo le foto sugli scaffali, sentendo agitarsi dentro di lei le emozioni legate a quelle immagini: entusiasmo, follia, amore Ogni sfaccettatura della felicit che formava la semplice gioia di essere giovani. Le emozioni evocarono i ricordi di quellepoca come scintille che innescano un motore rimasto a lungo inattivo.
Aveva passato quasi un anno cercando solo di rimanere nel presente, di sopravvivere e combattere per trascinare in avanti il suo s infranto. Non aveva scelto di dimenticare Casey o la loro amicizia o la tragedia che le aveva tolto la sua migliore amica. Aveva messo da parte quelle cose perch doveva concentrarsi sul ricostruire se stessa. Ma anche quei ricordi erano tasselli del puzzle ed era arrivato il momento di riappropriarsene.
Prese un profondo respiro, espir, allung una mano e accese il computer.
Hai dormito bene, tesoro?
Certo, mormor Dana trascinandosi in cucina.
Indossava ancora gli stessi abiti con cui si era coricata. Erano grinzosi e umidi di sudore. Aveva alzato il cappuccio e si era nascosta il pi possibile in fondo a quel tunnel, cercando di nascondere alla vista daquila della madre i cerchi scuri sotto gli occhi arrossati.
Aveva iniziato ad assopirsi sulla scrivania attorno alle cinque e si era raggomitolata di malavoglia sul letto e appallottolata stretta vicino a un cuscino cui si aggrappava per sicurezza. Il sonno era venuto a intermittenza e tormentato, per pochi minuti alla volta, mai pi profondo che appena sotto la superficie. Il suo amplificato senso del pericolo non le concedeva mai il lusso di un sonno ristoratore. In allerta costante, quella parte del suo cervello era convinta che dovesse essere in grado di svegliarsi, scattare e correre a perdifiato nel giro di pochi secondi.
Quella stessa paranoia le impediva di prendere i sonniferi prescritti dalla dottoressa Dewar. Pur sapendo razionalmente di essere al sicuro dietro porte chiuse a chiave, listinto primitivo era troppo forte per controllarlo. Quandera in quello stato di ipervigilanza, non poteva fare a meno di pensare, e se avesse preso la pillola e si fosse addormentata e non fosse pi riuscita a risvegliarsi? E se non fosse riuscita a svegliarsi e fuggire a una minaccia fisica? E se non fosse riuscita a svegliarsi e fuggire allorrore dei suoi sogni?
Al Weidman aveva seguito ogni sorta di consiglio e strategia per rilassarsi e dormire. Nessuno di essi, per, si applicava davvero alla vita reale una volta che la paura laveva arpionata. Il trucco era mettere in atto le strategie prima che il panico prendesse piede, ma non sembravano mai necessarie se non dopo.
A testa bassa, Dana scivol su una sedia intorno al grande tavolo. Percepiva gli occhi della madre su di s come un paio di missili a infrarossi.
Ho fatto quel piatto con le uova che ti piaceva, disse Lynda. Port la padella al tavolo e ne scodell una cucchiaiata nel piatto di Dana. Non dimenticare che oggi hai la prima seduta con la dottoressa Burnette.
Il che significava che doveva fare la doccia e trovare qualcosa da mettersi in cui o su cui non avesse dormito n che avesse buttato sul pavimento come cuccia per il gatto. Con lassenza di sonno la prospettiva diventava deprimente. Scopr che le si paralizzavano i pensieri nel dover decidere da dove cominciare, cosa fare per prima cosa. Si sarebbe ricordata come far funzionare la doccia? Ci sarebbe riuscita senza allagare tutto il piano terra?
E, posto che fosse riuscita a superare lostacolo di prepararsi e arrivare allappuntamento, cosa sapeva di lei questa nuova dottoressa? Che si aspettava? Dana cosa voleva che sapesse? Cosa avrebbe dovuto essere disposta a condividere? Sarebbe riuscita a fidarsi di quella donna? E se non le fosse piaciuta? E se non si fossero piaciute a vicenda?
Le domande turbinavano come api arrabbiate nella sua mente esausta, confusa.
Almeno era una donna. Si aggrapp a quel pensiero, lanciando unocchiata a Roger. Sedeva allaltro capo del tavolo, ignorandola, tutto il suo interesse assorbito da un giornale. Probabilmente ce laveva ancora con lei per quel che gli aveva detto a cena. Aveva una capacit di tenere il muso che di solito spingeva sua madre ad aggirarglisi attorno come un cagnolino irrequieto. La Dana di Prima avrebbe cercato di distrarlo con una chiacchierata allegra. La Dana di Adesso non era per nulla interessata a compiacerlo.
Mangia prima che si freddino, disse la madre, sedendosi a capotavola vicino a lei.
Dana punzecchi il cibo con la forchetta, lannus, assaggi un piccolissimo boccone in via sperimentale.
La tv sulla parete di fronte alla tavola era sintonizzata sul telegiornale locale del mattino, una rete fuori Louisville. I conduttori e conduttrici avevano condiviso la postazione del notiziario per anni con uno stile piacevole, tranquillo, di botta e risposta. Dana era cresciuta guardandoli e trov un certo conforto nel vederli di nuovo, come vecchi amici. Controll lorologio e us il telecomando per alzare il volume. Quasi lora esatta. Le notizie del giorno sarebbero state le prime.
Il conduttore inizi con espressione seria. E a Shelby Mills, Indiana, ci risulta che ieri notte una donna di diciannove anni sia stata aggredita e violentata mentre tornava a casa dal posto di lavoro come cameriera del Grindstone Caf, area di sosta per camionisti. La vittima, di cui ancora non  stato reso noto il nome.
Lynda afferr il telecomando e tolse laudio. Non ci serve sentire queste cose, dichiar, scura in volto.
Sono le notizie del giorno, disse Dana.
Cattive notizie. Non voglio sentire cattive notizie.
Solo perch non vuoi sentirle questo non le rende meno vere.
Roger dispieg meglio il giornale e sbirci da sopra lorlo della pagina. Non pensi che tua madre abbia dovuto sopportare gi abbastanza?
E questo cosa vorrebbe dire?
Che potresti iniziare la giornata senza litigarci.
Non stiamo litigando, disse Lynda. Possiamo fare colazione?
Una ragazza  stata stuprata la notte scorsa, disse Dana, fissando il patrigno. Dovremmo fingere che non sia successo?
Non c bisogno di parlarne mentre mangiamo, rispose lui.
 questo ci che hai detto quando  successo a me?, domand Dana. Immagino di dovermi scusare per essere cos scomoda e inappropriata in quanto vittima di un crimine violento.
La madre sospir. Dana.
La faccia di Roger si oscur per la rabbia, ma non la stava guardando. Non lo faceva mai. Non sopportava il suo volto sfigurato. Era per questo che non le aveva mai fatto visita pi dello stretto indispensabile mentre era convalescente, nonostante si trovasse sempre a Indianapolis.
La cosa la feriva pi di quanto volesse ammettere, e in quel momento Dana sent unacuta e dolorosa fitta di nostalgia per suo padre. Il fantasma della bambina dentro di lei conservava la certezza che in qualche modo il pap lavrebbe ancora considerata la pi bella del mondo, cicatrici e tutto.
Roger ripieg il giornale, lo mise da parte e scost la sedia dal tavolo. Devo andare. Ho un incontro con Wesley.
Dio, esclam Dana mentre lui lasciava la stanza, nemmeno si preoccupa di negarlo.
Non  giusto, disse la madre.
Non  giusto per chi?
Roger ha preso una posizione molto dura contro il crimine, e sta promuovendo il patrocinio delle vittime a causa di quanto ti  successo.
Dana si chiedeva se fosse per convinzione, o una conveniente questione di campagna elettorale. Limprovvisa profonda compassione per le vittime di un crimine non si era estesa a lei personalmente. Le tornarono in mente le critiche di Frankie la sera prima, la sua affermazione che la scena con i media nel vialetto era stata buona pubblicit gratuita. Era questo per lui adesso? Un biglietto omaggio per finire al telegiornale? Roger ora avrebbe fatto una riunione con il responsabile della sua campagna per pensare ad altri modi di trarre profitto dalla notoriet come patrigno dellunica vittima sopravvissuta di un serial killer?
Lidea bruciava pi di quanto avrebbe voluto.
Senza pi appetito, Dana riport lattenzione sullo schermo muto mentre mangiucchiava le uova ormai fredde. Stavano mandando il video di un gestore del Grindstone nel parcheggio fuori dalla caffetteria, che aggrottava le sopracciglia con espressione cupa mentre parlava. Larea di sosta era a una decina di minuti da l, ai margini della citt vicino linterstatale.
Casey aveva lavorato part-time da Grindstone quellultima estate.
La coincidenza fece rabbrividire Dana. Si ripresent il ricordo dei sentimenti sperimentati la notte prima davanti alla portafinestra del patio, la sensazione che qualcosa di malvagio fosse acquattato nel buio e la stesse fissando.
Qualcosa di malvagio era davvero acquattato l fuori. Solo che questa volta non era venuto per lei.
Si chiese se lavesse seguita l, se Doc Holiday fosse stato solo un mezzo, un ospite, e il male fosse passato da lui a lei. Ora laveva portato a casa con s, e la notte prima era uscito nelloscurit e aveva pedinato unaltra vittima.
Era unidea stupida, lo sapeva, ma non riusc a scacciare la sensazione che aveva portato con s.
Ricord a se stessa che Shelby Mills era una comunit in espansione a poca distanza da Louisville, una grande citt con problemi da grande citt. Anche se la sua cittadina natale era stata un posto pi sicuro quandera piccola, adesso la gente sprangava le porte e toglieva le chiavi dalla macchina. Pistole e droghe erano troppo facilmente reperibili, e sembrava esserci penuria di coscienze rispetto allo scorso millennio. Rapine, furti e crimini legati alla droga erano allordine del giorno.
Ma i crimini violenti erano ancora abbastanza rari da sconvolgere. Ed essere accolta con la notizia di unaggressione sessuale di prima mattina la rendeva nervosa. La mancanza di sonno insieme allo stress post-traumatico avevano smosso la paranoia. E poi aveva passato quasi due ore a leggere articoli sulla sparizione di Casey sette anni prima.
Persino allora, lufficio dello sceriffo non era stato a corto di sospetti. La produzione, lacquisto e la vendita di metanfetamina erano diventati un grosso problema nella zona. Si era sparsa la voce che forse Casey avesse incrociato qualcuno del mercato della droga. Un tempo conosceva ragazzini che vi sguazzavano. Un loro compagno di classe era morto per dei cristalli di metanfetamina, e dopo quellevento Casey aveva manifestato lintenzione di diventare consulente per persone con dipendenze.
Forse era incappata senza saperlo nel bel mezzo di uno scambio o semplicemente era stata vista da un opportunista senza scrupoli di quel mondo che aveva approfittato della situazione. Luniverso della droga e quello del commercio sessuale si intrecciavano come viticci dedera giapponese. Forse era stata presa dalluno e passata allaltro per guadagno.
La gente aveva additato John Villante come sospettato principale perch era il fidanzato con una cattiva reputazione, ma quella scelta rispondeva anche a un semplice bisogno umano: dare al male un volto e un nome. Se era stato il fidanzato, allora il male restava entro il circolo di conoscenze di Casey.
Tutti temevano atti di violenza casuale, luomo nero che colpiva senza ragione n avvertimenti. Il fidanzato era la risposta che faceva sentire la gente al sicuro. Meglio dare la colpa a qualcuno che conoscevano piuttosto che pensare che il male fosse uscito dallinterstatale per colpire come un serpente e andarsene. Ma Dana sapeva per esperienza personale che quello succedeva di continuo.
Poteva essere successo a Shelby Mills lestate in cui era scomparsa Casey Grant proprio come a Columbia, Missouri, quasi due anni prima, quando Doc Holiday aveva rapito Rose Reiser fuori da un alimentari mentre era in viaggio verso il college a St Louis. Il suo corpo era stato trovato giorni dopo, gettato nella neve lungo una strada a scorrimento veloce di Minneapolis.
Sarebbe potuto accadere la sera prima a una cameriera diciannovenne che tornava a casa dal turno serale al Grindstone Caf. Anche se Doc Holiday era morto e sepolto, Dana sapeva che al mondo non sarebbero mai mancati uomini disposti a prenderne il posto. Dalla notte dei tempi alla fine dei tempi, il mondo non sarebbe mai stato a corto di cuori di pietra.

10.

Dove diamine avevi la testa, John? Non puoi andartene cos nel bel mezzo del turno! Che cazzo ti  preso?.
Tony Tarantino aveva alzato le braccia al cielo e stava girando in cerchio come in una brutta danza folkloristica. Erano nel vicolo dietro il ristorante, costretti tra il cassonetto dei rifiuti e il Maggiolino-Pomodoro. Si sentiva gi odore di aglio messo a cuocere, la cucina iniziava a prepararsi per la giornata di lavoro.
John si era messo di traverso, cercando di minimizzare leffetto claustrofobico dello spazio ristretto. Anche lasciandosi una via di fuga, si sentiva in trappola. Dallaltro lato del vicolo, lofficina di saldatura era in piena attivit; il suono della fiamma ossidrica e del metallo su metallo gli sfiorava i nervi come lame di rasoio. Avrebbe voluto mettersi a correre, ma mantenne la posizione e incass gli insulti del capo.
Una volta probabilmente lavrebbero descritto come un idrante, ma ora Tony assomigliava pi alla buca delle lettere allangolo: quadrato e tozzo con gambe tarchiate e una bocca larga. Con una dieta a base di pizza e grissini, aveva messo su parecchio grasso da quando si era ritirato dal Corpo dei Marines. John aveva visto le sue foto durante la guerra del Golfo e in altri punti caldi del globo. Una volta era tosto come un mulo. Adesso era soltanto un somaro, uno dei tanti rammolliti uomini di mezza et con il mutuo sulle spalle, una moglie stronza e un paio di figli viziati e irriconoscenti.
E poi ci chiama la moglie del senatore Mercer, che ci fa un cazziatone per averti mandato l, prosegu, paonazzo. Perch cazzo hai fatto tu quella consegna?.
Perch  il mio lavoro, pens John, ma non lo disse. A cosa sarebbe servito fargli notare che era lunico fattorino disponibile e che sarebbe stata Paula a cazziarlo se si fosse rifiutato? Ovviamente, adesso desiderava averlo fatto. Allora la troia avrebbe potuto licenziarlo prima che avesse modo di mettersi in imbarazzo permettendo a Dana Nolan di chiamarlo assassino e di rinvangare migliaia di ricordi che non voleva avere. Avrebbe potuto evitare di finire nel mirino dellufficio dello sceriffo della contea di Liddell, per gentile concessione di Tim Carver.
Roger Mercer  in lizza per una carica politica, Cristo santo, continu a strepitare Tony.  un fottutissimo senatore! Hai idea di quante cazzo di pizze consegniamo al suo team elettorale? O al Mercer-Nolan Landscape Design, se  per questo?
No, signore.
Pi del tuo fottutissimo peso in oro, coglione!.
Si agit tutto e butt l un Ges Cristo!, per dare enfasi.
John si limit ad affondare con pi energia i pugni nelle tasche della giacca e a incurvare le spalle sotto quellassalto furibondo. Aveva molta esperienza nel sopportare tirate del genere. Si sottoponeva a quelle del padre da quando riusciva a ricordare. Nessun sergente istruttore era riuscito a scovare cosa non potesse sopportare John Villante. In confronto lesercito era stato una passeggiata.
Quindi sono licenziato?, domand, piano, guardandosi gli scarponi.
Si era gi chiesto cosaltro potesse fare a quel punto, dove trovare qualcuno disposto ad assumerlo per qualcosa, qualunque cosa. Cera mancanza di lavoro in generale. Ancora meno per lui.
Ogni possibile datore di lavoro che avesse controllato il suo curriculum avrebbe scoperto che lavevano congedato dallesercito per danni psichici. Non gli sarebbe importato di scoprire cosa questo significasse in realt. E se fosse andato un altro po pi a fondo, avrebbe letto che si era fatto cinque mesi di galera per aggressione prima del congedo. Nessuno avrebbe voluto sentire di come aveva perduto diciassette compagni in due missioni; cinque in un colpo solo nellincidente in cui lui aveva riportato la ferita alla testa. Non avrebbero voluto perdere tempo per cercare di capire la depressione, lo stress post-traumatico, i tentativi di automedicazione, i tentativi dei medici di risolvere con altre medicine. A nessuno sarebbero importati i dettagli.
Tra i pochi lavori possibili per lui, cerano capi che da buoni patrioti lavrebbero ringraziato per i suoi servigi militari ma che per lo stesso motivo si sarebbero rifiutati di assumerlo. Era un killer addestrato appena uscito dallospedale per veterani con una ferita alla testa e una storia di problemi psicologici. Come rischiare di averlo attorno?
E tra i lavori possibili per lui, non ce nerano molti che sarebbe riuscito a tollerare. Non riusciva a stare in mezzo a troppe persone. Non sopportava il caos di mille conversazioni attorno a lui. Il rumore gli si amplificava e riecheggiava nel cranio fino a quando pensava che sarebbe esploso. Non sopportava di essere circondato dalla gente, di averne alle spalle. Si avvicinavano troppo, si muovevano troppo in fretta. Il suo istinto di reagire, di proteggersi, era troppo rapido. Le abilit dautodifesa affinate durante laddestramento alla battaglia nellesercito erano troppo pericolose.
Almeno lavorando da Anthonys era libero di andare e venire, di allontanarsi dal rumore. Paula era una testa di cazzo, ma poteva prenderla a piccole dosi e poi andarsene. Le cameriere lo aiutavano il pi possibile, portandogli le consegne fino al Maggiolino-Pomodoro, cos che per la maggior parte del tempo poteva evitarla del tutto.
Tony si puntell le mani sui fianchi e sbuff un altro po. John attese il verdetto, stoico nella rassegnazione. Sentiva gi il suo vecchio gongolare.
Cazzo, disse Tarantino, ma senza aggressivit.
John gli lanci unocchiata senza alzare la testa.
Stavolta Paula mi ha preso per le palle, ragazzo, disse. Non sapevo niente della ragazza scomparsa.  stato prima che arrivassimo. Ma Paula lha visto al telegiornale ieri sera dopo che la Mercer le ha dato addosso a tutto spiano al telefono. Si  incazzata di brutto con me!.
Non so cosa sia successo a Casey Grant, disse John.
Tony alz le mani. Non dico il contrario. Non dico che le hai fatto qualcosa. Sono certo di no. Penso che tu sia un bravo ragazzo, John. Ma  una piccola citt. Merda, le voci corrono come fuoco sulla benzina. Tenne le mani alte, come a incorniciare il suo nuovo motto. Anthonys: pizza killer consegnata da un sospetto omicida. Non posso permetterlo, no.
John non si disturb a far notare che nessuno sapeva con certezza se Casey Grant fosse morta, men che meno se fosse vittima di un omicidio. N sottoline che lui era un assassino vero, che aveva ucciso numerose persone in due guerre, eppure lo giudicavano per una morte sospetta. Lironia non gli sarebbe stata amica in quella lotta pi di quanto lo fosse Tony Tarantino.
E poi al tg stamattina sentiamo di una cameriera stuprata ieri notte fuori dal Grindstone.
Una vampata di calore attravers John, bruciandogli la faccia e la nuca. I pugni si strinsero come pietre nelle tasche. Non sono uno stupratore, signore.
Non ho detto che lo sei! Ma qualcuno ha aggredito la ragazza e adesso la gente andr nel panico.
Tarantino sospir come uno con dolori al petto. Prese il portafoglio e tir fuori due biglietti da cento dollari, porgendoli a John con timido imbarazzo. Per adesso prendi questi. Per tirare avanti. Ti trover un altro lavoro. Promesso.
John guard con disprezzo il denaro. Non mi serve la carit, signore.
S invece, sbott Tony, cercando di mettergli i soldi in mano. Prendili, porca miseria, e comprati unaltra giacca, Cristo santo. Una senza il tuo fottuto nome sopra.
John abbass lo sguardo sul distintivo di panno che ornava la giacca fornita dallesercito che aveva indossato per servire il suo Paese. La targhetta del nome aveva gi iniziato ad allentarsi in un angolo, il filo spezzato si attorcigliava verso lalto fuori della stoffa come un minuscolo filamento a cavatappi. Lafferr, strapp il nome con un movimento violento e lo gett a terra. Poi si raddrizz in tutta la sua altezza e guard con sdegno Tony Tarantino con le banconote da cento strette nella mano grassoccia.
Con tutta la dignit che riusc a trovare, disse: Fanculo, signore.
E si gir e se ne and.
John. John!, gli grid dietro Tony.
Il ragazzo continu a camminare verso il pick-up. Lo colp il pensiero che avrebbe potuto prendere i soldi e riparare la luce posteriore. Dietro di s sentiva lo scalpiccio delle scarpe da ginnastica di Tony sullasfalto crepato.
Andiamo, ragazzo, disse Tarantino. Piantala di fare lorgoglioso.
Gli afferr un braccio da dietro. John ruot su se stesso, liberandosi dalla presa del capo e spingendolo indietro in un unico movimento. Il braccio sinistro si mosse in automatico verso lalto e indietro, inclinato e carico, il pugno pronto. La paura saett negli occhi di Tarantino.
John si ricompose, ritir la rabbia dentro di s. Abbass il braccio. Non ho molto di cui andare orgoglioso, signore, disse, ma quello me lo terr stretto.
Sal nel pick-up e convinse il motore ad avviarsi. Mentre partiva lungo il vicolo, alz gli occhi verso lo specchietto retrovisore e vide Tony Tarantino l in piedi con le mani lungo i fianchi che rimpiccioliva via via insieme alle sue possibilit.
Non aveva idea di dove stava andando. Sapeva il cielo che non aveva un posto dove andare. Gir per la citt cercando di riorganizzare i pensieri, cercando di non domandarsi quanto pi di merda potesse andare ancora la sua vita, cercando di non permettere alla rabbia di prendere il sopravvento.
La verit era che sapeva esattamente quanto la vita potesse andare di merda. La vita poteva accecarti, mutilarti, prenderti le gambe, prenderti le braccia, portarti via la faccia ma lasciarti in vita. Aveva visto tutte quelle cose. Conosceva pi persone spezzate che integre. Persino la maggioranza di quelli che sembravano intatti, dentro erano a pezzi.
A volte pensava che i diciassette uomini di cui si era tatuato i nomi sulla schiena fossero stati fortunati. Si era fatto incidere i loro nomi nella pelle per portarne il ricordo con s. Spesso si era chiesto se avrebbero preferito di no. Non avevano sofferto abbastanza in vita loro? Ora dovevano essere testimoni dei suoi fallimenti e dei rifiuti da parte delle persone che tutti avevano servito arruolandosi.
Super la scuola elementare e superiore, incapace di richiamare un solo ricordo piacevole che avesse a che fare con una qualsiasi delle due. Era stato un buon atleta e aveva conosciuto il successo in molti sport, ma nello stato mentale attuale ricordava solo conflitti, tradimenti e delusioni.
Lultimo anno gli avevano offerto una borsa di studio per giocare a football allUniversit dellIndiana, a Terre Haute. Ma poi Casey era scomparsa e i piedipiatti lo avevano perseguitato. Allimprovviso era diventato il cattivo su ogni giornale e in ogni televisione dello Stato. Era il fidanzato solitario e tormentato del tesorino della citt, il bambino con una storia di litigi violenti, il figlio di un bullo, abbandonato dalla madre. Era chiaro che in lui ci fosse qualcosa di sbagliato. Chi poteva sapere quale oscurit dimorasse nel suo cuore?
Lofferta di borsa di studio era stata ritirata. Lesercito era apparso la sola opzione onorevole. Meglio darsela a gambe prima che i detective riuscissero a inchiodarlo con qualcosa.
A dire la verit, la vita militare gli si confaceva. Gli piaceva lordine. Aveva provato un senso di famiglia maggiore con i suoi commilitoni di quanto avesse mai conosciuto a casa sua. Nella sua unit non importava a nessuno chi era stato. Tutti erano l per reinventarsi in un modo o nellaltro.
Gli mancava. Gli mancava tantissimo. Non la guerra, ma tutto il resto. Quando lesercito laveva congedato, aveva perso tutto: carriera, famiglia, casa, futuro, la sensazione di valere qualcosa. Il senso di tradimento e rifiuto era come un livido profondo che non guariva mai. Aveva dato tutto, aveva fatto tutto quello che gli avevano chiesto. Gli avevano conferito medaglie per il coraggio e il valore. Era stato ferito nel tentativo di dare tutto di s, e per quel motivo, perch si era sacrificato per la causa, la stessa organizzazione che aveva chiesto quel sacrificio gli aveva voltato le spalle. Era guasto a causa dellesercito e lesercito non lo voleva perch era guasto.
Per la ferita alla testa avevano formulato diagnosi sbagliate per molto tempo dopo lincidente con lesplosivo. Non sembrava che fosse cos grave. Il danno era nascosto dentro il cranio e si era manifestato con blackout e decisioni sbagliate, scoppi di collera, mal di testa debilitanti, terribili sbalzi di umore. Gli sforzi di automedicazione con lalcol avevano solo ingigantito il problema.
Un alterco con un superiore lo aveva fatto finire in galera per aggressione. A causa dei mal di testa era stato spostato dalla cella a una stanza dospedale, dove uno psicologo lo aveva dichiarato bipolare, ponendo fine alla sua carriera. Da allora era stata una continua discesa, e ora eccolo l, di nuovo a Shelby Mills, a ricominciare da meno di zero.
Tutto considerato, era un miracolo che fosse vivo. Per la maggior parte del tempo non era sicuro che vivere fosse stata la scelta migliore. E poi pensava ai nomi sulla sua schiena e al fatto che quegli uomini non avevano avuto scelta.
Si allontan dal centro, superando il pittoresco complesso di mulini ad acqua che aveva dato alla cittadina il suo nome. Il Mulino di Shelby originale era stato trasformato anni prima in un ristorante di lusso con albergo adiacente incorniciato da giardini boscosi. Aveva mangiato l una sola volta in vita sua: al ballo di fine anno con Casey, un imbarazzante doppio appuntamento con Dana Nolan e Tim Carver. Aveva temuto per tutto il tempo di usare la forchetta sbagliata o rovesciare qualcosa o dire stupidaggini.
Il ricordo di quellansia impacciata torn ora a mescolarsi con la rabbia, la frustrazione, la vergogna e tutto quel che ribolliva sempre dentro di lui; un mare di emozioni, tutte rabbiose e amare e oscure. Ogni volta, pensava che sarebbe affogato. Gli inondava il cervello e le riempiva il petto, la collera cresceva sempre di pi. Vi nuotavano facce  Tony Tarantino, Paula, Tim Carver, Dana Nolan, Casey  con maschere di disapprovazione e disprezzo.
Maledetti tutti. Chi erano per giudicarlo? Non lo conoscevano. Nessuno laveva mai conosciuto. Nessuno si era mai preso il tempo di scoprire chi fosse davvero. Nessuno. N quelli con cui aveva lavorato, n quelli con cui era andato a scuola. N suo padre Meno di tutti quello schifoso figlio di puttana che laveva chiamato perdente e vigliacco per tutta la vita. N sua madre, che non era rimasta abbastanza a lungo da conoscerlo sopra gli otto anni.
Con le emozioni ormai al punto di ebollizione, imbocc il vialetto di casa e scese dal pick-up, respirando con affanno, il cuore a mille. Entr in garage attraverso la porta secondaria, si strapp la giacca e la butt da una parte, senza badare a dove cadesse. Si sfil il maglione, lo appallottol e gett via. Affrett il passo attraversando la stanza fino a precipitarsi di corsa contro il vecchio e pesante saccone da box appeso a un travicello del soffitto.
Da un metro e mezzo di distanza si lanci sul sacco, sbattendovi contro di spalla, assorbendo il dolore, accogliendo con gratitudine il dolore che gli esplodeva nel petto, nel collo e lungo la schiena. Il sacco oscill, facendolo inciampare in avanti come un toro arrabbiato scansato dal matador.
John si gir e ripart oscillando, le nocche nude colpirono forte il cuoio pieno di crepe e le toppe di nastro isolante. Sinistro, destro, sinistro, destro. Un-due, un-due. Gancio sinistro, gancio destro, gancio sinistro, gancio destro.
Afferr il sacco in un corpo a corpo e lo colp con il ginocchio destro a ripetizione pi forte che pot, poi cambi posizione e men con il ginocchio sinistro una, due, tre, quattro volte.
Con ogni pugno, con ogni ginocchiata, il respiro usciva in un suono gutturale, spesso. Succhi ossigeno venato dellodore di olio esausto e benzina. Si aprirono i pori e il sudore gli imperl la pelle nonostante il freddo dellaria autunnale. Mentre lavorava sul sacco, il sudore gli corse gi per la schiena, tra i diciassette nomi tatuati, e impregn il retro dei pantaloni.
John men le mani fino ad avere i muscoli delle braccia gonfi e pesanti, le vene in rilievo. Ruot in un gancio dopo laltro finch i muscoli rigidi e scolpiti che gli avvolgevano la cassa toracica e si allungavano sulla pancia non bruciarono e tremarono di fatica. Tir ginocchiate finch non gli sembr di portare scarponi di piombo.
Quando le mani gli fecero troppo male per sferrare un altro pugno e le nocche furono arrossate e sanguinanti, si mise a colpire con i gomiti, immaginando che i colpi prendessero in faccia tutti coloro che lavevano disprezzato: Tony, Paula, Tim Carver, Dana Nolan; la lista continuava
Le emozioni uscivano come vapore tossico, amaro e pungente. Ne sentiva il sapore come metallo in bocca. I sentimenti risalivano dalle viscere come bile. E quando il corpo fu esausto, e le ginocchia cedettero, e si accasci privo di forze sul pavimento sporco, le ultime emozioni fluirono via da lui con le lacrime.

11.

E se non mi piace?, chiese Dana forse per la quarta volta in quindici minuti.
E se invece ti piace?, replic Lynda. E se fosse la persona pi fantastica che tu abbia mai incontrato?.
Dana non rispose. Aveva lumore bloccato sul pessimismo. Preferiva essere arrabbiata che ansiosa.
Era riuscita a fare la doccia e lavarsi i denti, ma si era rifiutata di sforzarsi di pi. Niente trucco. Niente gioielli. Aveva lasciato i capelli bagnati e scelto i vestiti da un mucchio che era caduto per terra durante il suo sonno agitato: un paio di jeans larghissimi e una felpa con cappuccio troppo grande.
La Dana di Prima era stata tutta concentrata sul proprio aspetto, sul guardaroba e su quel che labito diceva di lei. Il suo aspetto attuale, invece, diceva che ora non gliene fregava un fico secco. Il guardaroba post incidente consisteva in magliette e felpe, pantaloni della tuta, leggings e jeans. La Dana di Adesso era lAnti-Dana. Perch cercare di fare buona impressione con il proprio aspetto quando le era stato portato via? Perch cercare approvazione quando avrebbe incontrato solo piet? E poi che importanza avevano quelle stronzate superficiali?
Di sicuro non le importava di fare buona impressione alla dottoressa Roberta Burnette. Odiava lidea di ricominciare da capo il percorso di terapia. Non voleva raccontare di nuovo la sua storia, n sentirsi domandare cosa provasse.
La domanda pi stupida di tutti i tempi: come si sentiva ora che la sua vita era distrutta? Come si sentiva dopo essere stata stuprata e torturata?
Per distrarsi, apr la cartella delle immagini sul cellulare e guard le foto scattate a John Villante la sera prima.
La guardava di sottecchi con espressione cupa, sopracciglia scure e dritte abbassate su occhi scuri socchiusi. Aveva un viso spigoloso teso su zigomi alti e una mascella squadrata. Bench stretta e indurita, la bocca era, in mancanza di una parola migliore, bella, con il labbro inferiore pieno. Avrebbe potuto essere un modello di Calvin Klein, arrabbiato e col broncio, a vendere intimo griffato e sessualit sulle pagine della rivista GQ.
Ce laveva sempre avuta con il mondo intero, ma non aveva mai parlato granch. Dana non aveva mai davvero approvato la scelta della sua migliore amica. Casey avrebbe potuto ambire a qualcosa di molto meglio di un ragazzo arrabbiato della parte sbagliata della citt. Se lo ricordava pi esile, asciutto e con unespressione affamata, una zazzera scomposta di capelli scuri e mossi che sembrava stupida quando cercava di appiccicarla allimmagine delluomo sul display del telefonino.
Ecco la differenza. Allepoca era un ragazzo. Adesso era un uomo. Nei suoi ricordi di prima, John Villante era un adolescente, un solitario disturbato che non aveva mai davvero fatto parte del gruppo. Anni dopo, era un uomo, un soldato o almeno lo era stato. Linnocenza che poteva aver posseduto era stata rasata insieme ai capelli. La rabbia e il rancore che provava da ragazzo avevano avuto sette anni per indurirsi e diventare amarezza.
Sette anni cambiavano chiunque. Dana si chiese come sarebbe stata Casey adesso. Parlava di diventare assistente sociale per aiutare i bambini, o forse lavorare con chi abusava di droga e alcol. Era sempre stata una crocerossina.
Fuori della scuola, erano state entrambe volontarie alla mensa per i poveri e alla biblioteca pubblica, per aiutare con i programmi di lettura per bambini. Ma mentre Dana era appagata allidea di compiere un dovere civico, Casey laveva sempre reso pi personale. Non era abbastanza riempire gli scaffali della mensa. Doveva farsi amici i bimbi delle famiglie che andavano l. Non era abbastanza leggere ai bambini durante lora delle storie in biblioteca. Doveva anche fare da mentore a una bambina. Non era abbastanza fare la volontaria al rifugio per animali. Casey doveva nutrire una mezza dozzina di gatti selvatici che abitavano nei boschi ai margini del quartiere.
Casey aveva sempre raccolto randagi come John Villante. Avevano iniziato a uscire insieme nellautunno dellultimo anno. Lallegra, solare Casey e lagente delle tenebre.
Vuoi che entri con te?.
Dana alz gli occhi, sorpresa di accorgersi che non erano pi a Shelby Mills. Persa nei suoi pensieri, si era persa il tragitto fino ai sobborghi settentrionali di Louisville. Erano entrate in un parcheggio adiacente a un lungo, vecchio edificio di mattoni a due piani che un tempo era stato una stazione ferroviaria. Il piano terra era pieno di gallerie commerciali e boutique, posti per mangiare e prendere il caff.
Posso farcela, disse Dana, in automatico.
Lo so che puoi, replic Lynda. Non  ci che ti ho chiesto.
Dana non rispose, fissando ledificio sconosciuto. E se non fosse riuscita a trovare il cartellone con lelenco degli uffici? E se non fosse riuscita a trovare lascensore?
Su. Cerchiamo lascensore, disse la madre, scendendo dalla macchina. Vedo unopportunit di shopping terapeutico. Do unocchiata in giro mentre sei con la dottoressa Burnette. Puoi mandarmi un messaggio quando hai finito e ti vengo incontro. Ti sembra un buon piano?.
Sollevata, Dana annu. Scatt una foto al palazzo dal parcheggio e prese appunti per il futuro, poi apr lapp di parcheggio e la impost per ritrovare la macchina pi tardi. Infine prese un profondo respiro e si prepar al compito successivo: aprirsi con la sconosciuta che avrebbe cercato di portare alla luce tutti i suoi orribili segreti.
So cosa stai pensando, esord la dottoressa Burnette sedendosi su un cubo imbottito verde foglia accanto alla fila di finestre. A piedi nudi, raccolse le lunghe gambe sotto di s con la grazia di un cervo. Indossava leggings grigi e una maglietta aderente fucsia che evidenziava un corpo atletico. Le braccia nude erano lisce e lunghe, scolpite con muscoli asciutti.
Stai pensando: Che far per me questa nera con laria da pazza? Ho gi raccontato la mia storia pi volte di quante avrei voluto, e ora devo ricominciare da capo e farlo di nuovo, e sar doloroso, e lo detester, e fanculo a tutta questa merda. Ho ragione?.
Dana si limit a fissarla, incerta su cosa dire. Questa non era la dottoressa Dewar, Madre Terra, con le gonne pseudo hippy e la musica di un sitar in sottofondo. Roberta Burnette era una donna sulla trentina, circondata da una vibrazione modaiola urbana. Aveva i capelli legati in treccine corte con un assortimento casuale di perline colorate infilate in mezzo e i lobi con divaricatori in pietra di luna che sembravano cambiare colore ogni volta che muoveva la testa.
So che  cos. E ti dir il perch. Perch sono stata quella seduta esattamente dove sei tu ora, a pensare le stesse identiche cose, disse, addolcendo la voce. Tacque, dando a Dana un istante per assorbire quel che aveva detto, in attesa di una reazione.
Ma Dana non batt ciglio.
So che non  facile, continu la Burnette.  come se avessi costruito una casa di Lego e qualcuno lavesse fatta a pezzi e adesso dovessi rifarla, e lultima cosa che vuoi  ricominciare tutto da capo, perch significa che per prima cosa devi andartene in giro a piedi nudi e pestare tutti quegli stramaledetti Lego. Ho un nipote di sei anni, confess. So tutto sul pestare Lego.
Dana continu a tacere. Gambe incrociate sotto di s, affond il pi possibile nellangolo del divanetto a esse, che era la controparte bruno corteccia della seduta occupata dalla Burnette.
La stanza aveva un che di zen: un vecchio pavimento dassi lucidate, pareti verde salvia, mobili dalle linee semplici e pulite e rivestimenti imbottiti dai colori e strutture organiche. Una parete con delle semplici scaffalature incassate esponeva libri e una collezione di pesanti sculture di vetro colorato dalle forme lisce e rotonde. Anche se cerano diverse lampade sui tavoli sparsi per la stanza, erano accesi solo i faretti degli scaffali per illuminare le opere darte. La luce naturale entrava dalle alte finestre che affacciavano su un cortile acciottolato dove le persone passeggiavano o sedevano sulle panchine del parco o ai tavolini dei bar, sorseggiando caff.
Dana le osserv, invidiandone la vita allapparenza semplice. Con la coda dellocchio vide la Burnette aprire un raccoglitore e consultare qualsiasi annotazione vi fosse conservata. Poi la donna sbirci Dana al di sopra della montatura viola degli occhiali da lettura.
Qui non dice che sei muta.  una novit? Annuisci per dire s. Scuoti la testa per dire no.
Dana si prese tempo per rispondere, fissando impassibile la dottoressa per un istante prima di scuotere lentamente la testa entro i confini del cappuccio.
Bene, perch la terapia a voce tende a non funzionare con qualcuno che non parla, osserv la Burnette con un sopracciglio arcuato, un angolo delle labbra piene che si sollevava di colpo.
Dana rimase ancora in silenzio.
La dottoressa Burnette fece un lungo respiro teatrale. Per quanto adori il suono della mia voce.
A lei cos successo?
Ecco, mormor la dottoressa fra s e s, contenta di aver ottenuto una risposta. Be, alla scuola per strizzacervelli ci dicono di non condividere eventi personali, ma chi ha scritto quei libri di testo non  mai stato vittima, e non sa cosa significa sedersi su un divano davanti a uno sconosciuto che vuole ficcare il naso nella tua mente e dirti cosa dovresti o non dovresti provare. Sono stronzate, se vuoi il mio parere. Quando ci sono passata io, mi faceva arrabbiare e giurai che non lavrei mai fatto sperimentare a nessuno. Quindi ti dir in tutta franchezza che sono stata una vittima, e anche se non ho attraversato la tua stessa esperienza, abbiamo qualcosa in comune.
Che genere di vittima?, chiese ancora Dana: la curiosit prevaleva sulla decisione di non cooperare.
Sono andata al college con una borsa di studio per la corsa su pista, il mio obiettivo era entrare nella squadra olimpica. Ed ero anche abbastanza brava. Ma una sera tardi ero nel parcheggio di un alimentari dove stavo aspettando che un amico mi venisse a prendere, e sono stata trascinata in una macchina e portata a fare un giro da due tizi a cui non fregava niente di quanto fossi veloce sui quattrocento metri. Nellistante in cui mi hanno presa, non ha avuto pi importanza.
Lhanno violentata?
S. E usata come punching ball. E pugnalata. E minacciata con un coltello alla gola. E a un certo punto, quando ho cercato di scappare, uno di loro mi ha buttata a terra e mi sono giocata un ginocchio, disse. Quindi quando mi racconti qualcosa e dico che capisco come ti senti,  vero. Capisco quanto sia dura, Dana. So quanto hai perso.
Non le hanno intagliato la faccia come una zucca di Halloween.
No, hai ragione, per ho passato un anno in riabilitazione per un ginocchio che non ha mai pi funzionato appieno. E c voluto molto di pi per scendere a patti con la rabbia, e il panico, e gli incubi, e tutto il resto. Abbiamo perso grandi sogni, tu e io.
E ora mi dir che dovrei comunque considerarmi fortunata, e che posso ancora avere una vita fantastica, disse Dana, sentendo il familiare rancore aspro sulla lingua.
Puoi davvero avere una vita straordinaria, ribatt la Burnette, senza lasciarsi scalfire dal sarcasmo. Lavrai. Non hai lottato tanto per rimanere in vita invano. Hai tenuto duro per una ragione.
Se avessi saputo come sarebbe stata dopo, avrei combattuto cos tanto?, si chiese Dana.
Se avesse saputo dellansia infinita e del dolore fisico, della lotta per dormire, e del travaglio sfibrante per reimparare la vita minuto per minuto, avrebbe combattuto con tanta forza?
Finch c vita, c speranza, disse la dottoressa Burnette.
Quelle parole ridestarono Dana dai suoi pensieri.
Sai come funziona. Lo fai ogni giorno da quando ti  successo tutto questo. Sopravvivi un minuto, e poi quello dopo, e poi quello dopo ancora. Ogni minuto potrebbe essere migliore del precedente.
O altrettanto brutto, ribatt Dana. O peggiore.
O migliore, insistette la dottoressa con la calma, ferma determinazione di chi aveva sostenuto questa conversazione gi molte volte. So che ti senti oppressa. Il solo passo di tornare a casa dal Weidman  una cosa grossa. Ma ho visto il tuo arrivo al telegiornale ieri sera. Cera una quantit di follia con cui fare i conti che probabilmente non ti aspettavi.
Dana richiam quella scena nella sua testa, la sorpresa, la frustrazione, il caos, la marea di emozioni
Quel che mi  successo risale a mesi fa, disse.  finita. Lui  morto; io no. Non c pi niente da dire.
Sei lunica sopravvissuta a un serial killer. Significa che farai notizia per il resto della tua vita.
Dana si accigli e distolse lo sguardo, le braccia incrociate sul petto. Avrebbe voluto negare, ma sapeva di non poterlo fare. Sarebbe stata per sempre lasterisco nel verbale sullattivit di Doc Holiday come quella che se lera cavata. Non voleva quellattenzione. Non le sfuggiva lironia: la ragazza il cui scopo erano stati i riflettori ora non ne voleva affatto.
Mi hanno domandato di Casey. Non sapevo di cosa stessero parlando, confess. Casey era la mia migliore amica fin dalle elementari.  scomparsa lestate dopo il diploma. Non me lo ricordavo. Come facevo a non ricordarmelo?
Era fuori contesto, disse la dottoressa. Hai passato gli ultimi mesi a lavorare come un mulo solo per far funzionare il tuo cervello nel presente. Non aspettarti che tutto dun colpo cambi direzione e diriga gli sforzi su qualcosa che appartiene al passato.
Era la mia migliore amica, ripet Dana. Eravamo come sorelle.
Dana, sei appena passata attraverso un rapimento e tutte le cose orribili che hanno accompagnato quel crimine. Non mi sorprende affatto che tu abbia escluso dalla mente il rapimento della tua amica, mormor la Burnette. Sono due eventi orribili. E per la tua mente sono in effetti lo stesso evento che si ripete visto da due punti di vista diversi. Il tuo cervello sta cercando di proteggerti. Il fatto che non ricordi non ti rende una cattiva persona.
Ma mi rende una cattiva persona il fatto che non voglia pensare a cosa possa esserle successo?, si domand Dana. Mi rende una cattiva persona il fatto che non voglia ricordare luomo che mi ha fatto questo, anche se potrebbe aiutare a risolvere il mistero di Casey?.
Tenne le domande per s anche mentre le terribili immagini dellincubo le balenavano nella testa: Casey come vittima e demone, che la scherniva, la tormentava
Non ricordo nemmeno cosa sia successo a me.
Forse non lo ricorderai mai. O forse torneranno piccoli flash.
Penso di ricordare qualcosa dei giorni prima Ma non so quanto sia reale e quanto il mio cervello abbia messo insieme da altre fonti O inventato del tutto. Lui non lo ricordo affatto. Non riesco a vederlo. Non voglio vederlo.
Non sei costretta.
Ma perch sono cos terrorizzata da qualcosa di cui non ho memoria?, domand. E come faccio a lasciarmi alle spalle una cosa che non ricordo?
Perch il cervello immagazzina i ricordi emozionali e i dettagli fisici di quanto ti  accaduto in due luoghi separati.  una grande semplificazione, ma in un certo senso la tua mente non vuole che ricordi i dettagli del trauma. E il danno cerebrale rende tutto pi facile. Hai una scusa incorporata per non ricordare. Ma che lo rammenti o no a livello cosciente, quellesperienza, e le emozioni connesse, fanno parte di te. Solo che si trovano troppo in profondit perch tu le raggiunga.
Non voglio raggiungerle, disse Dana. Tutti vogliono che ricordi. Vogliono conoscere ogni particolare cruento.
Sfortunatamente, fa parte della natura umana. Sta solo a te decidere di cosa rendere partecipi gli altri, Dana. E come ti senti al riguardo  qualcosa che pu cambiare nel corso del tempo. Alcune vittime trovano catartico parlare della loro esperienza. Alcune si sentono rafforzate dal condividere la propria storia in modi che possano aiutare gli altri. Altre vogliono solo andare avanti.
Io voglio andare avanti, sbott Dana.
Mi sembra giusto. Ma non pensare che cos non dovrai affrontare gli effetti di quanto  successo. Non serve accedere ai dettagli fisici per trattare il danno emotivo dentro di te. Non puoi sfuggire alla tua esperienza.
Non ne sono sicura. Riconosco a malapena quella che ero una volta.  come se quella ragazza fosse qualcuno che ho incontrato tanto tempo fa. Sono diversa adesso.
Non significa che lei non faccia ancora parte di te. Ci sar sempre. Ma concentriamoci sul futuro, sugger. Vuoi andare avanti. Quindi hai un piano? Cosa vuoi fare di te stessa?.
Dana si strinse nelle spalle e mordicchi una pellicina. Non lo so. Per oggi sono riuscita a spogliarmi prima di entrare nella doccia. Potrebbe essere il punto saliente. Mia madre dice che pu bastare. Dice che adesso devo pensare solo a guarire.
La guarigione  in corso, disse la Burnette. Ma non credo che ti baster.  compito di tua madre proteggerti. Sei la sua bambina, e non perdoner tanto presto il mondo per averti fatto del male. Vorr tenerti nel nido.  comprensibile. Per un po sar anche un bene. Ma non lo sar per te a lungo andare. Ti serve uno scopo. Sei una combattente, Dana. Ti serve qualcosa per cui combattere.
Dana non pensava che avrebbe descritto cos la se stessa di prima. Una lavoratrice, s. Ambiziosa, s. Focalizzata sulla meta, s. Ma una combattente? No. La Dana di Prima era stata una che seguiva le regole, una diplomatica. Godeva nel rendere le persone fiere di lei, nel corrispondere alle aspettative e nel superarle. Ma una combattente? Una che scalciava e graffiava e lottava per vincere? No. Non ne aveva avuto bisogno.
Che motivo ho per combattere?, chiese. Sono una giornalista inassumibile e vivo nel seminterrato di mia madre.
Quando ti sei svegliata in ospedale, il tuo obiettivo era uscirne. Quando sei andata al Weidman, era stare abbastanza bene da tornare a casa. Adesso sei a casa. Ti serve un nuovo obiettivo. E quando lo raggiungerai, te ne servir un altro ancora. Ti sembra un buon piano?
Sembra un gran lavoro per qualcuno che ieri sera si  perso per arrivare in cucina.
Non devono essere obiettivi importanti. Uno piccolo ogni giorno. Sono come appigli per le mani e i piedi quando si scala la montagna pi alta. Alla fine, arriverai in cima, ma al momento devi solo concentrarti sulla sporgenza successiva.
Ieri ho tirato fuori in un mucchio i vestiti dalla valigia, e poi non sono riuscita ad affrontare la decisione di cosa mettere nei cassetti e cosa appendere, confess.
Quindi comincia mettendo via una cosa, poi unaltra, poi unaltra ancora. Alla fine, il mucchio  sparito e il lavoro fatto.
Notiziario dei Cervelli Compromessi: Ragazza Svuota Valigia. Video alle Undici, fece Dana, sarcastica.
Nove mesi fa eri in coma.
Dieci mesi fa ero conduttrice del notiziario del mattino.
Dana guard di nuovo fuori, verso la gente che camminava su e gi. La dottoressa Burnette attese, paziente.
Amavo il mio lavoro, confess Dana dopo un po. Ieri, sul vialetto, l a guardare quella reporter, la ragazza bionda Ho visto la mia faccia. Ho letteralmente visto la mia faccia sul suo corpo. Avrei dovuto essere io a fare le domande a qualcun altro. Non  giusto.
No,  vero, ammise la Burnette. La vita  assolutamente ingiusta. Non  una novit, no? Hai perso tuo padre quando eri piccola, vero? La tua migliore amica  scomparsa quando avevi appena lasciato la scuola. Nessuno lha pi vista. Sai per esperienza personale che le cose brutte succedono. Senza dubbio hai fatto servizi su storie di abuso minorile, stupro, omicidio. Per te non  una sorpresa che la vita sia ingiusta. Solo che non hai mai pensato di poter essere quella che si becca il lato pi schifoso di nuovo. Io nemmeno, confess la dottoressa. Avevo pianificato tutta la mia vita. Avrei vinto loro e visto la mia foto su una scatola di cereali, e fatto da sponsor alla Nike per un milione di dollari, e sarei diventata una star del canale sportivo.
Avrebbe comunque potuto lavorare in televisione, disse Dana.  bellissima.
Grazie, ma la mia vita ha preso unaltra piega. Dopo quel che mi  successo, sono caduta in un tunnel profondo e oscuro. Depressione, ansia, stress post-traumatico servizio completo, insomma. C voluto molto per risalire, e durante il percorso ho imparato molto su me stessa e su cosa volevo davvero fare della mia vita ovvero aiutare altri a uscire dai loro tunnel.
Quindi forse non puoi pi stare davanti a una telecamera, ma questo non significa che tu non abbia delle capacit. La dottoressa Dewar mi ha detto che ti piace fare ricerche al computer. Allora, comincia con degli argomenti che ti interessano. Magari finirai a condurre ricerche su fatti di cronaca. Magari diventerai una scrittrice. Inizia con un blog. O forse questo viaggio ti porter su una strada completamente diversa. Non lo so. Ma quello che so  che se non hai una meta, non andrai mai da nessuna parte.
Voglio che ci rifletti per la prossima volta Dopo aver organizzato larmadio, disse, alzandosi dalla sedia. Quale sar il tuo primo obiettivo?.
Dana si alz, mordicchiandosi il labbro inferiore mentre pensava alla risposta, poi sorrise: Trovare lascensore.
La dottoressa sorrise con lei. Con quello ti aiuto io.
La Burnette attravers a piedi nudi la stanza fino a una porta che dava direttamente sullatrio, con vista sullascensore.
Non cera nulla di tutto questo nella sua biografia, disse Dana, esitando sulla soglia. Quel che le  successo. Quando ho cercato il suo nome non  apparso niente.
Allora avevo un cognome diverso, ammise la Burnette. Ero una persona diversa. Proprio come te.
Quale lei  meglio?
Ho imparato ad amarle entrambe. Imparerai anche tu.
Davvero?
Quando eri nelle mani di un assassino, il tuo obiettivo era uscirne viva, e lhai raggiunto. Dopo una cosa del genere, non mi metterei mai contro di te, ragazza.
Spero che sia come dice lei, pens Dana mentre lascensore scendeva, scaricandola di nuovo nel mondo. Ma, nel cogliere le espressioni sconvolte dei passanti, non aveva altro che dubbi.

12.

Quando Dana svolt nella strada chiusa, trov ad attenderla una macchina dello sceriffo della contea di Liddell.
Dopo lappuntamento con la dottoressa Burnette, aveva deciso che lobiettivo della giornata sarebbe stato fare un piccolo passo verso lindipendenza guidando fino a casa. Se fosse riuscita a dimostrare alla madre che era in grado di spostarsi dal punto A al punto B senza perdersi, n andare a sbattere contro qualcosa o qualcuno, avrebbe guadagnato punti per riavere la propria macchina. Dopo un piccolo intoppo dovuto al fatto che non aveva idea di come avviare la Mercedes materna, era riuscita nellimpresa con laiuto del navigatore del telefonino, confondendo destra e sinistra solo due volte.
Era molto compiaciuta finch non vide la macchina dello sceriffo. In quellistante, sent un vuoto allo stomaco e una vecchia emozione legata a un vecchio ricordo lattravers di colpo, mozzandole il respiro.
Allimprovviso aveva di nuovo quattordici anni, ed era seduta sul sedile posteriore con Casey, rideva e sghignazzava eccitata allidea di arrivare a casa e mostrare al pap il vestito che aveva comprato per il ballo padre-figlia al country club. Era un giorno dautunno, come quello; un po freddino, un po ventoso, ma il sole splendeva e il cielo era azzurro. Era una giornata troppo bella e troppo perfetta perch potesse accadere qualcosa di brutto, ma qualcosa di brutto era successo.
Una macchina della polizia era parcheggiata rasente al marciapiede davanti casa. Il vicesceriffo in piedi l vicino con le braccia conserte aveva unaria torva. Roger camminava su e gi accanto allauto di pattuglia, agitato, passandosi a ripetizione le mani tra i capelli.
Da quel ricordo, la mente di Dana torn allultima volta che aveva visto il padre, quella mattina stessa. Aveva preparato lui la colazione, come ogni domenica. Anche se i fine settimana al vivaio erano molto impegnativi, insisteva nel prendersi del tempo per la sua famiglia. Le domeniche mattina di Ed Nolan erano dedicate alla preparazione della colazione per la figlia: pancake con gocce di cioccolato, bacon e uova strapazzate. Un momento sacro.
Dana ricordava di aver chiacchierato senza sosta quella mattina sulla giornata fantastica che avrebbe passato con la mamma, Casey e la madre di questultima. Sarebbero andate a Louisville a fare shopping e pranzo, manicure e pedicure. Stava cercando un vestito simile a quello notato su una rivista. Aveva mostrato la foto al padre e lui le aveva detto che sarebbe stata lei a far apparire labito speciale, non il contrario, perch era la ragazza pi bella e speciale del mondo. Riusciva ancora a sentire le sue braccia attorno al corpo mentre la stringeva e la baciava sul capo.
Era uscito di casa per salutarle mentre facevano retromarcia sul vialetto. Lo vedeva con gli occhi della mente come un film. Il padre che salutava con una mano e con laltra teneva il collare di Alce, il labrador chocolate. Vedeva il volto di suo padre, chiaro e vivido come una fotografia: il sorriso ampio, rettangolare, i penetranti occhi azzurri con le rughe agli angoli. Era un uomo atletico, massiccio, che aveva pi barbetta sulla mascella squadrata che capelli sulla testa, rasata quasi del tutto. Anche senza capelli era bello come un divo del cinema.
Era stata lultima volta che laveva visto vivo. Lavevano trovato morto quel pomeriggio. Un incidente, avevano detto. Nessuno sapeva davvero cosa fosse successo. Non cerano stati testimoni.
Sapevano che aveva preso Alce ed era andato a caccia di fagiani tutto solo in tarda mattinata. Lui e Roger  il suo migliore amico e socio  possedevano una riserva di caccia di trenta ettari qualche chilometro a est della citt, unarea accidentata di boschi e campi aperti delimitata a sud da promontori a strapiombo sul fiume. Si pensava che, per una qualsivoglia ragione, si fosse avvicinato troppo al bordo e fosse caduto, morendo. Alcuni escursionisti avevano trovato il corpo, ancora caldo, ma troppo tardi.
Dana? Dana? Dana!.
Dana torn al presente e si gir verso la madre con aria indignata. Che c?
Siamo in mezzo alla strada.
Oh.
Aveva fermato la macchina ad almeno quindici metri dal vialetto. And avanti, lanciando appena unocchiata al vice che era uscito dallauto di servizio. Aveva in mano un bouquet di fiori rosa e bianchi.
Tim!, esclam la madre, scendendo. Oh, santo cielo!.
Ehi, Miss Lynda. Come va oggi?
Oh mio Dio! Che fantastica sorpresa! Non avevo idea che fossi vicesceriffo! Dana, guarda chi c! Tim Carver! Dio del cielo!.
Dana scese dalla macchina, risistemandosi il cappuccio per nascondersi nelle sue profondit. Guard il vice da sopra il tettuccio. Era di media statura, spalle larghe e fianchi stretti, fatto per indossare luniforme. Luomo si gir a guardarla, con un ampio e bianco sorriso che non vacill, occhi azzurri luminosi, enfatizzati da rughe despressione.
Dana, disse.
Dana lo fiss mentre girava attorno alla macchina. Tim Carver, il fidanzatino del liceo. Certo che lo riconosceva ora s. Ricordava il sorriso tranquillo, quella punta di allegra malizia nei suoi occhi. Non ricordava che fosse diventato vicesceriffo  o adulto, se era per questo. Non lo vedeva da anni  non a quanto ricordava, almeno.
Si erano lasciati lestate dopo il diploma. Quello se lo ricordava. Non sarebbe stato possibile tenere in vita quella storia. Lei sarebbe andata al college quellautunno. Lui era pronto per West Point fra squilli di tromba Una cosa che Roger aveva aiutato a orchestrare. Poi Casey era scomparsa, e quellestate niente aveva avuto pi importanza.
Non erano rimasti in contatto dopo aver lasciato Shelby Mills. Dana era stata fagocitata dalla nuova vita di studi. Cera stato un nuovo fidanzato, il cui nome e volto ora non riusciva a ricordare. Aveva perso le tracce di Tim Carver.
Bentornata a casa, disse lui, porgendole i fiori.
Dana accett il bouquet, guardandolo come se non avesse idea di cosa farci.
La madre ruppe limbarazzante silenzio. Tim, da quando sei vicesceriffo?, domand, girando attorno alla Mercedes per raggiungerli.
Ormai sono cinque anni. Non tutti nella contea di Liddell, per. I primi due anni ero nella contea di DeKalb, ma, sa, volevo tornare a casa.
Sei tornato tre anni fa e non ci hai fatto visita? Vergogna!.
Be, sa, si schiar la voce, incassando la testa tra le spalle. Il tempo vola. Occupato con il lavoro e tutto il resto.
Come stanno i tuoi?
Stanno bene, grazie. Mio padre ora lavora con uno studio di Lexington.
E tua madre?
Si  trasferita in Texas. Mia sorella  laggi, a Austin.
Dana si ricord che i Carver erano venuti a Shelby Mills dal Texas. Tim era arrivato nella sua classe in seconda media. Non aveva mai perso del tutto linflessione nasale texana nella voce.
A quel che ricordo, eri partito per West Point, disse Lynda. Dovevi arruolarti nellesercito.
Annu; sembrava un po a disagio, pens Dana.
S, signora. Be, non era il posto per me. Dopo quel che era successo a Casey, continuavo a pensare che avrei preferito entrare nelle forze dellordine, e be eccomi qui.
Inizi a perdere i capelli, esclam Dana, dal nulla.
La madre boccheggi. Dana!.
Dana si accigli. Be,  vero.
Non posso negarlo, ridacchi lui, passandosi una mano sul capo. Dana lo ricordava con una folta chioma di bei capelli biondi. Adesso li portava tagliati corti, senza cercare di nascondere le stempiature.
Dana ora a volte parla senza riflettere, spieg Lynda.
Non parlare cos di me!, sbott lei. Come se fossi una cazzo di ritardata o qualcosa del genere.
La madre inarc un sopracciglio. Esempio calzante.
Dana le volt ostentatamente le spalle, concentrandosi del tutto su Tim.
Anchio ho un aspetto diverso, ammise.
Riconoscerei quei begli occhi azzurri dovunque, disse lui, con un sorriso gentile.
Sei sempre stato un ammaliatore, Tim, osserv Lynda.
Be, madame,  facile con le belle signore.
Non sono bella, disse Dana in tono piatto.
Perch non entriamo?, sugger la madre, togliendole di mano il bouquet. Hai tempo per un caff, Tim?
S, signora. Grazie. Con piacere. Sono ancora fuori servizio per un po.
Tu e Dana potete recuperare il tempo perduto.
Si gir e entr in casa. Tim allung una mano come per posarla su una spalla di Dana. Lei si ritrasse.
Non toccarmi, scatt. Non mi piace essere toccata.
Sorpreso, Tim fece un passo indietro, alzando le mani. Scusa.
Non  colpa tua, disse Dana, voltandosi.
Entrarono e andarono a sedersi al grosso tavolo, Dana a un capo, Tim con le spalle rivolte allenorme finestra. Dana guard oltre la sua testa, oltre lassito che degradava poco a poco fino al patio lastricato, e ancora oltre sul dolce pendio verde che arrivava fino ai boschi. Un cervo se ne stava nella radura e guardava in su verso di loro, poi mosse veloce la coda e scapp via.
Anche Dana avrebbe voluto scappare. Che cosa avrebbe dovuto dire a Tim Carver? Che genere di chiacchiere ci si aspettava dopo che avevi guardato il male in faccia ed eri riuscita a malapena a sottrarre la tua stessa vita alle fauci del destino? Avrebbe forse dovuto parlare del liceo dopo una cosa del genere? Doveva chiedergli se si era sposato, se aveva una famiglia? Non le importava.
E allora sei sposato, Tim?, domand sua madre mentre la macchinetta del caff sibilava e sputacchiava in una tazza. Si affaccendava al lavello, scorciando i gambi dei fiori e mettendoli in un vaso.
No, signora, rispose. Sposato con il mio lavoro, come si suol dire.
Non  molto romantico. Lynda port il bouquet sul tavolo.
Ogni cosa a suo tempo. Ora sto cercando seriamente di fare carriera nellufficio dello sceriffo. Di recente ho superato lesame da detective. Aspetto solo si liberi un posto al dipartimento. Sa, avevo la fidanzata migliore di tutte, disse, indicando Dana, gli occhi scintillanti. Non ho trovato unaltra che potesse prendere il suo posto.
Adesso mi ricordo di te, disse Dana, secca. Dicevi sempre un sacco di stronzate.
Dana!, la riprese la madre.
Chi? Io? Niente affatto!, protest Tim ridendo.  la pura verit, Dana. Mi hai rovinato a discapito delle altre.
Panna o zucchero nel caff, Tim?
Niente, signora, grazie. Va bene amaro.
Dana, vuoi un caff?
Mi piace il caff?
Stamattina ti piaceva.
No, grazie, replic, sentendosi stupida.
Allora vi lascio a chiacchierare, disse la madre, posando la tazza fumante davanti a Tim.
Dana prese rapidamente fiato per dirle di non andarsene, ma poi non lo fece. Tim era stato la sua prima cotta, il primo bacio, il primo giovane amore. Era stato il suo migliore amico dopo Casey. Sarebbe riuscita ad avere una conversazione con lui.
Lui sospir mentre Lynda lasciava la stanza.
Non so dirti quanto mi sia dispiaciuto sapere quel che ti era successo, Dana, mormor. Non riesco nemmeno a immaginare cosa hai passato.
Non me lo ricordo.
Niente?
No.
Grazie a Dio.
Per cosa?, lo sfid. Se esiste un Dio, ha permesso a un sadico sessuale di rapirmi e torturarmi Dopo che aveva gi ucciso chiss quante ragazze. Gran pacca sulla spalla a Dio per questo?.
Tim sgran un po gli occhi. Conosceva solo la Dana di Prima, la dolce, felice, diplomatica Dana, la brava ragazza. Ti presento la Dana di Adesso, pens lei. La Dana ferita. La Dana senza filtri.
Immagino di non averci pensato da quel punto di vista.
Nessuno lo fa. Ma il Dio che mi permette di dimenticare i particolari  lo stesso che ha lasciato che accadessero. Quindi perdonami se non sono del tutto grata a un potere superiore.
Tim alz le mani in un gesto di resa. Ehi, come darti torto? Hai tutto il diritto di essere amareggiata.  solo che la gente vuole dare un senso a quello che non ce lha. Tu e io sappiamo che non sempre c una risposta. Labbiamo imparato con Casey. Sette anni e ancora non sappiamo cosa sia successo.
Davvero sei diventato uno sbirro per lei?
Sissignora,  cos. Quand scomparsa ho seguito le indagini e le ricerche e tutto il resto. Ne facevo parte, proprio come te. Mi  rimasto addosso, disse. E ho letto che quando sei stata rapita stavi facendo un servizio sullomicidio di unadolescente. Il giornale diceva che facevi gli straordinari perch avevi perso unamica al liceo.
Per essere una che non  neanche qui presente, Casey ha avuto un grosso impatto sulle nostre vite.
Pi di quanto avrebbe potuto immaginare.
Ti occupi del suo caso?
Non direttamente. Il detective di allora  non so se te lo ricordi  Dan Hardy  andato in pensione un paio di anni fa. Il caso  stato riassegnato, spieg. A dire la verit  rimasto l, congelato fino adesso. Non cera niente su cui procedere.
Ho sentito che lhanno avvistata in pi posti.
Voci qui e l. Nulla di verificato. La gente vede la storia al telegiornale o in qualche programma di cronaca e vuole aiutare o sentirsi importante. Pensano di vedere quella persona, o se lo inventano di sana pianta. Nessuna di quelle piste ha portato da qualche parte.
E adesso?
Il detective che se ne occupa vorr parlare con te della possibile connessione con luomo che ti ha aggredita, disse. Gli ho detto che ti conoscevo. Ho pensato che forse venendo da solo sarebbe stato pi facile.
Forse sarebbe stato pi facile venendo da vecchio amico con una strizzatina docchi, un sorriso e un bouquet di fiori rosa, pens Dana, guardando il vaso che la madre aveva sistemato allaltro capo del tavolo.
Non serve cercare di blandirmi, disse, schietta. Chiedi e basta.
Non cerco di blandirti, Dana, ribatt, offeso. Non posso portare un mazzo di fiori a unamica? Pensavo fosse la cosa giusta da fare, da gentiluomo.
Non ho nessun contributo da dare al tuo caso. Non ricordo nulla delluomo che mi ha catturata. Non ho alcun ricordo del suo aspetto.
Saresti disposta a guardare delle foto?
No, rispose secca. A che servirebbe? Non me lo ricordo affatto. Vuoi mettermi una faccia nella testa cos che possa convincermi che forse lho visto quellestate prima della scomparsa di Casey?
No, non 腻.
Perch questo faciliterebbe le cose a tutti, no?, sugger. Tutti potrebbero dare per assodato che Doc Holiday abbia preso Casey e labbia uccisa, e fine della storia. Il suo corpo non verr mai ritrovato, ma avremo la risoluzione di un mistero. Caso chiuso e tutti andremo avanti con la nostra vita.
Nessuno sta cercando una facile scappatoia, disse, frustrato.
La cercano tutti, dichiar Dana. E perch non dovrebbero? Sono passati sette anni. Una risposta facile, costruita a tavolino, sarebbe meglio che non averne nessuna, giusto? I genitori di bambini scomparsi dicono sempre che la parte peggiore  non sapere.
Sono sicuro che la mamma di Casey preferirebbe pensare la figlia viva da qualche parte che crederla morta, ribatt.
Glielo hai chiesto? Qualcuno ha mai chiesto alla signora Grant se ricorda di aver mai visto prima quelluomo? Sono io lunica in una citt di diecimila abitanti che potrebbe averlo visto?
No. La signora Grant si  trasferita anni fa, alle Hawaii, ho sentito dire. Ma tu e Casey in pratica eravate gemelle siamesi. Forse quel folle potrebbe avervi avvicinate da Grindstone o in un posto del genere. Andava in cerca di donne giovani. Frequentava le aree di sosta dei camion. Casey lavorava da Grindstone. Non  cos improbabile che sia andato l. Cio, lo so che cera qualche problema fra voi appena prima che Casey sparisse, per.
Sul serio?
Gi. Una piccola lite tra ragazze. Non te lo ricordi?
No.
Dana cerc di andare indietro con la memoria. Tutti i ricordi immediati di Casey erano felici: loro due che sorridevano e ridevano, si divertivano, si comportavano da ragazze.
Centrava John Villante, a quanto ricordo. Lui e Casey avevano rotto in malo modo; probabilmente lei sarebbe tornata di nuovo con lui. Di solito  su questo che litigavate tu e Casey. A proposito, Villante  di nuovo in citt. Lho incontrato ieri sera.
Lo so, disse Dana, assente, ancora cercando di recuperare quei ricordi.
Forse non ti ricordi che ci siamo lasciati quellestate, riflett Tim, lanciandole uno sguardo comicamente speranzoso. A me andrebbe bene.
Quello me lo ricordo, rispose Dana, senza alcuna considerazione per il suo ego.
Peccato. Finse disappunto, poi bevve un sorso di caff.
E comunque adesso non mi vorresti, mormor Dana. Non sono la ragazza che conoscevi.
Il vicesceriffo si appoggi con gli avambracci sul tavolo, si sporse in avanti e guard dritto dentro il nascondiglio nel cappuccio. Lei si sent intrappolata in fondo a una grotta senza vie di fuga.
Penso che sia ancora l da qualche parte, disse, con voce morbida.
Dana spinse via la sedia dal tavolo e si alz. No. Non c. Dovresti andartene adesso. Sono stanca.
Ok, be, comunque devo andare a lavoro. Si alz. Si frug in tasca alla ricerca del portafoglio, ne estrasse un biglietto da visita e lo mise sul tavolo.
Chiamami. Per qualsiasi motivo. Se hai qualcosa da dirmi, se vuoi solo parlare, o qualsiasi cosa. Mi dicono che non sono una brutta compagnia a cena.
Non esco pi molto, disse Dana mentre si dirigevano verso lingresso.
Non fa niente. Ricordo che abbiamo passato dei bei momenti senza fare quasi nulla. Sa Iddio se posso parlare abbastanza per tutte e due.
Parli molto. E io mi lascio sfuggire cose che non dovrei. Per qualcuno potrebbe essere divertente.
Lui si ferm sul gradino dingresso. Dana si tolse di tasca il cellulare e gli scatt una foto.
Aiuta la mia memoria, spieg.
Tim annu ma distolse lo sguardo, come se volesse nasconderle qualcosa sul suo viso, per esempio tristezza o piet.
So che le circostanze sono lontanissime da quelle che avremmo voluto, disse. Ma sono sul serio felice di riallacciare i rapporti, Dana. Eravamo buoni amici.  passato troppo tempo.
Grazie per i fiori.
Prego. Ti abbraccerei, ma so che non vuoi. Sono uno a cui piace farlo, se ricordi, quindi. Si indic le tempie e sorrise. Ti sto abbracciando col pensiero. Questa s che  bella. Visualizzalo se ti va.
Magari pi tardi, rispose, riuscendo a mostrargli un mezzo sorriso.
Bello vedere quel sorriso, mormor lui. Va a riposare. E chiudi la porta a chiave. Non  pi un posto sicuro come una volta.
No. A quanto pare non lo  mai stato.

13.

Accost la macchina di servizio al marciapiede in una zona gialla sulla curva vicino lingresso del pronto soccorso e parcheggi.
Il Regional Medical Center di Liddell aveva un nome pi lungo dello stabile. Faceva venire in mente un complesso dalla crescita disordinata, invece era un moderno e rispettabile piccolo ospedale che rispondeva alle esigenze di base in quella zona. Se dovevi toglierti lappendice, era il posto giusto. Se tua moglie stava per partorire, il reparto maternit era grazioso. Se ti spaccavano un labbro durante una rissa al bar, lo staff del pronto soccorso riusciva a ricucirti come si deve. A parte normali malattie e incidenti, tutti i casi pi gravi e rari venivano dirottati in una delle molte cliniche rinomate di Louisville raggiungibili con un breve viaggetto in elicottero o una corsa in ambulanza.
Ehi, vice Carver.
Ehi, Jeannine. Salut con la mano la rossa di mezza et bene in carne alla reception mentre entrava nel pronto soccorso.
Ti fermi a tenermi compagnia?
Mi farebbe piacere, ma temo di essere qui per lavoro, disse, tuttavia si avvicin al bancone. A lungo andare pagava sempre coltivare le amicizie in una piccola citt. Si faceva vedere spesso al pronto soccorso, per interrogare attaccabrighe ubriachi, vittime di overdose, di incidenti e simili. Per lui era essenziale trattare bene lo staff.
Jeannine Halston si accigli e si sporse verso di lui, le braccia sul bancone. Quella povera ragazza di ieri notte, disse, la voce ridotta a un bisbiglio cos da non essere udita dalla gente annoiata e a disagio seduta in sala daspetto. Ho sentito che lhanno malmenata di brutto. Kay ODell dice che sembra passata da cinque round con Floyd Mayweather.
Non sapevo che tu e Kay foste fan della boxe.
Avete dei sospettati?
Non posso dirtelo.
Non so dove avesse la testa, quando ha pensato di andarsene a casa a piedi a quellora. Dopo mezzanotte attorno al Grindstone non succede niente di buono. Prostitute che entrano ed escono dagli abitacoli dei camion. Spaccio nel parcheggio.
Tim inarc un sopracciglio. Sembra che potremmo nominare te vice, Jeannine. Sei ben aggiornata sulla criminalit della contea di Liddell.
Forse dovreste.
Puoi dirmi a che piano sta la mia vittima?
Secondo. Ho sentito che hai preso tu la chiamata. Ieri notte non ero di turno. Era messa male come dicono?
Non so cosa dicano, ma non esiste una bella aggressione, poco ma sicuro. Non importano le apparenze, per la vittima  sempre un male.
Lha visto in faccia? Lo conosceva?
Verr rivelato tutto a tempo debito, disse Carver, scostandosi dal bancone. E comunque  probabile che lo saprai prima di me. A dopo, Jeannine.
Prese le scale perch non voleva finire come luomo che se ne stava ritto alla postazione delle infermiere, a leggere corrucciato una cartella.
Maternit non  al terzo piano?, disse Tim, facendo locchiolino allinfermiera dietro il bancone. Oh, Walt, sei tu!.
Molto divertente, Carver, disse il detective. Per tua informazione la pancia  di famiglia.
Sono sicurissimo che una pancia del genere non  da tutti.
Tubman si batt una pacca sullo stomaco come fosse un cane fedele. Ci vuole una vita per arrivare a questi livelli, figliolo.
A cinquantanni suonati, Tubman sembrava un incrocio tra Teddy Roosevelt e un tricheco. Era entrato a far parte dellufficio dello sceriffo di Liddell pi o meno nello stesso periodo di Tim, in cerca di un posto meno frenetico dove ultimare la carriera.
Questa pancia  il risultato di anni desperienza nellarte culinaria del fritto e della pasticceria.
Bisogna che un uomo ricavi qualcosa di visibile dai suoi sforzi, disse Tim. Come sta la nostra vittima?
 rimasta sedata per la maggior parte del tempo oggi, ma Trish, qui, mi dice che adesso  abbastanza vigile.
Tra poco sar ora di darle gli antidolorifici, disse linfermiera. Dovreste parlarle adesso perch dopo quelli non sar in s.
E allora andiamo, disse Tim.
Linfermiera li precedette nella camera, parl sottovoce alla paziente, spiegando chi fossero quegli uomini e perch fossero l, poi scivol fuori in silenzio.
April Johnson era a letto semisdraiata. La sua testa assomigliava a un gigantesco pomodoro marcio: deformata, scolorita, trasudante qualcosa. Lavevano picchiata come un sacco da boxe in una palestra frequentata da gente con problemi di gestione della rabbia.
Era  o meglio, era stata  una bellezza comune. Giovane e non intelligentissima, aveva servito molte volte il caff a Tim da Grindstone. Tim pensava che ricevesse mance decenti solo perch aveva un bel corpicino e le piaceva flirtare un po in un modo dolce, innocente.
Ora non avrebbe flirtato con nessuno per un bel po. Anche una volta sbiaditi i lividi e sparito il gonfiore, ci sarebbero volute settimane per ricostruirle i denti.
Ehi, April!, esclam. Sono il vicesceriffo Carver.
Si present perch dubitava che riuscisse a vederlo bene con gli occhi neri gonfi e quasi chiusi.
Mi fa piacere vederti sveglia.
La notte prima, quando era arrivato sulla scena del crimine, lei continuava a perdere coscienza. Era una fortuna che lavessero trovata. Si pensava che laggressore lavesse seguita dallarea di sosta dei camion lungo un sentiero che tagliava per una zona boscosa e sboccava a circa tre isolati dal parcheggio per roulotte dove lei viveva. Quel sentiero era l da sempre. Da che Tim aveva memoria, gli adulti dicevano ai ragazzini di non prendere quella scorciatoia. E da allora e prima ancora, nessuno dava mai loro retta. Era la via pi breve tra due punti desiderati.
Laggressione era avvenuta a met del sentiero, l dove la luce del parcheggio da un lato e della strada dallaltro era diffusa ma fioca, il vago chiarore grigiastro di un brutto sogno. Niente testimoni, insomma.
April era stata aggredita prima sul sentiero, poi trascinata dietro fitti arbusti di mirtilli, dove laggressore laveva violentata. Laveva lasciata l, bocconi tra la polvere e il terriccio. Lei si era trascinata di nuovo verso il parcheggio del Grindstone, senza riuscire ad arrivare a destinazione. Se non fosse stato per un camionista troppo pigro per arrivare fino alledificio e usare il bagno, probabilmente sarebbe rimasta l tutta la notte. April Johnson doveva la vita a un tizio che aveva deciso di farla nei boschi dietro il suo grosso autotreno.
La ragazza non reag.
April, il detective Tubman e io dovremmo farti qualche domanda. Pensi di poterci rispondere?.
Sospir. F-faccio fa-ti-ca a p-par-la-re, disse, le parole a malapena comprensibili. La mascella non si muoveva. Il suono doveva farsi strada tra denti spezzati e labbra gonfie, uscendo in un sussurro umido che costrinse Tim a chinarsi per udire.
Cercheremo di limitarci a domande che prevedono un s o un no come risposta. Se non riesci a parlare, fa un gesto con la mano. Pollice in su per dire s. Cos.
April, hai visto luomo che ti ha fatto questo?, domand Tubman.
Nnn-o-o. B-uio. Mmmm-asch-era.
Indossava una maschera?. Tubman prese appunti su un taccuino. Un passamontagna?
Mi-mi-mime.
Mimetica?
S-s.
Era grosso?, chiese Tim. Alto?.
April fece un gesto impaziente con la mano, attirando lattenzione sui graffi rosso vivo che i rovi le avevano inciso sulla pelle mentre strisciava e arrancava in cerca di aiuto. Era pi resistente di quanto Tim avrebbe pensato. Non si poteva mai dire, di nessuno, finch non veniva messo alla prova.
Era pi grosso di te?.
Lei sollev il pollice.
Era robusto? Aveva un grosso pancione come il detective Tubman qui?
Nnn-no.
Ti ha detto qualcosa prima o durante laggressione?, domand Tubman.
Nnn-nooo. Mi ha p-picchia-ta e b-basta.
Potrebbe essere qualcuno che conosci, April?, chiese Tim. Qualcuno arrabbiato con te?
P-p-p-erch? Chi s-sssarebbe ca-capa-ce No.
Puoi dirci qualcosa di lui, April?, riprese Tubman. Qualsiasi cosa.
La ragazza rimase in silenzio cos a lungo che Tim pens che fosse svenuta o morta. Finalmente prese un profondo respiro e disse: Cos f-forte Arrabbiato. Tanto tanto arra-bbiato.
Poi si mise a piangere, un suono strano, lieve, miagolante, pietoso e innaturale insieme. La mano graffi il letto, stringendo nel pugno il lenzuolo bianco.
Male, disse in un gemito. Fa male.
La porta si apr e linfermiera sinfil di nuovo nella stanza, trascinando un carrello carico di medicinali.
Tim e Tubman tornarono in corridoio. Tubman scribacchi sul taccuino mentre aspettavano lascensore. Tim teneva le mani appoggiate al cinturone.
Quindi  stata aggredita da un tizio arrabbiato, corporatura normale, con passamontagna. Restringe il cerchio.
Un passamontagna mimetico, assent Tim.
Quindi stiamo cercando un cacciatore di tacchini O chiunque usi un catalogo di caccia e pesca simile. Abbiamo rintracciato quasi tutti i presenti da Grindstone ieri notte. La gente ricorda di aver visto April andarsene dopo aver salutato. Nessuno ha visto qualcuno seguirla fuori.
Quindi era nel parcheggio.
O sapeva che avrebbe fatto quel tragitto a quellora e le ha teso unimboscata.
Lascensore si apr e ne uscirono due tarchiate signore di mezza et in tute sportive color pastello, una con un mazzo di fiori, laltra con la borsa dei ferri da calza. Erano venute in visita a un caro ammalato, o forse erano imparentate con April Johnson, e si sarebbero sedute nella sua camera a guardare quiz televisivi, e chiacchierare del pi e del meno, fingendo che fosse tutto normale mentre April respirava attraverso i denti spezzati.
Quindi non  stato un caso; laveva presa di mira, disse Tim mentre entravano in ascensore e le porte si chiudevano dietro di loro. E dunque la conosceva.
Indossava un passamontagna. Forse per non farsi riconoscere.
Il passamontagna  uno standard dello stupratore medio.
Forse, concesse Tubman, ma penso che sapesse che April Johnson avrebbe preso quel sentiero. E penso che devi essere uno del posto per conoscere quella strada.
Quindi  qualcuno che ce lha con April. Perch?  una ragazza dolce. Non molto intelligente, ma non il tipo che fa girare le scatole alla gente.
Corteggiatore rifiutato?
 da un pezzo che se la intende con Tommy Lynn Puckett, il cui culo inutile adesso  seduto nella nostra bella prigione per guida senza patente.
Tommy Lynn ha qualche nemico che potrebbe voler sfogare la frustrazione sulla sua ragazza?.
Tim si strinse nelle spalle. A parte April, non credo ci sia una sola persona in tutta la contea di Liddell  o nel mondo, in effetti  a cui freghi un cazzo di Tommy Lynn Puckett, inclusa sua madre.
Scesero al primo piano e Tubman devi verso i distributori automatici in fondo al corridoio di fronte alla sala daspetto.
Eri di pattuglia ieri notte, disse, infilando un paio di banconote nella macchina e schiacciando i bottoni per il cappuccino. Niente di strano?.
Tim scosse la testa. No. Non proprio. Ho sentito che c stato un circo mediatico davanti casa del senatore Mercer a Bridlewood. Sai, per il ritorno di Dana Nolan. Ma non ero da quelle parti.
Lho visto al telegiornale. Tubman assaggi la bevanda e fece una smorfia, anche se non era chiaro se fosse per il sapore o per il ricordo. Quella poverina sembra una comparsa diTheWalking Dead.
 dura vedere come lhanno ridotta, ammise Tim. Dana era una bella ragazza, mai un capello fuori posto. Nella sua vita era sempre tutto ben organizzato. Decideva un obiettivo e formulava un piano, poi spuntava una voce dietro laltra fino a ottenere quello che voleva. Mai una deviazione. Immagino che potresti definirla rigida, ma  arrivata dove voleva.
Sembra una stronza.
No, no. Era la persona pi dolce del mondo. A meno che non le creassi casini, allora s, tagliava via la gente come un arto in cancrena, eccome. Boom! In un attimo. Finito.
Parla la voce dellesperienza?
Io? No. Tim parve pensieroso. Ci siamo lasciati perch era arrivato il momento; tutto qui. Dovevamo prendere le nostre strade, poi, in fondo, eravamo ragazzini. Chi  che passa la vita con la fidanzatina del liceo?
Circa i due terzi della gente di qui.
Be, Dana e io eravamo destinati a qualcosa di meglio.
Eppure, eccovi qui, osserv Tubman.
Tim fece spallucce. La vita a volte fa giochi strani. Oggi mi sono fermato da lei e le ho chiesto di Doc Holiday. Se si ricordasse di averlo visto ai tempi in cui scomparve Casey Grant.
E?.
Scosse la testa. Dice di non ricordare niente di ci che le  successo, non si ricorda che aspetto avesse il tizio. Non vuole.
Nemmeno se pu aiutare nel caso della sua amica?
Pu davvero? Casey se n andata. Se lha presa lui,  morta e sepolta. In ogni caso, non la riavremo indietro.
Ma potremmo avere una traccia.
Che ci porta a un uomo morto.
Daccordo, disse Tubman. In effetti, sarebbe il migliore dei mondi possibili se potessimo collegare la vittima a un serial killer noto che adesso  morto. Lo Stato non dovrebbe nemmeno sostenere le spese di un processo. Sarebbe giustizia virtuale.
Per te il migliore dei mondi possibili  collegare unadolescente a un serial killer? Che freddezza.
Non glielo auguro di certo. Si fa per dire. Se  morta,  morta. Mi piacerebbe chiudere il caso, ecco tutto.
Be, dovrai farcela senza Dana Nolan. A meno che io non riesca ad ammorbidirla.
Tubman sorrise e gli diede una pacca sulla spalla. Ho fiducia in te, mio giovane e affascinante amico.
Tim sorrise. Spero tu sia bravo ad aspettare. Oggi mi ha praticamente buttato fuori di casa solo per aver tirato fuori largomento. Non credo che cambier atteggiamento tanto presto. Nel frattempo, per, ieri sera ho visto qualcuno con cui forse vuoi fare due chiacchiere.
Chi?
John Villante. Era il fidanzato di Casey Grant. Non lo vedevo da quellestate. Mi dissero che si era arruolato nellesercito, ma  tornato. Fa il fattorino per la pizzeria Anthonys. Ieri notte lho incontrato per caso vicino al parco nazionale, seduto nel parcheggio dei magazzini di manutenzione. Ha detto che non stava facendo niente, solo riordinando le idee, ma sia tu che io sappiamo cosa succede l dietro.
Rinfrescami la memoria.  schedato?
Cazzate giovanili quando eravamo ragazzi. Da allora non so. Come ho detto, ero rimasto che si era arruolato.
Droga?
Per quel che ricordo gli piaceva fumare un po derba, ma non so che altro. Posso dirti che aveva poca pazienza e il pugno facile. Sono sicuro che hai letto nel fascicolo che il detective Hardy lo considerava un sospettato per la sparizione di Casey, ma non ne  mai venuto fuori nulla. Hai letto il fascicolo, giusto?.
Tubman fece una faccia strana, come se stesse scorreggiando. Gi. Una sparizione di sette anni fa senza vittima n prove? Minteressa. Dimmi di pi.
Be, John Villante era lindagato chiave. Ora  di nuovo in citt e una ragazza viene stuprata e picchiata.
Era violento con la Grant?
Non lho mai vista con lividi, ma avevano una di quelle relazioni a corrente alternata. Si erano mollati poco prima che lei scomparisse.
Perch?.
Tim scroll le spalle. Non ne sono al corrente. Dana e io non stavamo pi insieme ed ero indaffarato con altre cose. Ricordo per che Dana era stufa di quella sceneggiata infinita. Casey e John si lasciavano. Casey correva a piangere sulla spalla di Dana. Dana deve averle detto cento volte di mollare quello sfigato, ma Casey lo riprendeva sempre. Avevano una specie di sindrome di Romeo e Giulietta. Amanti con destini avversi. Lei lavrebbe salvato da, si strinse nelle spalle, alla ricerca di cosa avrebbe avuto senso per una diciottenne, il modo in cui era cresciuto, il suo carattere, il suo boh.
Vuoi dire che le famiglie non andavano daccordo?
Alla mamma di Casey John non piaceva. E nessuno va daccordo con il suo vecchio. Mack Villante  il pi ostinato, maligno, insopportabile figlio di puttana che potresti incontrare.  stato ospite del tribunale distrettuale un bel po di volte. Probabilmente avrebbe una lista di precedenti lunga quanto il mio braccio se la gente non avesse avuto troppa paura di lui per denunciarlo.
Quindi forse la mela non  caduta tanto lontana dallalbero, disse Tubman. Ingoll quel che restava nel bicchiere e lo gett nella spazzatura. Vedi se riesci a far venire John Villante per fare due chiacchiere.

14.

Sembravano cos giovani nelle foto. Dana sfogliava le pagine dellannuario, leggendo ci che i compagni di classe avevano scritto nel loro addio allinfanzia. Le solite sciocchezze sdolcinate da adolescenti: Non ti dimenticher mai! Gli anni qui per sempre con noi! Migliori Amiche Per Sempre! Forza!.
Riposata dopo un breve sonnellino, aveva preso il libro dallo scaffale e si era puntellata su dei cuscini per una gita lungo il fiume dei ricordi, sperando che la memoria partecipasse. Smoking la raggiunse sul letto, appallottolandosi in un groviglio di pelo e fusa contro uno dei mucchi di vestiti di cui Dana doveva ancora occuparsi. Lannuario sembrava una scelta migliore dellorganizzare larmadio, nonostante quel che aveva detto la dottoressa Burnette sul fissare come obiettivo il riordino di quella roba.
Lanno del diploma di Dana cerano 173 ragazzi. Dana pens che, se non ci fossero stati i nomi stampati sotto le foto, a prima vista non avrebbe potuto riconoscerne pi di una dozzina. Le facce erano familiari. Le foto che le collocavano in un contesto segnalando attivit come le cheerleader, il giornalino scolastico e la squadra dellannuario aiutavano a smuovere i ricordi. Una volta che uno era emerso, ne seguivano altri con gli stessi personaggi.
Conosceva molta gente a scuola, ma aveva solo pochi veri amici. Era sempre stata una creatura da piani e liste e obiettivi. Un tot di tempo da dedicare allo studio, un tot ai club, un tot alle attivit extracurriculari, un tot alle amicizie. Bisognava mantenere lequilibrio cos da raggiungere il grado di successo desiderato in ciascuna area.
Per lei non aveva senso cercare di aggregarsi a un branco di ragazzine. Aveva organizzato le amicizie in diversi livelli. Casey era la sua migliore amica. Nichole Findlay la seconda migliore amica, sua e di Casey. Poi venivano le ragazze e i ragazzi che aveva conosciuto condividendo materie e attivit, con cui era stata in termini amichevoli ma non intimi.
Mentre ripensava alla ragazza dallorganizzazione meticolosa che era stata, Dana provava un misto di familiarit e distanza. Considerava la Dana delle foto come qualcuno che un tempo conosceva piuttosto che qualcuno che era o era stata. Eppure, alcune foto riportavano in superficie ricordi e sentimenti forti che erano profondamente, veramente suoi.
Infilata tra le pagine cera una striscia di fototessere in bianco e nero di lei e Casey. Fianco a fianco, guancia a guancia, una chiara, laltra scura, sorridevano e ridevano, facevano smorfie e sberleffi allobiettivo. Fissando le fotografie, Dana sent aprirsi dentro di lei un senso di perdita abissale, e riusciva a vedersi, minuscola, sospesa sul bordo, pronta a cadere nel baratro di tristezza e nostalgia.
Mi manchi, Case, bisbigli alla ragazza con i capelli scuri. E lo sentiva, lo sentiva davvero, come un dolore opprimente nel petto. Le mancava lamica, la ragazza a cui non aveva pensato per mesi fino alla notte prima.
Tim aveva detto che lei e Casey non erano in buoni rapporti allepoca della sparizione. La rattristava pensare che avevano sprecato del tempo litigando, senza sapere che quello che avevano stava per finire. Un bisticcio sulla relazione di Casey con John Villante, aveva suggerito. Non era stato il primo diverbio su quel punto, ma sarebbe stato lultimo.
John era cupo, lunatico e ipersensibile. Non gli piacevano gli amici di Casey; cosa che, ovviamente, irritava Dana. Casey era stata la sua migliore amica da ben prima che volesse anche solo avvicinarsi ai maschi. E Dana si gloriava di essere unamica buona e leale. Ecco il vantaggio di avere pochi amici intimi invece che molti casuali: poter essere la migliore amica possibile. Chi era John Villante per criticarla? Che ne sapeva di come si comporta un buon amico? Lui non ne aveva nessuno tranne Casey.
Dana gir una pagina dellannuario, poi unaltra, esaminando le fotografie. John e Tim campioni di football, campioni di baseball. A volte andavano daccordo; a volte no. Cera una foto che ritraeva lei e Casey in uniforme da cheerleader. Casey sotto letichetta Miglior amica al mondo. Dana e Tim sotto il titolo a tutta pagina Nati per vincere. Lei e Tim agghindati come reali di ritorno in patria, e unaltra foto con le facce serie nella loro funzione di rappresentanti scolastici.
Smoking alz la testa e miagol qualche secondo prima che qualcuno bussasse alla porta. La madre fece capolino.
Pensavo dormissi ancora, disse, entrando. Ti sei riposata un po?
Certo, rispose. Non aveva voglia di raccontare che il sonno era stato costellato di ricordi frammentari e sogni come pezzi sparati a casaccio da unaltra dimensione. Tutti i cambiamenti degli ultimi due giorni, tutte le facce ricordate di recente, tutti i nuovi suggerimenti su quel che avrebbe dovuto fare e cosa poteva essere, tutto quello le stava sovraccaricando i circuiti cerebrali.
 stata una sorpresa rivedere Tim, disse la madre, sedendosi sul bordo del letto. Abbiamo semplicemente perso le tracce della sua famiglia, immagino. Non lo vedevi pi, e tutti e due siete andati a studiare fuori Avevo sentito che i suoi si stavano separando, ma Immagino che non ci fosse una ragione per tenersi in contatto.
Nemmeno io sono rimasta in contatto. Non credo che lui sia rimasto in contatto con me. Non mi ricordo che labbia fatto.
Non ci  rimasto molto bene, quando lhai lasciato. Immagino non abbia sentito il bisogno di mantenere i rapporti.
Dana si accigli. Ma saremmo andati via entrambi quellautunno. Sapevamo che doveva finire.
Almeno cos lei ricordava.
La madre prese una maglia dalla pila di vestiti e si mise a piegarla. I giovani uomini hanno lego delicato. Quellestate doveva essere il suo momento di gloria e tu glielhai un po rovinato lasciandolo proprio allora.
I maschi sono cos bambini, disse Dana; le parole avevano un suono strano, come se a pronunciarle fosse stata una versione molto pi giovane di se stessa. Dovevo forse essere la sua fidanzatina per tutta lestate e poi aspettare che mi lasciasse quando gli faceva pi comodo?  stupido. Ha sempre voluto che tutto partisse da lui.
Era un po pieno di s quella primavera, rievoc la madre. Ma ricordo anche che sapeva essere molto dolce e aveva un senso dellumorismo pazzesco. Ho sempre pensato che sarebbe andato lontano.
 andato lontano ed  tornato. Per me non ha senso. Non faceva che parlare della grandiosa carriera che laspettava nellesercito. Ricordi?.
Quellestate era stato a ogni parata nel raggio di ottanta chilometri. Il grande cadetto di West Point, portato in giro sul retro di una Cadillac con la capotta abbassata, che salutava la folla.
A volte i grandi piani si vedono meglio da una prospettiva pi ampia, disse la madre, piegando unaltra maglietta. Forse la realt di quella vita non andava bene per lui. Sono sicura che non  stato facile ammetterlo n accettarlo. Ma ha deciso che voleva tornare qui e fare la differenza. Mi piace cosa dice questo su di lui. La scomparsa di Casey lha spinto verso una carriera che ha a cuore. Ci si dedica con zelo ed  ambizioso. Non sembra che si sia accontentato. Ha solo fatto una scelta diversa.
Un sorriso malizioso le curv un angolo della bocca. Guard Dana con la coda dellocchio mentre sistemava le maglie in una pila ordinata. Ed  ancora un bel pezzo di ragazzo, nonostante i capelli pi radi.
Quindi sono sicura che ha tutte le ragazze che vuole, replic Dana, secca. Buon per lui.
Non intendevo questo. Ma non c ragione di non godere della sua amicizia o compagnia.  stato carino a venire qui per darti il bentornato.
Mamma, non cominciare. Davvero.
Siete stati amici per tanto tempo. Vi conoscete. State bene insieme. Per te sarebbe positivo riavere quellamicizia. Riusciva sempre a farti ridere. Mi piacerebbe sentirlo di nuovo.
Dana non disse nulla, ma prese una maglia e la pieg. Non aveva minimamente considerato lidea di avere una vita sociale di qualunque genere. Era concentrata su di s, sulla guarigione e la terapia e sul trovare qualcosa da fare della sua vita. Non aveva pensato agli amici, maschi o femmine. Non aveva pensato di riprendere i contatti con il mondo. Lidea la metteva a disagio. Non era pronta. Non era sicura che lo sarebbe mai stata.
 venuto per chiedermi di Doc Holiday. I fiori erano extra.
La schiena della madre si irrigid. Lespressione si indur. Che ha fatto?
Il suo lavoro.
Dana distric una felpa viola dal mucchio. Smoking si gir sulla schiena e prese a zampate i lacci bianchi del cappuccio che penzolavano.
Mi ha chiesto se ricordavo di averlo visto da queste parti prima che Casey sparisse. Si strinse nelle spalle. Non so che aspetto avesse. Non riesco a ricordarmelo. Non voglio ricordarmelo.
Non devi per forza. Io non voglio che ricordi.
Sei lunica, disse Dana, piegando la tuta e mettendola da parte. Prese dal mucchio dei suoi oggetti un sacchetto portagioie e se ne rovesci in grembo il contenuto.
Tim ha detto che Casey e io avevamo litigato prima che sparisse. Te lo ricordi?.
La fronte della madre si incresp nel tentativo di ricordare. Lisci la felpa che aveva sulle ginocchia e sospir. Le solite tragedie da adolescenti. Motivi ce nerano a iosa. Divisioni, riavvicinamenti. Non riuscivo a starvi dietro. Tu avevi lasciato Tim. Casey aveva sempre qualche problema con il fidanzato. Soffrivi perch Casey soffriva. O te la prendevi con Casey perch stava male. Ma non avete mai smesso di essere amiche. Casey rimase qui a dormire la notte prima di scomparire.
Dana cerc di liberare una collana dal groviglio di gioielli. Diverse catenine erano riuscite in qualche modo ad annodarsi insieme. Non riusciva a capire quale appartenesse a ciascuno dei ciondoli che spuntavano dal nodo come gli aculei elaborati di qualche fantastica creatura marina: una croce, un cuore, una farfalla, un fiore con una perlina al centro.
Ero fuori citt, prosegu la madre. Ero in Florida. Dovevano operare nonna. Ricordo Roger che si lamentava al telefono di non potercela fare con due adolescenti.
Roger  un coglione.
Dana!.
Be,  vero.
No invece, protest la madre. Non so da dove venga questa improvvisa ostilit.
Non credo che sia improvvisa. Credo solo che il mio autocontrollo non funzioni pi tanto bene.
Questo  sicuro. Forse la dottoressa Burnette pu aiutarti. Vedi se pu fare qualcosa anche per questo improvviso turpiloquio.
Non credo che potr aiutarmi in questo senso, disse Dana, continuando ad armeggiare con le collane.
Quella con la croce era stata un regalo per la cresima quando aveva quattordici anni. Il cuore era un regalo di Casey. Il fiore con la perla era della bisnonna paterna. La farfalla La farfalla non la riconosceva.
Cerc di separare le collane con la punta delle dita, di allentare qualcosa in un unico filo riconoscibile; un compito non molto diverso dal tentativo di dare un senso al groviglio di ricordi e pensieri nella sua testa.
Che casino, disse la madre. Allung una mano. Aspetta, te le reggo mentre le districhi.
Dana moll la pallottola di catenelle nel palmo della madre e us entrambe le mani per armeggiare con le collane, riuscendo a liberare la farfalla. La tenne controluce e studi il pendente, unelaborata filigrana dargento.
 bellissima. Dove lhai presa?
Non lo so, mormor Dana, fissando, con uno strano senso di apprensione, il ciondolo che girava nella luce. Non ricordo di averla mai avuta.
La madre cincischi con un capo della catenella.  rotta. Vedi la chiusura?.
Dana lesamin. Era al suo posto e ben chiusa, ma quattro centimetri al di sotto la catenella era spezzata. Guardando con pi attenzione, si accorse che gli anelli non erano stati strappati, ma tagliati.
Era nella busta. Ricordo che era nella busta con i tuoi effetti allospedale. Probabilmente la indossavi quando ti hanno trovata. Di sicuro hanno tagliato la catenella al pronto soccorso quella notte.
Dana chiuse il pugno sulla farfalla, le punte delle minuscole ali le affondarono nel palmo e una bassa corrente di ansia le brulic dentro, anche se non sapeva perch. Apr la mano e guard i segni che attraversavano le linee sul palmo e si chiese se in qualche modo la collana avesse lasciato tracce simili sulla sua vita. Aveva significato qualcosa per lei? Qualcuno glielaveva data come segno daffetto o per celebrare unoccasione speciale, come le altre nel sacchetto? Erano tutte cose legate a dei ricordi.
Ma mentre posava la collana sul comodino, prov la sgradevole sensazione che, anche se avesse potuto, non avrebbe voluto ricordare.
Cosa credi che sia successo a Casey?, domand, riprendendo le altre collane annodate per liberare il cuoricino.
Non lo so. La madre si alz e port le maglie ripiegate nel guardaroba. Penso di voler credere che sia scappata. Nessuno ha mai trovato prove del contrario. Per il bene di sua madre, spero che sia successo questo.
Dana la segu nella spaziosa cabina armadio e la guard dividere le magliette dalle felpe e sistemarle con precisione sui ripiani.
Pensandoci bene, per, non augurerei a nessuno nemmeno questa incertezza.  una cosa terribile non sapere dov tua figlia.  viva? Sta soffrendo? I dubbi, le speculazioni   terribile. Non posso immaginare come sia vivere cos anno dopo anno. Non credo che potrei sopportarlo.
Preferiresti sapermi morta?
No! Certo che no!.
Dana fece spallucce. Lalternativa  quella.
Preferirei che non accadesse niente di male.
Ma  successo.  successo a Casey e a me. Strano, no?
 una terribile coincidenza.
O no. Se ci ha prese lo stesso uomo.
Non so perch facciamo questi discorsi, disse la madre, frustrata. Si volt e usc, allontanandosi dal problema. Lui  morto.  finita. Non vedo perch farsi domande.  ora di andare avanti, tutti quanti.
La mamma di Casey  andata avanti?, chiese Dana seguendola.
Non lo so. Non sento Caroline da anni. Si  trasferita alle Hawaii.
Ma eravate amiche.
Perch lo erano le nostre figlie. Raccolse una valigia vuota da terra, la poggi ai piedi del letto e chiuse la lampo, con movimenti rapidi ed efficienti. Dopo che te ne sei andata al college Era troppo difficile, ecco.
Dana si sedette accanto alla valigia. Troppo difficile per chi?
Per tutte e due. Ci che avevamo in comune eravate voi ragazze e le vostre attivit. E tutto dun tratto io avevo una figlia e Caroline no. Era troppo difficile per entrambe.
Ti sentivi in colpa?, chiese Dana, pi interessata a ricevere risposte alle proprie domande che al disagio che procuravano alla madre.
Certo che s. Io avevo la mia bellissima figlia, perfetta e brillante, e Caroline no. Come potevo non sentirmi in colpa?
Ma lhai abbandonata, disse Dana senza pensare.
Sembr che le avesse tirato uno schiaffo. No invece!.
Non volevi frequentarla perch ti sentivi in colpa, quindi hai smesso di esserle amica. Lhai appena detto.
Nemmeno lei voleva frequentare me, le fece notare la madre mentre portava la valigia nel guardaroba e la sistemava da una parte. E perch poi? Per vedersi ricordare quel che aveva perduto? Cercai di starle accanto nei primi mesi, ma dicevo sempre la cosa sbagliata. Non sapevo mai come aiutarla. Stava attraversando qualcosa che non riuscivo nemmeno a immaginare.
Adesso s per.
S. Adesso s, bisbigli, tornando indietro e sedendosi accanto a Dana. E so che non avevo alcun modo per far sentire meglio Caroline, perch niente ti fa sentire meglio quando perdi un figlio. Non c niente che si possa dire o fare per renderlo accettabile o diminuirne la gravit. Niente. La gente cerca di confortarti o darti una sorta di spiegazione divina per quel che sta succedendo, ma  inutile. Non c una spiegazione al male. Le cose brutte capitano. Senza una ragione. Dobbiamo affrontarle meglio che possiamo. Non aiuta avere qualcuno che cerca di dirti che esiste una specie di disegno superiore. Perch dire una cosa simile a un genitore?
Non lo so. Forse se il disegno riguarda qualcun altro li fa sentire come se non potesse capitare a loro.
Forse.
Non lhai pensato quando Casey  scomparsa? Meglio a lei che a me? Non lo pensano tutti quando assistono a una tragedia?.
La madre la guard a lungo, metabolizzando quel pensiero. Allung una mano e le accarezz i capelli corti come se se stesse impartendo una benedizione.
Tutti tranne una madre, disse dolcemente, con le lacrime che le annebbiavano lo sguardo. Meglio a me che a te, piccola. Non c niente in questo mondo o in qualsiasi altro da cui non ti proteggerei se potessi. Se solo avessimo scelta.
Solo il cattivo sceglie, disse Dana. Noialtri siamo tutti pezzi sulla sua scacchiera.
Non pi. Non pi, sussurr la madre e scosse la testa. Mai pi.
Ma anche mentre Lynda lattirava a s e labbracciava stretta, Dana sapeva che non poteva mantenere quella promessa. Il mondo era pieno di gente con cattive intenzioni. La madre voleva ignorare quel dato di fatto. Voleva credere che una volta che il male aveva toccato le loro vite ed erano riuscite a sopravvivere, sarebbero diventate immuni, come se fossero sopravvissute a una malattia e avessero sviluppato gli anticorpi contro una ricaduta.
Dana sapeva che non era vero. Riusciva ancora a immaginare il residuo oleoso del male sulla sua pelle. Ne sentiva ancora lodore nei sogni. Lo percepiva ancora appostato nellombra mentre il giorno sbiadiva al di l della finestra. Sentiva ancora il richiamo della sua energia che la sfidava a combattere o fuggire.
Non voleva che la toccasse. Non voleva avvicinarsi. Eppure, allo stesso tempo, continuava a vedere il volto di Casey in quel sogno orribile, che la guardava, che la scherniva.
Avresti dovuto aspettartelo Sono morta invano Sono morta quanto te.
Chiuse gli occhi e vide il neonato coperto di sangue che la guardava con il suo stesso volto. Che significava? Che era diventata quel che era a spese di Casey? Che aveva perseguito una carriera e raggiunto il successo a causa di quel che era accaduto allamica? Le sofferenze subite per mano di Doc Holiday erano una sorta di vendetta? O scoprire la verit su quel che era successo a Casey era la sua possibilit di redenzione?
Era una sfida che non si sentiva abbastanza forte da accettare. Ma, anche mentre si nascondeva nel rifugio delle braccia materne, provava la terribile sensazione che fosse una sfida che non poteva rifiutare.

15.

A Shelby Mills, se un uomo voleva un lavoro pagato in contanti da persone che non facevano troppe domande, andava allarea di sosta dei camion vicino allinterstatale e restava nei paraggi del parcheggio a ovest del Silvas Garage. George Silva, un uomo che si era fatto una vita partendo dalla feccia, lasciava che i lavoratori a giornata si radunassero l attorno ai tavoli da picnic che i suoi meccanici usavano durante la pausa. Lunica regola era che nessuno creasse problemi.
Di primo mattino e a fine giornata, qualcuno sarebbe venuto in cerca di mano dopera. Il lavoro offerto era semplice fatica manuale: scavare fossati e sollevare pesi, lavori nei campi e simili. Poteva durare un giorno o una settimana o finch non si finiva di raccogliere le mele di un frutteto. Di solito si trattava di quel genere di lavoro che non richiedeva molto pi che una schiena forte. Quel genere di lavoro che non richiedeva capacit di rapportarsi con il pubblico, tanto meno di parlare inglese. Niente sussidi e niente ritenuta fiscale. Si pagava in contanti sullunghia.
La maggior parte degli uomini che comparivano in quel punto erano ispanici dallidentit dubbia. O erano persone del posto che se la stavano passando un po male, magari appena uscite di galera per reati minori, o tizi che ogni tanto bevevano troppo e avevano bisogno di un lavoro tra una bisboccia e laltra.
John si un a loro, riluttante, a giorno inoltrato. Non credeva affatto che Tony Tarantino sarebbe venuto a offrirgli un altro lavoro. Avrebbe richiesto uno sforzo da parte di Tony qualcosa che Paula avrebbe represso e schiacciato come un insetto. E visto come portava in giro le palle di Tony in un minuscolo barattolo nella borsetta, la storia finiva l.
John ferm il pick-up sotto gli alberi a unestremit del parcheggio e and a sedersi sul portellone posteriore, tenendosi alla larga dai tavoli da picnic e dagli altri. Non era in cerca di solidariet o commiserazione. Non voleva attirare lattenzione o incoraggiare conversazioni. Si tir il berretto sugli occhi e incurv le spalle incassando la testa, le mani affondate nelle tasche della giacca.
Mentre aspettava, lansia gli si agitava nella pancia. Da dovera seduto vedeva il Chevy Avalanche nero del padre parcheggiato nella fila di macchine accanto allautofficina. Il vecchio faceva il meccanico per Silva. Avrebbe staccato tra le quattro e le cinque, poi sarebbe andato al bar dallaltra parte della strada a bere whisky e birra fino a sentirsi in forma e cattivo. A un certo punto della serata sarebbe tornato allarea di sosta ed entrato da Grindstone per la cena e una fetta di torta.
John non voleva che il padre lo vedesse l. Non voleva dover sentire il vecchio che esultava perch lavevano licenziato da Anthonys. Non aveva bisogno di sentire Te lavevo detto e altre stronzate. Suo padre gli dava del fallito da una vita. Lo irritava fuori misura che ogni tanto quello sporco bastardo finisse per avere ragione.
In quel preciso momento era uno sfigato. Era un fallito. Il padre lo considerava un rinunciatario, ma non lo era mai stato. Era la gente che lo mollava, non il contrario. Era sempre stato cos. La madre laveva mollato. Gli insegnanti lavevano mollato, cos pure Casey e lesercito stesso. Ma eccolo l, che ci riprovava.
Mezza dozzina di ispanici era riunita attorno a uno dei tavoli. Uno aveva portato una radio tascabile che suonava qualche polka messicana mentre gli uomini chiacchieravano e ridevano. Dopo qualche sguardo iniziale, non badarono pi a John.
Controll lorologio e si ingobb un po di pi nel colletto sollevato del giaccone. Quattro e quarantasette. Iniziava a uscire gente alla spicciolata dalla bocca dellofficina. Sentiva la voce del suo vecchio fin da l  non le parole, ma il tono  e poi molti uomini che ridevano.
John desider con tutte le sue forze che non guardasse da quella parte, come se potesse servire a qualcosa. Non era in vena di beccarsi merda dal padre. La sola possibilit gli faceva ribollire il sangue. Il cervello corse avanti, visualizz il peggior scenario possibile: Mack che lo vedeva, andava dritto verso di lui, rideva forte, diceva a tutti quelli a portata dorecchio che se lera aspettato, che quel perdente di suo figlio aveva perso il lavoro. Avrebbe continuato dicendo che John era un tale sfigato da non riuscire nemmeno a consegnare la pizza. Ed eccolo, a elemosinare i lavori di merda che di solito si propinavano a clandestini del cazzo.
Ascoltando nella testa la filippica razzista e piena dodio del padre, John avvertiva la pressione montare nella sua mente fino a non sentire pi nulla, fino ad avere lampi rossi davanti agli occhi. Si vide correre addosso al vecchio. Sentiva la tensione nellavambraccio mentre caricava il pugno e lo slancio nello scagliarlo come una pietra lanciata da una catapulta. Sentiva il dolore dolce riverberare su per il braccio fino alla spalla quando le nocche impattavano con il naso del vecchio.
Sapeva che una volta cominciato, una volta spalancate le porte allodio, non sarebbe riuscito a fermarsi. Avrebbe continuato a colpirlo e colpirlo e colpirlo finch non lavessero tirato via. E avrebbe desiderato con tutto il cuore che non accadesse finch quel figlio di puttana non fosse annegato nel proprio sangue.
Il cuore gli batteva veloce. La visione si restringeva, concentrandosi sulluomo dallaltra parte del parcheggio. I pugni si serravano nelle tasche della giacca.
Se non avesse spezzato subito il filo di quei pensieri, sarebbe stato troppo tardi. Quel dato di fatto affond come un coltello nella foschia rovente della sua mente.
Non era sicuro che gli importasse.
Non era sicuro che non ne sarebbe valsa la pena.
E poi una portiera sbatt e una voce infantile mand in pezzi il battito pulsante nella testa.
Papi! Papi!.
Una bimba mora di cinque o sei anni corse da una vecchia Toyota verso i tavoli da picnic, il volto acceso di gioia nel precipitarsi verso il padre sorridente.
John scivol gi dal portellone e si diresse verso la parte anteriore del mezzo. Quellestremit dellarea di parcheggio era delimitata da un terreno boscoso che nessuno si preoccupava mai di ripulire, fatta eccezione per una pista che lattraversava, una scorciatoia per il quartiere pi vicino. Tre passi e sarebbe scomparso.
Sempre guardando verso il parcheggio, si inoltr fra gli alberi. Guard il padre salire sul pick-up, fare retromarcia e inversione. LAvalanche si ferm un istante, Mack Villante guard verso lauto del figlio. John trattenne il respiro, poi sospir quando il padre prosegu, diretto dallaltra parte della strada, pi interessato a prendersi da bere che a cosa potesse star facendo il figlio.
John lo guard allontanarsi e pens che doveva riuscire a raggranellare qualcosa. Doveva trovarsi un lavoro e risparmiare abbastanza da andarsene da Shelby Mills, da casa di suo padre. Non sentiva di avere un futuro, ma cazzo se era sicuro che non voleva continuare a vivere nel passato.
Qualcosa frusci nel sottobosco alle sue spalle e John si volt, abbassandosi sulle gambe, le braccia alzate, le mani davanti al volto, pronto a difendersi o attaccare a seconda della necessit. Esamin i dintorni da sinistra a destra e viceversa e non vide nessuno. Poi il sottobosco si mosse di nuovo a ore dieci, molto in basso, e lui abbass gli occhi.
Cera un cane sdraiato tra i cespugli a forse quattro metri e mezzo da lui, lo fissava; sembrava una specie di incrocio con un pastore tedesco, con il pelo scuro e folto e occhi luminosi.
John si accucci, gli occhi al cane, la mano tesa. Il cane abbass la testa e appiatt le orecchie. Le foglie frusciarono dietro di lui, come se stesse scodinzolando.
Non ti far del male, mormor John.
Il cane gua e si lament, ma rimase dovera. John fece un passo avanti e quello, tutto rannicchiato, arretr. Era giovane, o mezzo morto di fame, o entrambe le cose. Magro e con le costole in rilievo, i fianchi incavati. Bisognoso di cure, ma non disposto a fidarsi di chi avrebbe potuto offrirgliele.
So come ti senti, pens John, ma non tent di toccarlo di nuovo. Che cazzo ci faceva con un cane? Il suo vecchio non lavrebbe mai voluto in casa. John lo sapeva per cruda esperienza. Quandera piccolo aveva provato un paio di volte ad avere un animale domestico. Non si sarebbe permesso di ricordare quel che era successo. Poteva solo rammentare le emozioni legate a quei ricordi: dolore atroce, perdita, odio.
Volt le spalle al cane e torn verso il parcheggio.
Un furgone della Mercer-Nolan Landscaping Design era parcheggiato vicino ai tavoli da picnic. Ne usc un uomo nerboruto sui cinquantanni in jeans, camicia dordinanza e pesanti scarponi da lavoro. Gli ispanici gli si radunarono intorno.
Mi servono schiene forti per dei carichi pesanti, stava dicendo quando John sgomit per entrare nel gruppo. Luomo con la bambina in braccio tradusse in spagnolo per gli altri.
Il tizio della Mercer-Nolan scorse John. Aveva il nome ricamato sul taschino della camicia: Bill Kenny. Sai portare pesi, soldato?
S, signore.
Sei e quarantacinque del mattino. Ti prendiamo qui o puoi raggiungerci da Mercer-Nolan se sai dov.
S, signore, disse John. Grazie, signore.
Grazie per i servizi resi al Paese, disse Bill Kenny, tendendo la mano.
John esit un attimo, poi tir fuori la mano dalla giacca e la tese.
Bill Kenny si accigli alla vista delle nocche gonfie e piene di lividi e della carne tumefatta.
Fiss John con severit. Hai fatto a botte, figliolo?
No, signore.
Col cazzo. Riconosco un pugno pesto quando ne vedo uno.
John rimise la mano in tasca e incurv le spalle. Ho solo preso a pugni il sacco.
Non hai il buon senso di metterti i guantoni?
Non lho avuto.
Era chiaro che Kenny non gli credeva. John non aggiunse altro. La frustrazione era come un pugno in mezzo al petto, che continuava a pulsare. Che cazzo gliene importava a quello stronzo se a lui andava di sbattere le nocche contro un sacco o un muro di mattoni?
Non voglio attaccabrighe, lavvert Kenny.
No, signore. Non lo sono. Lo giuro, signore.
Kenny lo fiss a lungo, poi si gir verso il tizio che aveva tradotto e gli disse ci che aveva detto a John sullappuntamento del mattino, affermando che avrebbe preso tre dei sei uomini. Indic quelli che voleva.
Mentre parlava, una macchina dellufficio dello sceriffo svolt nel parcheggio e avanz lenta verso di loro. Gli ispanici si scambiarono sguardi inquieti. John tenne la testa bassa, lo sguardo incupito segu lauto che si fermava e il vicesceriffo che ne usciva. Tim Carver.
Qualche problema, vice?, domand Bill Kenny con una certa tensione nella voce, non apprezzando linterruzione e la minaccia implicita dellautorit. I capicantiere sceglievano lavoratori a giornata, legali e no, in quel parcheggio da anni. Usava cos. Nessuno si impicciava del sistema.
Niente affatto, disse Carver, avvicinandosi con i pollici infilati nel cinturone. Devo solo scambiare due parole con il signor Villante qui.
E perch?.
Carver sorrise. Non sono affari suoi.
Kenny si incup.  ricercato per qualcosa?
Non che io sappia.
No, signore, esclam John con vigore.
Devo solo fargli un paio di domande, disse Carver. John e io andavamo a scuola insieme. Questuomo era il miglior attaccante ala nel raggio di tre contee. Mani di burro e gambe da purosangue del Kentucky.
Bill Kenny parve ascoltare la storia con diffidenza, con le mani sui fianchi. Se sta per finire in prigione me lo dica adesso. Lho appena assunto per domani. Se deve portarselo via, dovr rimpiazzarlo subito.
Il cuore di John gli martell nel petto. Non osava guardare Tim Carver o Bill Kenny.
Non ce n alcun bisogno. Non ho intenzione di impedirle di assumere un veterano, signor Kenny. Soprattutto quando  probabile che lalternativa non possieda le credenziali adeguate, giusto? Assuma John, qui. Made in usa. E, se ricordo bene, lavora come uno stramaledetto mulo.
Guard John e accenn con la testa a un punto lontano dal gruppo. Vieni con me solo un momento, John. Ho bisogno di chiederti una cosa.
Mise una mano sulla spalla di John mentre si voltavano e si dirigevano verso il pick-up. John si spost di lato, sottraendosi abilmente al contatto.
Carver mise su unespressione impermalita. Che ne  del conforto del contatto umano?.
John decise di non rispondere. Si gir e fronteggi Carver, le mani in tasca, la spalla destra appoggiata alla fiancata, come avesse avuto bisogno di unancora.
Ho parlato con Tony Tarantino. Mi ha detto che hanno dovuto mandarti via.
John non disse nulla.
Il vecchio compagno di squadra scosse la testa. Te lavevo detto che tornare qui non era una buona idea, John.
Mi hai cercato per dirmi te lavevo detto?
No.
Come facevi a sapere dovero?.
Carver fece spallucce. Qui  dove gli uomini vengono quando non hanno alternative, quanto a lavoro. Apprezzo che tu ci abbia provato.
John non voleva pacche sulla spalla da lui, materiali o figurate. Gli faceva male la testa, un gigantesco senso di pressione che spingeva verso lesterno, come se allimprovviso il cranio fosse diventato troppo piccolo per il cervello. Gli premeva dietro gli occhi e alla base del collo.
Che vuoi da me?, domand.
Conosci una ragazza di nome April Johnson?
No.
Sicuro.
Lo disse come sapendo gi che la risposta era diversa da quella data. John cerc di riflettere. Era il nome di qualcuna con cui erano andati a scuola? Non aveva vita sociale allepoca. Non  che avesse una lunga lista di ragazze, o di amici di qualsiasi genere in effetti.
Fa la cameriera da Grindstone.
John si strinse nelle spalle. Forse. Non lo so.
No, te lo sto dicendo. Fa la cameriera da Grindstone. Mi dicono che ci vai molto spesso.
Chi te lha detto?
 vero?
Ci passo ogni tanto. Facevano caff forte e la torta era buona, ed era un posto economico in cui mangiare quando si stufava del cibo che rubacchiava da Anthonys.
April, riprese Carver. Ha circa diciannove anni, capelli scuri, bel fisico, abbastanza carina. Non te la ricordi?
Perch?
Dove sei andato ieri sera dopo il lavoro?
A casa.
Da solo?
Perch?
Ieri sera la signora Tarantino ti ha licenziato. Non posso fare a meno di pensare che fossi un po arrabbiato. O molto arrabbiato.
O mi dici di che cosa stiamo parlando, o abbiamo finito.
Non dovresti alzare la cresta con me, John. Sono la cosa pi simile a un amico che hai qui. Il detective che si occupa del caso vuole che ti porti alla centrale per linterrogatorio.
Quale caso?
April Johnson  stata aggredita ieri notte mentre prendeva una scorciatoia attraverso questi stessi boschi dopo il lavoro. Qualcuno lha ammazzata di botte e stuprata.
Il calore corse attraverso il corpo di John partendo dalla testa, gi per le braccia, gi per le gambe. Mi stai dando dello stupratore?.
Carver mise le mani avanti. Non ti sto accusando proprio di nulla, John. Ti ho solo chiesto doveri laltra notte.
La rabbia si sparse come fuoco lungo le terminazioni nervose. Rabbia e paura. Non era la prima volta che laccusavano di qualcosa. Sapeva come sarebbe andata. Lavrebbero trascinato nellufficio dello sceriffo, qualcuno avrebbe fatto una soffiata a un giornalista. Il passo successivo sarebbe stato linteresse frenetico dei media e poi il clamore pubblico.
A nessuno sarebbe importato che adesso era un eroe di guerra decorato. Per la gente che era l sette anni prima, era ancora il fidanzato di una ragazza scomparsa e mai pi rivista.
Una parte di lui avrebbe voluto scattare in avanti e buttare a terra Tim Carver, poi balzare sul pick-up e levarsi di mezzo da Shelby Mills, via dalla contea di Liddell, via dallIndiana.
Un basso ringhio risuon accanto a lui, distraendolo, e John abbass gli occhi alla propria sinistra. Il cucciolone era strisciato fuori dei boschi e gli si era messo affianco. Fissava Tim Carver senza battere le palpebre, i peli del collo ritti.
Carver lo guard, accigliato. Meglio se tieni sotto controllo il tuo cane.
Non  mio, disse John.
Davvero? Allora chiamo il canile perch vengano a prenderlo. Quellaffare sembra cattivo.
John fece un passo verso il cane e disse: Sparisci!.
Il cane arretr velocemente fino al limitare degli alberi e rimase l.
Non saprei. Secondo me forse  bravo a giudicare le persone.
Ah-ah. Rallegrati che abbiano mandato me, disse Carver. Un altro vice magari ti avrebbe caricato in macchina e avrebbe sparato a quel randagio. Ti sto dando una possibilit, John.
Una possibilit di fare cosa?
Di fare un passo avanti.
Non ci sono passi da fare, disse John. Non so niente di quella ragazza.
Estrasse le chiavi dalla tasca.
Gli occhi di Carver si appuntarono subito sulla mano ferita: le nocche rosse e gonfie, la carne lacerata.
Che ti sei fatto, John? Qualche round con un tronco?
Qualcosa del genere.
Stai per dirmi che dovrei vedere com conciato laltro?
Non cera nessun altro.
A me sembra che qualcuno sia stato pestato, poco ma sicuro. E ho una ragazza in ospedale che sembra aver combattuto un incontro di boxe con Mike Tyson.
Allora forse dovresti andarlo a cercare. Io non ho fatto niente di male.
Se  cos, allora non ti dispiacer se do unocchiata nellabitacolo.
S invece. Se vuoi guardare nel mio pick-up, procurati un mandato.
Questo atteggiamento non ti aiuter affatto, John.
John and sul retro e tir gi il portellone. Mentre si scostava, il cane si avvicin a investigare, annusando, poi salt sul pianale del pick-up.
Mi pareva avessi detto che non era tuo, disse Carver.
John chiuse il portellone. No, ma se  disposto a prendere le mie difese, io prender le sue.
Sei sempre stato leale.
Che era pi di quanto si potesse dire di Tim Carver, che aveva tradito di continuo Dana Nolan durante lultimo anno di scuola, pens John, ma non lo disse. Non erano affari suoi come Tim Carver definisse la lealt.
Posso andare?.
Carver aggrott le sopracciglia. Non posso assicurarti che il detective non ti cercher per questo caso.  lo stesso che lavora a quello di Casey Grant. Pensa che tu sia uno con cui dovrebbe parlare.
Ah davvero? E lidea come gli  venuta?.
John apr la portiera e sal. Carver si avvicin e rimase vicino allabitacolo, guardando dentro.
Non ho scritto io il libro di storia, John.  cos che stanno le cose. Puoi cooperare oppure no. Ti sto solo dando una dritta. Te la caveresti molto meglio se non rendessi tutto cos maledettamente difficile nella tua vita.
Gi, be, immagino di essere fatto cos, replic John. Chiuse la portiera e avvi il motore.
Come sempre, disse Tim Carver, scuotendo la testa. Come sempre.

16.

Sicura che non vuoi un passaggio in palestra?, chiese la madre di Dana. Frankie ha lezione fino alle nove; poi ti riporta a casa lei.
Non mi serve una babysitter, disse Dana, guardando la madre pescare un rossetto nella borsa e applicarlo, rivolta allo specchio nellingresso. Non ho otto anni.
Non penso che ti serva una babysitter, disse la madre, osservandola dallo specchio. Pensavo che forse potresti non sentirti a tuo agio a casa da sola.
Me la caver. Stai bene.
In un elegante completo blu navy cucito su misura e collana di perle, appariva conservatrice e professionale; avrebbe potuto essere lei la Mercer che partecipava alle elezioni. Si gir e sorrise.
Grazie, tesoro. Sai quanto odio queste cene politiche. Preferirei restare a casa con te. Potremmo fare i popcorn e guardare vecchi film.
Lynda?. La voce di Roger risuon dalla cima delle scale. Dove sono i miei gemelli?
Nella bustina del gioielliere sul tuo com! Li ho fatti aggiustare, ricordi?, grid di rimando. Guard Dana e alz gli occhi al cielo, come per dire: Uomini!.
Capito! Grazie!.
Riport lattenzione sulla figlia. Ci sono ancora gli ziti al forno di ieri sera nel frigo. Riscaldali al microonde. E c linsalata. Per favore ricordati di mangiare.
Lo far.
E non dimenticarti di prendere le medicine, disse, proprio mentre suonava il campanello.  probabile che sarai gi a letto quando torneremo. Queste cose vanno per le lunghe. Non vedo lora che la campagna finisca.
Dana si spost, fuori dalla visuale, mentre la madre apriva la porta.
Ciao Wesley. Lynda arretr per permettere al responsabile della campagna elettorale di Roger di entrare nellingresso. Ci farai da autista per la serata?
Immagino di s. Voglio ridiscutere alcune parti del discorso con Roger lungo la strada. Lopposizione sta cercando di nuovo di tirare in ballo i matrimoni gay.
Lanci unocchiata a Dana e le si avvicin con espressione seria e la mano tesa. Dana, sono Wesley Stevens. Non siamo stati presentati come si deve ieri.
Dana guard la mano tozza, e la tocc riluttante con la propria. Non si aspettava di ricevere la visita di estranei, quindi si era messa una maglia a maniche lunghe e adesso si sentiva nuda senza un cappuccio da poter sollevare per nascondersi.
Stevens indossava un abito scuro e una camicia bianca con una cravatta a righe da scuola privata. La giacca non voleva cader bene, troppo stretta sui bicipiti e larga alle spalle: una taglia che suggeriva si allenasse pi delluomo medio.
In effetti mi piacerebbe fare quattro chiacchiere con te, Dana, disse. Di sicuro Roger ti avr detto che siamo stati contattati da molti programmi di cronaca di prima serata interessati a te. Vogliono tutti occuparsi della tua storia. Potresti.
No, disse, Dana, ritirando di scatto la mano. Non pot resistere alla tentazione di asciugarsi il palmo sui jeans. Quelluomo aveva la mano appiccicaticcia e molle, e lidea di un estraneo che la toccava le faceva venire voglia di fare una doccia.
Stevens strinse i denti in un sorriso professionale. Sono sicuro che vorrai un po di tempo per riassestarti qui a casa, ma quando sarai pronta.
No.
La madre si interpose fra loro. Wesley, perch non metti in moto la macchina? Arriviamo subito.
Wesley alz gli occhi mentre Roger scendeva le scale in completo carbone e cravatta sangue di bue, la camicia candida in netto contrasto con labbronzatura. Aveva laria vincente e sicura. Non degn Dana di uno sguardo.
Wesley, hai portato gli appunti che abbiamo preso stamattina?
S, e ne ho presi altri.
Meglio se ci mettiamo in marcia, signora Mercer. Roger prese un soprabito dallarmadio in corridoio. Abbiamo una cena al pollo di gomma che ci aspetta coi nostri nomi sopra.
La madre di Dana la baci su una guancia e ripul il rossetto con il pollice. Chiama se hai bisogno di me. O chiama Frankie. Ti raggiunger in dieci minuti.
Me la caver, la rassicur Dana, seguendola alla porta.
Li guard fare retromarcia lungo il vialetto nel suv di Roger e allontanarsi. Felice che se ne fossero andati, chiuse la porta, gir la chiave e and in cucina a prepararsi la cena. Accese il forno, prese gli ziti dal frigo, ne mise un po su un piatto e li ficc nel microonde, poi si allontan e li dimentic fissando fuori dallampia finestra.
La sua mente era un caleidoscopio di ricordi che erano stati dissepolti il pomeriggio dopo la visita di Tim Carver. Ora che aveva aperto quelle porte, sembrava incapace di richiuderle. Volti, voci, sentimenti, immagini, suoni, tutto girava e vorticava.
Non voleva pensare alla sua storia, quella che Wesley Stevens avrebbe voluto presentare allAmerica in prima serata. Aveva passato gli ultimi nove mesi a viverla ogni istante di ogni giorno. Ora che aveva riscoperto il proprio passato, era quasi un sollievo concentrarsi sulla storia di Casey; un pensiero accompagnato da un miscuglio di emozioni che correvano lungo tutto lo spettro dal senso di colpa a quello del dovere. Almeno nella sua mente poteva spostare i riflettori da se stessa e puntarli sullamica, la cui storia era rimasta sopita per tutti quegli anni.
Sua madre aveva detto che Casey era rimasta a dormire da loro la notte prima di scomparire. Di sicuro avevano cenato a quello stesso tavolo. Dana vi si sedette e immagin loro due allestremit opposta, a mangiare, parlare e ridere. Dovevano aver passato il resto della serata di sotto nel soggiorno, a guardare film, intrecciarsi i capelli lun laltra, mettersi lo smalto a vicenda. Roger quella sera aveva parlato al telefono con la madre, dicendo che non poteva gestire due adolescenti. Qualsiasi discussione avessero avuto lei e Casey quellestate, non doveva essere poi cos grave.
Sembrava stupido che avessero litigato per i ragazzi delle loro vite quando le loro di vite erano pronte ad andare oltre Shelby Mills e i fidanzatini del liceo. Anche i ragazzi sarebbero andati avanti.
Sebbene Dana fosse sempre stata quella pi concentrata sui suoi obiettivi e la carriera, e Casey volesse soprattutto sistemarsi e avere una famiglia, avevano sempre parlato di andare al college insieme. Non vedevano lora di sfuggire alla vita di una piccola citt, di farsi nuovi amici, di vivere lesperienza del campus, di spiegare le ali e vivere avventure. Ma quellautunno Dana era partita da sola E si era fatta nuovi amici, si era immersa nella vita del campus e aveva spiegato le ali. E Casey era rimasta solo un ricordo. Sentiva palpabili e amari in bocca il senso di colpa e la vergogna che accompagnavano quel pensiero.
Dimentica del tutto della cena, usc dalla cucina e scese in camera sua e risvegli il computer agitando il mouse. La dottoressa Burnette voleva che prendesse una direzione e anche lei ne sentiva il bisogno. Voleva il conforto di un compito qualsiasi, qualcosa di diverso da s su cui concentrarsi. Fare ricerche su una storia era qualcosa che le era sempre riuscito bene. Scavare alla ricerca dei particolari e raccogliere fatti la faceva sentire come sulla via per raggiungere qualcosa, come un segugio che segue un odore. Se mai aveva avuto bisogno di provare un seppur minimo senso di realizzazione, era in quellistante.
Si sedette alla scrivania e recuper uno dei vecchi articoli di giornale sulla scomparsa di Casey, uno che aveva letto prima, esaminandolo alla ricerca del nome del detective che si occupava del caso: Dan Hardy. Era ritratto nella foto di una delle conferenze stampa, un uomo corpulento, tarchiato, con un cipiglio formidabile e baffi cespugliosi. Scorrendo larticolo, quel che Dana ricordava maggiormente di lui era che la intimidiva. Aveva un modo di guardare le persone che le faceva sentire in colpa per qualcosa anche se non avevano fatto nulla.
Tim aveva detto che Hardy era andato in pensione e il caso era passato a un altro detective dellufficio dello sceriffo. Ma, anche se adesso aveva lui tutti i documenti e i rapporti, Hardy era quello con ricordi di prima mano su quanto era successo.
Afferr il cellulare e rimase a fissarlo mentre cercava di radunare il coraggio O convincersi a cambiare idea. Quandera una reporter, le chiamate senza preavviso erano allordine del giorno, ma proprio mentre si connetteva al centralino e chiedeva il numero di Dan Hardy fu presa da un tremito nervoso cos violento da pensare che probabilmente se avesse risposto avrebbe riattaccato. Poi per ecco che il telefono allaltro capo della linea stava suonando, e dun tratto una voce bassa e burbera rispose: Hardy.
Dana deglut, sentendo allimprovviso la bocca asciutta come un deserto. Detective Hardy, mi chiamo Dana Nolan, esord. Aveva il cuore a mille. Non so se si ricord.
Mi ricordo di te. Sono pensionato, non rincitrullito.
Oh, bene, uhm, balbett, imbarazzata dal proprio nervosismo. Ho delle domande per lei. Sulla mia amica Casey. Casey Grant. La ragazza che.
So chi  Casey Grant. Hai delle domande. Spara, avanti!.
Oh Dio. Da dove cominciare? Ho difficolt a ricordare cosa sia successo a Casey, e.
Non sappiamo cosa sia successo a Casey.
Cio, non ho ricordi chiari su quanto  accaduto, si corresse Dana. Speravo che magari le andasse di parlare con me. O forse potrei rileggere la mia deposizione di allora.
Va bene. Vieni.
Oh. Ehm Uhm Grazie, disse, sorpresa che avesse accettato cos in fretta, quando sembrava una persona tanto sgradevole. Quando potrei.
Adesso. Stasera.
Ehm Uhm, balbett. Io pensavo tipo domani.
Domani non ci sar. Sono qui adesso. Vieni stasera.
Incapace di farfugliare una scusa, Dana scribacchi lindirizzo su un post-it rosa. Hardy riagganci prima che avesse la possibilit di ringraziarlo o fargli cambiare idea.
Mise da parte il telefono e fiss lindirizzo, con il cuore che batteva forte. Voleva che andasse a casa sua. Lidea le procur unondata di ansia non perch avesse paura di lui. Dan Hardy era  era stato  un fido ufficiale delle forze dellordine. Era rigido e incuteva timore, ma non pensava che le avrebbe fatto del male. Era arrivare da lui che le causava una fitta di panico nel petto.
Vederlo quella sera significava arrivare a casa sua. Non cera sua madre per accompagnarla. Frankie stava facendo lezione in palestra. Doveva andare adesso, prima di perdere il coraggio o cambiare idea, o che la madre potesse convincerla a non farlo.
Aveva discusso con lei sul fatto di poter andare in giro in macchina da sola. Aveva loccasione di usare la propria indipendenza e dimostrare di esserne capace. La sua macchina era in garage. Non la guidava dal giorno del rapimento. Ma aveva guidato quella della madre dallo studio della dottoressa fino a casa, e se lera cavata abbastanza bene. Non cera ragione di dubitare che riuscisse a raggiungere casa del detective Hardy a dieci minuti da l.
Prima di potersi dissuadere, inser lindirizzo sul navigatore del telefonino. Infil una felpa con cappuccio sulla maglia, afferr un taccuino e una penna dalla scrivania e si diresse in garage.
Sali le scale, gira a sinistra, attraversa la cucina, attraversa la lavanderia
Le sue chiavi erano appese con le altre accanto alla porta che metteva in comunicazione la lavanderia e il garage. Riconobbe la grande Hello Kitty di plastica bianca sul portachiavi. Lo afferr ed entr in garage; cerc e trov i pulsanti per aprire le porte.
La Mini Cooper verde scuro  regalo di laurea da parte di Roger e della madre  era nel posteggio pi lontano. Era passato cos tanto tempo dallultima volta che ci era entrata, che scivolare dietro il volante le diede una sensazione strana. Si prese un momento per controllare le spie e trovare laccensione. Avvi il motore e rimase l ad ascoltarne il ronzio.
Con il cuore che batteva un po troppo forte, accese il navigatore e si dispose a seguire le indicazioni vocali mentre usciva in retromarcia dal garage, piano piano. Non doveva fare altro, si disse, che seguire le istruzioni, e sarebbe arrivata a destinazione. Nessun problema.
In fondo alla strada. Gira a destra. Avanti per settecento metri. Gira a destra.
Era cos concentrata sul seguire gli ordini impartiti dalla voce femminile senza volto, che non si accorse di andare a circa trenta allora. Una macchina dietro di lei suon il clacson e la sorpass, lautomobilista le scocc unocchiataccia.
Dana mantenne lattenzione sulla strada. La voce eterea la stava mandando fuori citt invece che verso il centro. Non le piaceva. I lampioni finivano alla successiva svolta a sinistra. E allimprovviso non cera pi asfalto, niente pi quartieri ordinati, e stava guidando su e gi per le colline lungo una strada sterrata fiancheggiata da una fitta boscaglia su entrambi i lati, verso il fiume.
Con lansia che le si agitava nelle viscere, Dana inizi a mettere in discussione la propria impulsivit. Una cosa era perdersi in citt. Unaltra l fuori. Stava andando a casa di un ex detective dello sceriffo, ma il fatto che potesse fidarsi di lui non aveva importanza se poi prendeva la svolta sbagliata e finiva nel cortile isolato di uno spacciatore.
La gente viveva l per una ragione: non essere disturbata. In quelle zone di boschi selvaggi si coltivava marijuana. Accampamenti di caccia abbandonati a volte venivano occupati da spacciatori di metanfetamine come cucine allaperto. E poi cerano uomini che vivevano da soli per la semplice ragione che non era sicuro per gli altri vivere insieme a loro.
Lansia crebbe e si contorse e le gonfi la gola. I boschi sembravano allimprovviso incombere su di lei da entrambi i lati della strada, i rami degli alberi si sollevavano e allungavano come braccia ossute dalle dita scheletriche. Dana strinse il volante fino a sentire il sangue pulsare nelle mani. Gira, torna indietro, gira, torna indietro, quelle parole rimbalzavano ed echeggiavano nella sua testa.
Sobbalz quando la voce del navigatore disse: Tra quattrocento metri, girare a sinistra.
Unaltra svolta. Quante volte aveva gi svoltato? Quante a sinistra? Quante a destra? Che cazzo le era venuto in mente di andare l?
Ma, pur dubitando del proprio buon senso, gir a sinistra, come da istruzioni.
Sulla destra: arrivo, disse la voce, gradevole.
La modesta casa di tronchi di Dan Hardy era situata in una radura, una piccola oasi di calda luce che baluginava attraverso molte finestre. Il detective era in piedi sul portico anteriore come una sentinella, fiancheggiato da due cani enormi sullattenti.
Dana rimase seduta in macchina a guardare luomo e i cani e a desiderare di non essere mai andata l. Una volta cominciato, una volta scesa dallauto e avvicinato quelluomo, sentiva che non ci sarebbe stata alcuna possibilit di fuga.
Destinazione raggiunta, disse la voce del navigatore.
E poi eccola scendere, il blocco per appunti stretto al petto.
Le foto nei vecchi articoli di giornale, trovati online, mostravano Hardy come un uomo imponente, tozzo, con un viso talmente rubicondo che una bistecca sanguinolenta in pi gli avrebbe procurato un infarto coi fiocchi. Fermandosi ai piedi dei gradini, Dana si rese conto che luomo sul portico assomigliava ben poco a quello delle fotografie. Sulla sessantina, pesava almeno venti chili in meno, il volto era molto pi allungato e pallido sotto la lampadina gialla anti-zanzare. Quelluomo era calvo. I baffi erano simili, ma pesantemente spruzzati di grigio.
E se non fosse stata la persona giusta? E se non fosse stato il posto giusto? Non sarebbe stata la prima volta che il navigatore la portava allindirizzo sbagliato. E se si fosse messa in pericolo perch non si era presa il tempo di riflettere sulle diverse possibilit?
Rimase immobile mentre il cuore correva impazzito e il cervello veniva inondato da emozioni e confusione.
Sei nel posto giusto, fece lui, sulla stessa nota bassa e rude che ricordava al telefono. Sono un po cambiato dallultima volta che mi hai visto. Cancro, disse, a mo di spiegazione. Domani ho la chemio. Ecco perch dovevi venire stasera. Una volta che mi gonfiano di quella merda tossica, sono fuori combattimento per giorni. Entra.
Dana spost lo sguardo da Hardy a uno dei cani dallo sguardo di pietra e poi allaltro.
Non badare a loro. Hardy le tenne la porta aperta. Sono in servizio. C bisogno di un paio di cani come si deve qua fuori. I vicini lasciano un po a desiderare.
I cani la fissarono mentre saliva i gradini fino al portico ma non accennarono ad avvicinarsi. Mentre li superava, per, balzarono in piedi e si precipitarono gi, abbaiando come una cannonata.
Dana si lasci sfuggire uno strilletto involontario e corse in casa, andando a sbattere contro la schiena di Hardy. Lui si gir e lafferr per le spalle e lei si rese conto che, nonostante la perdita estrema di peso, era ancora un uomo grande, con ossa grandi, mani grandi che sembravano forti abbastanza da stritolarla come una lattina di gazzosa. La guard con gli occhi scuri e feroci e lei scatt allindietro, sottraendosi alla stretta e sbattendo la testa contro lo stipite della porta.
Mi dispiace. Mi dispiace, balbett, lottando per recuperare un minimo di controllo e reprimendo limpulso di balzare fuori della porta e tornarsene di corsa in macchina. Strinse forte il taccuino al petto come per impedire al cuore di uscirne.
Lespressione di Hardy non si addolc. Non fece alcuno sforzo per metterla a suo agio. La studi, lo sguardo duro la faceva sentire nuda e inerme. Dana si tir ulteriormente il cappuccio sul viso.
Sei venuta tu a cercarmi, le ricord. Non ti ho trascinata qui io.
S. La voce di Dana era troppo ansimante. Grazie per avermi ricevuta.
Anche per sfuggire al suo esame, volse lo sguardo attorno, esaminando lampio open space dellambiente principale. Un capo era occupato da un grande caminetto di pietra, con un trofeo di caccia, una testa di alce, appesa sopra la mensola. Le mura di tronchi erano adornate da animali di ogni specie: anatre, fagiani, cervi, antilopi, cinghiali. Tutti sembravano fissarla con gli stessi freddi occhi neri delluomo che li aveva uccisi.
A quel che ricordo tuo padre era cacciatore.
Conosceva mio padre?
Ho indagato sulla sua morte. Allepoca eri poco pi che una bambina.
 stato un incidente, disse Dana, a disagio. Perch coinvolsero i detective?
Solo perch qualcosa sembra un incidente non vuol dire che lo sia. Se un uomo finisce morto in fondo a un burrone, qualcuno far bene ad assicurarsi che non labbiano aiutato a cascarci.
Pensava che lavessero assassinato?.
Dana si sent come risucchiata in un universo parallelo. Era l per parlare di Casey. Non aveva mai messo in dubbio le circostanze della morte di suo padre. Non ricordava che qualcuno avesse mai suggerito che la sua morte non fosse un incidente.
Non cerano prove di azioni criminali, disse Hardy. Niente testimoni. Sembrava che si fosse semplicemente avvicinato troppo al ciglio del burrone e avesse perso lequilibrio. Era stato un autunno molto secco. Il terreno era duro; largilla friabile. Poggi la mano alla vita dei jeans cascanti e si strinse nelle spalle. Le cose brutte capitano. Direi che conosci il concetto a menadito. Se non allora, adesso s. Anche se lho sempre trovato strano, aggiunse. Non abbiamo mai trovato il cane. Che cazzo gli  successo?.
Dana non aveva una risposta. Il trauma di perdere il padre allepoca aveva avuto la precedenza su tutto, ma non era stata solo una bambina che aveva perso il padre; aveva perduto anche un animale domestico molto amato, il cane che le aveva dato una spalla su cui piangere per i piccoli dispiaceri dellinfanzia. Ricord che a un certo punto aveva chiesto alla madre che cosa ne fosse stato di Alce, e che Roger laveva sgridata perch pensava a quello stupido cane quando avevano appena perso suo padre, il marito di sua madre e il suo miglior amico e socio in affari.
Alla fine si era convenuto che il labrador doveva essere scappato quando il padre era caduto ed era rimasto ucciso. Alce era un cane bellissimo, grosso, palesemente di razza pura. Probabilmente qualcuno lo aveva raccolto per strada e tenuto, ignorando le medagliette attaccate al collare. Ma la domanda di Hardy proiettava una luce sinistra sulla sua scomparsa.
Hardy abbandon largomento e le fece strada lungo un breve corridoio buio, poi gir sulla destra entrando in un piccolo studio pieno zeppo di scatole, schedari, archivi, la custodia di un fucile, una scrivania, e un lungo tavolo pieghevole stracolmo di altre scatole e schedari. La parete dietro la scrivania offriva in bella mostra encomi incorniciati, certificati, diplomi: i resti e i ricordi di una lunga carriera nelle forze dellordine. Quella dietro il tavolo era coperta da una lavagna bianca. La lavagna era zeppa di foto e ritagli di giornale e di quelli che sembravano i farneticamenti di un matto.
A Dana occorse un momento per capire cosa stesse guardando. Mentre la comprensione si faceva strada in lei, lattravers un brivido, gi lungo la schiena, le braccia e le gambe, e una nausea improvvisa le afferr lo stomaco e sal fino in gola.
Gli occhi andarono alle fotografie. Troppe fotografie. Formali e non. In posa e spontanee. Casey nel ritratto del diploma. Casey in tenuta da cheerleader. Casey in pantaloncini, con in mano un cartello per un autolavaggio di beneficenza. Casey da bambina. Casey principessa del ballo di fine anno.
Un reliquiario per una ragazza scomparsa da sette anni, costruito da un uomo che non era pi detective.
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FINE Parte 1.